La Cina dopo il Congresso

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I nostri ascoltatori più fedeli sanno che c’è un appuntamento spesso evocato nelle nostre chiacchierate degli ultimi mesi, un evento così ben cerchiato in rosso sul calendario che neppure i martellanti sviluppi di altre notizie ci hanno mai fatto perdere di vista quella scadenza.
Ebbene, ci siamo.

Nei giorni scorsi si è consumato il grandioso rito liturgico con il quale il Partito Comunista Cinese, ogni cinque anni, celebra e definisce i propri assetti di potere e gli indirizzi di governo. Le autocrazie, i poteri totalitari chiusi al controllo esterno, impermeabili all’azione di sindacato delle opinioni pubbliche emanano un costante senso di oppressione, ma non si può negare esprimano anche un fascino perverso quando si tratta di decifrarne i riti sulfurei nei quali si sforzano di avvolgere e dissimulare l’eterno gioco del potere.

Cosi è da sempre per il Congresso del PCC, l’appuntamento politico più atteso in Cina. Oltre duemila delegati confluiscono al centro dell’Impero, a Pechino, e nel tempio rappresentato dalla grande Sala del Popolo disegnano (anzi, i più ascoltano) “le magnifiche sorti e progressive “del Dragone, ma soprattutto inscenano la crudele partita delle purghe e delle promozioni relative al ristrettissimo novero degli slot chiave del sistema politico cinese.

Questa volta, poi, l’attesa era carica di significati ulteriori. Da un lato, infatti, il Congresso era chiamato a vivere e a sancire uno dei momenti di più eclatante torsione e contraddizione di un regime che si vuole collettivista: la concessione di un inedito storico terzo mandato da segretario generale al leader Xi Jinping, rielezione che lo trasfigura in una sorta di Imperatore, di certo la guida del paese più potente dai tempi di Mao.

Dall’altro lato, le assise di Pechino erano attese quest’anno come una sorta di momento di scongelamento di una Cina, culla del Covid, che appare da inizio pandemia come ibernata tra continui lockdown ed un’economia per la prima volta stagnante.

Proprio a quest’ultimo aspetto avevamo da tempo lo sguardo fisso qui ad “Economia per tutti”. Dunque, look da cinesi per aiutarci a pensare come loro (vaste programme, lo sappiamo) ed edizione speciale tutta “inclinata” verso Pechino.

Cosa è emerso dal Congresso? Dove va il gigante cinese?

Le risposte sono in fieri, ovvio, ma noi abbiamo cominciato a raccontarvi e proporvi una manciata di ipotetiche risposte.

Dalla politica estera, dove tanti si aspettano l’avvio di una vera mediazione sul conflitto ucraino, mentre la prima, insidiosa mossa pare piuttosto quella dell’allargamento del gruppo dei BRICS e della sua trasformazione in una sorte di potente OPEC delle materie prime, a guida ovviamente cinese, al rebus dell’economia, intrecciato a doppio filo con la politica del “Covid zero”.

Cosa si cela dietro la sempre più marcata avarizia cinese nel fornire dati sulla propria economia? Un forte rallentamento, certo, al quale, però, il Congresso fornisce a posteriori spiegazione e copertura ideologica: la prima priorità di una Cina sempre più arroccata e chiusa non è più la crescita, ma la sicurezza nazionale.

Copertura alla politica del Covid zero, certo, e ai trade off economici che sta comportando, ma soprattutto all’uomo che ha finora totalmente accentrato su di sé la gestione della pandemia, materia in cui si procede per inevitabili ed impopolari approssimazioni e che perciò ha politicamente bruciato, in giro per il modo, i vari Speranza di turno. Ma non in Cina perche’ quell’uomo è appunto il leaderissimo Xi.

Ma cosa accadrà all’economia globale quando, immolando sull’altare della necessaria ripartenza dell’economia uno Speranza con gli occhi a mandorla, i lockdown verranno rimossi? La ripartenza della “fabbrica del mondo”, che da sempre agisce come fattore deflazionistico con la sua poderosa offerta di beni prodotti a basso costo, confermerà questo tradizionale effetto o piuttosto, alimentando una brusca ripartenza della domanda di materie prime, sarà l’innesco di una seconda ondata inflazionistica dopo quella contro   la quale stanno combattendo le Banche centrali di tutto il mondo?

Ancora: la centralità assegnata alla sicurezza quali riflessi avrà sulla doppia sfida con gli USA, quella tecnologica (semiconduttori su tutto) e quella militare (Taiwan)?
Se vi interessa un abbozzo di risposte (alcune anche inquietanti) a questo affascinante groviglio di interrogativi, vi aspettiamo come sempre su tutte le piattaforme di podcast e, per l’occasione, vi proponiamo anche un po’ di bibliografia. Per altre domande e altre risposte sul pianeta Cina.

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Note bibliografiche:

La trasformazione delle connessioni economiche negli anni 2000-2020

China+America: abbiamo vissuto nell’era “Chimerica

L’impatto cinese sul mondo del lavoro in Occidente

La “trappola del reddito medio“, perché la Cina ha cambaito passo

La Trade war di Trump e il suo impatto sulla Cina

Made in China 2025, il primo grande piano di Xi Jinping

L’accentramento a Pechino della politica industriale operato da Xi Jinping

Il mondo si scopre dipendente dalla sua “fabbrica”

La Grande Muraglia ideologica: come la Cina blocca l’ingresso di idee e persone straniere

Lo stop alla pubblicazione dei dati economici cinesi

La Trade War di Biden: impedire alla Cina di acquisire beni e tecnologie

Sempre più cinesi in fuga (o che progettano la fuga) dal paese

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