La Felicità si può comprare?

Tempo stimato di lettura: 3 minuti

I soldi non fanno la felicità, si suol dire. Qualcuno, con ironia aggiunge: “figurati la miseria…” Certamente quando si ipotizza di sostituire il PIL come metro di misura della salute di una nazione, la prima tentazione è quella di creare un indice di Felicità.

Una volta che hai soddisfatto le tue esigenze di base, cosa puoi farne della tua quota di PIL per raggiungere un po’ di Felicità? Può venirci in soccorso una (ri)lettura del paradosso di Easterlin.

La mia nonna, grande risparmiatrice cresciuta ed educata dal “tempo di guerra” concepiva gli acquisti solo di ciò che gli economisti chiamano “beni durevoli”: un’automobile, una casa o un divano, oltre a soddisfare un’esigenza sono fisicamente lì e durano nel tempo. Se acquistarli ti genera benessere (versione lievemente distorta di felicità) il fatto che si tratti di un bene durevole estenderà quel benessere nel tempo. Un caffé preso al bar o una vacanza assurgono così al rango di deprecabili sprechi, che dilapidano risparmi faticosamente accumulati in capricci voluttuari.

Ma la durevolezza del bene che si compra non sempre va di pari passo con il nostro gradimento. Comprare qualcosa che piace dà soddisfazione, ma -anche a causa del famoso principio secondo cui “si desidera solo ciò che non si ha”- dopo poco tempo si tende a desiderare qualcosa di diverso, si iniziano a notare tutti i difetti di ciò che era il nostro oggetto del desiderio o magari sul mercato appaiono versioni rinnovate, più efficienti, che rendono “vecchio” ciò che possediamo.

Per questa ragione comprare “esperienze” invece che oggetti potrebbe essere una migliore ricetta verso la Felicità. Il ventaglio delle possibilità è amplissimo, non si parla solo di viaggi, ma anche di apprendere, assaggiare, provare.

Le esperienze restano uniche nella nostra memoria, non le potrai toccare né (salvo alcuni casi) sfoggiare, ma finiscono per acquisire “valore” nel tempo attraverso un meccanismo inflattivo che si chiama nostalgia, anziché diventare obsolete come un qualunque oggetto. Le esperienze hanno il vantaggio di non permettere al loro proprietario di abituarcisi, di essere date per scontate e riescono a definire la sua identità meglio di qualunque status-symbol.

Siamo molto più prossimi ad essere la somma delle nostre esperienze che non il modello di automobile che ci permettiamo di guidare, in fondo. E poi la gioia di condividere esperienze assomiglia molto di più alla Felicità, rispetto alla condivisione di un bene materiale. Basta pensare a quello che proviamo quando parliamo con qualcuno che ha fatto un viaggio che ci è piaciuto molto, o magari che banalmente ha la passione per lo stesso sport, rispetto a ciò che sentiamo quando parliamo con qualcuno che ha il nostro stesso modello di smartphone…

Ma che dire delle brutte esperienze? Le situazioni di stress, o di dolore, o le delusioni? Il tempo lenisce le ferite, si dice, e spesso ciò che abbiamo vissuto con spavento o che ci ha causato dolore, diventa qualcosa di cui riusciamo a riderne, o qualcosa che ha comunque contribuito a formare la nostra personalità (“ciò che non ti uccide, ti fortifica” diceva Nietzsche)

Le esperienze arricchiscono dunque il nostro patrimonio personale stabilmente, almeno finché la memoria ci assiste, e poterle condividere infinite volte con altre persone le rende più durevoli di qualunque pezzo di arredamento, per quanto utile o fashion possa essere, senza contare che è molto più difficile che “l’erba del vicino sembri più verde” quando si tratta di confrontare esperienze anziché beni materiali. Nella nostra strada verso la Felicità pone più ostacoli la quantità di carati di un anello (o di gigabyte di un processore, non mi scordo di voi, amici nerd), che le emozioni provocate da un viaggio in Islanda o da una degustazione in cascina.

Molto spesso su Piano Inclinato facciamo dei ragionamenti sul mondo dell’economia finalizzati a valutare quali siano gli investimenti più opportuni, ma una volta tratti i benefici di un investimento andato a buon fine, abbiamo pensato fosse doveroso aiutarvi a trovare idee per arricchirvi ancora, ma in modo diverso.

HeartReef

Nasce così la rubrica “Piano Ferie” che sarà curata dalla scrittrice Mafe De Baggis (“una che lavora per rendersi superflua“), curatrice del sito di esperienze turistiche Pleens, e da Filippo Pretolani, fondatore di Gallizio editore e co-fondatore dell’Istituto Kaspar Hauser per gli Studi Economici. Insieme hanno scritto un saggio su come cambiano le guide turistiche, pubblicato nel volume “Viaggi in Rete” e insieme vi proporranno esperienze. Per arricchire il vostro patrimonio personale, in un altro modo.

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L'Alieno Gentile

Precedentemente conosciuto con il nickname Bimbo Alieno, L'Alieno Gentile è un operatore finanziario dal 1998; ha collaborato con diverse banche italiane ed estere.
Contributor OCSE nel 2012, ancora oggi gestisce attivamente patrimoni finanziari

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5 commenti su “La Felicità si può comprare?

  1. Sakura il said:

    Il tema della felicità è per sua natura scabroso. Soprattutto qui dove chi arriva parte dal presupposto che il misurabile sia il punto da cui partire per impostare una discussione, una polemica, una scherma elegante.

    La felicità aleggia, si mostra e poi scompare, spunta e svanisce….

    Tuttavia il vero scandalo della felicità e del discorso sulla felicità sta nella rinuncia a perseguirla che abita l’uomo occidentale sempre più. Il retropensiero che essere felici sia impossibile ci permea e permea anche le generazioni più giovani.

    La stimolazione sensoriale, sempre più forte, estrema, protratta nel tempo ed inebriante, è il succedaneo assai imperfetto che abbiamo fatto nostro, il boomerang che maneggiamo improvvidamente ogni giorno.

    L’effetto collaterale della corsa all’esplosione sensoriale per eccesso di stimoli è nella contemporaneità l’estinzione dello stupore, stupore che sorge al contrario da un piccolo e spesso immotivato meravigliarsi, anche al di là di particolari stimoli sensoriali.

    Il coraggio di essersi incamminati in un territorio veramente scabroso e non scabroso per convenzione, è il merito di un altro post che porta il marchio di bimboalieno e del suo vagheggiare fra i dati economici ed oltre i dati economici, buttando lì senza retorica considerazioni esistenziali. Abbiamo una fame indicibile di discorsi esistenziali, ma è una fame di cui ci vergogniamo. Complimenti.

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