Le liste e la post-verità

Tempo stimato di lettura: 3 minuti

Monte dei Paschi di Siena

Il presidente dell’Abi (Associazione Bancaria Italiana), Antonio Patuelli, ha chiesto la pubblicazione dei primi cento debitori insolventi di Mps e delle banche salvate dallo Stato. Lo straordinario filosofo colombiano Nicolás Gómez Dávila l’ha detto in breve: «La volgarità nasce quando si perde l’autenticità. L’autenticità si perde quando la cerchiamo». Il sillogismo sembra chiudersi dicendo che la frase di Patuelli non avrebbe potuto essere più volgare di così. Stabilire che i primi cento debitori di una banca siano «coloro che hanno contribuito al loro fallimento per non aver assolto al pagamento dei debiti» è una mistificazione bella e buona, il cui unico risultato è quello di allargare il campo delle responsabilità alleggerendo il fardello dei manager e dei vigilanti. Raccogliere risparmi e impiegarli correttamente è il lavoro ordinario, quotidiano, di tutte le banche.

Risulterebbe che dette banche abbiano prestato i soldi alle persone sbagliate, ma anche che nel raccogliere e gestire i risparmi non si siano comportate bene. Infatti lo Stato propone rimborsi generalizzati. Dobbiamo quindi aspettarci la lista dei cento investitori che hanno disinvestito le cifre maggiori contribuendo così al fallimento della banca? Senza contare che l’intervento dello Stato in molti casi è formalmente indiretto. Prendiamo le due disastrate banche venete, Popolare Vicenza e Veneto Banca, salvate con una “operazione di mercato” attraverso il fondo Atlante, sostenuto dalle banche indotte dalla moral suasion dello Stato e dalla Cassa Depositi e Prestiti, che Stato non è pur avvicinandosi tanto da lasciare adito al dubbio. E che dire di CariRimini e CariCesena che hanno usufruito del sostegno del Fondo Tutela Depositi per realizzare i loro salvataggi tramite aumenti di capitale?

Chiedere la pubblicazione della lista dei primi cento debitori insolventi è un’espressione di giustizia sommaria, di piazza, difficile da digerire. Specie quando viene da colui che, interpellato sui sottoscrittori di bond subordinati, disse: «Sono liberi di protestare e se sentono di essere stati non rispettati da qualcuno nei loro diritti, ci sono le autorità giudiziarie competenti, le autorità di vigilanza competenti sul mondo bancario e quindi ci sono giudici in grado di dare risposte». Anche per i debitori insolventi dovrebbe valere lo stesso principio: se ci sono state insolvenze frutto di illeciti si dovrebbe poter contare su autorità giudiziarie competenti, e sulle autorità di vigilanza. Quelle stesse a cui è sfuggito il collocamento massiccio di titoli subordinati a risparmiatori retail, che oggi costringe lo Stato a ulteriori esborsi di riparazione

.

Una coerenza di principi prevederebbe una lista di tutti i collocatori di bond subordinati al pubblico indistinto, ma in questa lista comparirebbe anche la Cassa di Risparmio di Ravenna – presieduta dalla stesso Patuelli – che ha collocato circa 170 milioni di obbligazioni subordinate ai piccoli risparmiatori, salvo poi lanciare a gennaio 2016 un’offerta su circa 115 milioni di euro di obbligazioni subordinate ricomprate al prezzo di 100. Non sorprende quindi che il nuovo amministratore delegato della Banca Popolare di Vicenza, nonché ex ad del Monte Paschi Siena, Fabrizio Viola, abbia espresso appoggio per l’iniziativa: «Nel momento in cui sarà possibile, senza violare la privacy, credo sia un’ottima cosa comunicare i nomi dei debitori insolventi».

Popolare Vicenza e Veneto Banca stanno provvedendo a un’offerta di rimborso agli azionisti per i titoli collocati a prezzi gonfiati. Un piano che potrebbe costare fino a 600 milioni di euro e che porterà le due banche, appena “salvate” da Atlante, a dover chiedere altro capitale a supporto. «A oggi», ha spiegato Viola, «non è stato ancora valutato l’intervento dello Stato, dobbiamo partire dalla quantificazione del fabbisogno». Dopodiché arriverà un piano industriale per il rilancio dei due istituti (che nel frattempo potrebbero essersi fusi in un unico soggetto), che passerà inevitabilmente alla risoluzione di un problema strutturale: il cost/income (il rapporto fra costi e ricavi della banca) è intorno al 100%, servono tagli dei costi, ovvero del personale.

Ci saranno coloro che potranno sfruttare l’Ape (anticipo pensionistico) lanciato dal governo Renzi, mentre per molti altri si aprirà lo spazio di una trattativa di uscita, la cui base è l’accordo recentemente raggiunto dalla CariFerrara, una delle quattro banche coinvolte dal decreto “salvabanche” di fine 2015: 48 mensilità di buonuscita, in aggiunta alle spettanze di fine rapporto, per chi rescinde consensualmente il contratto di lavoro. Una proposta naturalmente valida anche per tutti quei dipendenti che hanno ricevuto premi o fatto carriera collocando titoli subordinati e azioni a prezzi gonfiati.

L’elenco delle banche salvate è lungo quanto l’elenco delle modalità di salvataggio, più o meno esplicitamente pubblico. Irretire le folle con fantomatiche liste di eterogenea composizione è degno del più celebre passo del Gattopardo. D’altronde, chioserebbe Nicolás Gómez Dávila, «da sempre, in politica, patrocinare la causa del povero è stato il mezzo più sicuro per arricchirsi».

Dal numero di pagina99 in edicola dal 14 gennaio 2017
Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...

L'Alieno Gentile

Precedentemente conosciuto con il nickname Bimbo Alieno, L'Alieno Gentile è un operatore finanziario dal 1998; ha collaborato con diverse banche italiane ed estere.
Contributor OCSE nel 2012, ancora oggi gestisce attivamente patrimoni finanziari

Latest posts by L'Alieno Gentile (see all)

Precedente MPS, mangiatoia per le banche d'affari Successivo Notturno milanese

Lascia un commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.