Le paure del Giappone e la stanchezza degli USA

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Il Giappone è uno degli Stati firmatari del TNP, il “Trattato di non proliferazione nucleare”, che si basa su tre “sani” principi (disarmo, non proliferazione e uso pacifico del nucleare), ma… Il “ma” in questione è legato al fatto che il Giappone, attualmente, ha più riserve di plutonio di Russia e Stati Uniti. Per l’esattezza sono 47,8 tonnellate di plutonio separato – oltre a 1.200 chilogrammi di uranio arricchito – che gli esperti valutano come quantitativi sufficienti per produrre un migliaio di testate nucleari!

In sostanza sono numeri ben oltre il reale bisogno di “nucleare pacifico” del Paese. Numeri che, inevitabilmente, determinano un serio rischio per la sicurezza mondiale: va infatti ricordato che il programma “nucleare pacifico” giapponese ha comunque prodotto la tragedia di Fukushima. E sono numeri che rafforzano le tensioni con altre nazioni, come, per esempio, Turchia ed Egitto, che esigono uguale diritto di produrre identico combustibile per i loro reattori.
“Il Giappone è un Paese rispettabile dal punto di vista del TNP – dice James Acton della Carnegie Endowment for International Peace – ma dà il cattivo esempio perché se un altro Paese commerciasse ed accumulasse plutonio o uranio arricchito, potrebbe rifarsi al precedente giapponese”.
Anche Russia e Cina – che di bombe nucleari ne hanno parecchie – sono preoccupate.

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Alberto Forchielli

Presidente dell’Osservatorio Asia, AD di Mandarin Capital Management S.A., membro dell’Advisory Committee del China Europe International Business School in Shangai, corrispondente per il Sole24Ore – Radiocor

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