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La strambata di Washington: passa il sì al FTA per il #TPP

La scorsa settimana il Congresso non ha dato a Obama i poteri che richiedeva per il TPP (Trans-Pacific Partnership) che copre il 40% del commercio mondiale tra Nord America e Asia, Cina esclusa. Ha rifiutato di concedergli il FTA (Fast Track Authority), la corsia preferenziale veloce che gli avrebbe concesso maggiori poteri negoziali, costringendo l’assemblea ad una votazione finale unica, priva cioè di emendamenti e trattative.

La Casa Bianca è stata sostanzialmente sconfitta dal Partito Democratico, guidato dall’ex speaker del Congresso. Nancy Pelosi, nonostante le pressioni della Presidenza, ha usato un bizantinismo procedurale per far saltare un accordo precedente che ha rinviato a tempi molto più lunghi l’iter della ratifica. La leva è stata un emendamento che protegge i lavoratori che rimangono disoccupati per la concorrenza dei paesi con i quali il trattato deve essere firmato. I deputati del Partito Democratico- che rappresentano le sue correnti più combattive dei sindacati e dei difensori dell’ambiente e del lavoro – hanno disertato l’appello di Obama. Si sono coniugati con il Partito Repubblicano, schierato invece tradizionalmente con il liberismo e dunque favorevole al TPP. Pur di indebolire il suo antagonista, in un clima ormai pre-elettorale, il GOP ha snaturato le sue convinzioni.

Si è trattato tuttavia di un’alleanza di breve respiro. La posta in gioco è infatti più alta e già da questa settimana si proporrà una votazione analoga per dare al Presidente i poteri che richiede. Le diplomazie dei partiti sono al lavoro per separare i 2 aspetti del contenzioso: da una parte di discuterà di assetti mondiali del commercio, cercando la soluzione bi-partisan più ampia possibile; dall’altra la protezione dei lavoratori sarà affidata alla dialettica parlamentare e alle dispute interne del Partito Democratico, dove già Hillary Clinton si erge a paladina degli oppressi.

Se il Trattato sarà approvato molti settori saranno soddisfatti: le società che gestiscono i big data della Silicon Valley, le banche, Wall Street, le aziende, come quelle chimiche e farmaceutiche, legate alla protezione esclusiva dei loro brevetti. Sono loro a trarre i maggiori vantaggi da un accordo bicontinentale che riduca le tariffe e i contingenti, inasprisca i controlli e in definitiva lasci l’unico mercato che verrà creato in balia della loro forza e del loro esclusivo interesse. I paesi asiatici attendono con fiducia una soluzione. Sono d’accordo con Obama, quando afferma con forza che

“Dobbiamo stabilire noi le regole del commercio mondiale, altrimenti ci penserà la Cina”

Evidentemente Pechino, incutendo timore, riesce a unificare gli indecisi.

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Pubblicato da Alberto Forchielli

Presidente dell’Osservatorio Asia, AD di Mandarin Capital Management S.A., membro dell’Advisory Committee del China Europe International Business School in Shangai, corrispondente per il Sole24Ore – Radiocor

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