La France nel jukebox all’idrogeno

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Creare contenitori nazionali è stato il gioco di due settimane fa. Impegni e stanchezza ci portano a questa settimana e corre l’obbligo di ringraziarvi per i voti, come al solito. Cosa dire della Francia, che racconto farne? Al solito vi propongo una mappa soggettiva e alquanto opinabile. Partiamo con un aperitivo esplosivo con le stelle dell’elettronica Francese? Daft Punk per  un martini marziano e un po’ sinistro:

Parliamo dalla lingua che mal sopporto, malgrado mio cognato sia un Bretone d.o.c. e mia nipote una piccola perla Francese a tutti gli effetti. Mi suona sempre pomposo ed arzigogolato, qualcosa che me lo rende inviso nel confronto con l’inglese, per me sempre una comoda cassetta per gli attrezzi in grado di avvitare qualsiasi bullone. C’è però un’eccezione. La devo confessare…. Le ragazze Francesi sono molto belle e quando parlano ecco… Quando parlano mi inducono loschi pensieri e visioni non esattamente ispirate alla santità. Non chiedetemi perché, ma mi trascino questo vezzo dai tempi del Liceo, forse per colpa di una madrelingua, Clodine, e ormai ci gioco. Detto questo un Gainsbourg è assolutamente d’obbligo.

Va bene, va bene, cambiamo atmosfera e proseguiamo il nostro cammino, anche se l’argomento di cui sopra è molto interessante . Certo Parigi e la sua sfolgorante bellezza, di musei preziosi e la Senna e giardini e ristoranti e negozi e caffé e Cartier Bresson e strade in cui passeggiare. La malinconia del buio, i ricordi di gioventù, i primi viaggi, Versailles, un’epoca lontana, sfuggita fra le mani in un attimo.

Naturalmente la campagna, il Perigord, la Bretagna, la Normandia, la sabbia morbida in cui passeggiare di fronte a chilometriche maree, la bambina di pochi mesi, i suoi occhi pieni di stupore per tutto il pianeta, il vino ed il cibo, gli abbracci in case che non rivedrò più e l’oceano enorme, di là c’è l’America.

Ovviamente tutto sfugge, le emozioni cambiano, Saint Malò e il suo lungomare, le barche dei pescatori rovesciate sulla sabbia mentre il mare si ritira, i bar Cap Frehel e le sue scogliere rosa coperte di erica in fiore ed i cartocci enormi di cozze.

Oppure Arles e la Camargue, il caldo torrido, le saline ed i paesaggi cari a Van Gogh, i fenicotteri rosa e trent’anni fa i pomeriggi chiusi in albergo. Ho capito, mi sono perso nella cartolina, strappiamola, allora! Periferie, botte e disperazione, radicalizzazioni e scontro, odio, odio e ancora odio. La regia è di Romain Gravas, nuda e cruda una Francia decisamente non oleografica.

anche questa è drammaticamente Francia e la cronaca ce lo racconta senza tanti fronzoli, senza Club Mediterranée. Solo disperazione e odio, fino a farsi saltare in aria, fino ad uccidere senza un senso sul lungomare di Nizza. Gilbert Becaud, perché poi tutto passa, anche l’odio, ed è bene sorridere e lasciar la Francia dove sta, perché se l’Occidente resterà in piedi la Francia sarà uno dei cuori palpitanti d’Europa.

 

A diciassett’anni non si può esser seri.
Una sera, al diavolo birre e limonata
e gli splendenti lumi di chiassosi caffè!
Te ne vai sotto i verdi tigli a passeggiare.

Com’è gradevole il tiglio nelle sere di Giugno!
L’aria è si dolce che a palpebre chiuse
annusi il vento che risuona – la città è vicina –
e porta aromi di birra e di vino…

Arthur Rimbaud

Per la prossima settimana lo Chef propone:

a) carne Brasiliana
b) pescato Giapponese
c) patate Americane

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