L’economia del teatro, con Andrea Pennacchi

Andrea Pennacchi

“Quanto è magico entrare in un teatro e vedere spegnersi le luci. Non so perché. C’è un silenzio profondo, ed ecco il sipario inizia ad aprirsi. Forse è rosso. Ed entri in un altro mondo”.

Così uno dei più grandi registi di cinema del nostro tempo, David Lynch, ha restituito forse meglio di tutti l’incantesimo del teatro.
Qui ad “Economia per tutti” amiamo il teatro (e trattasi di amore non platonico per almeno uno fra noi, il quale pare si distragga dall’inversione della curva dei tassi americani calcando platee amatoriali e abbia nel cassetto una promettentissima sceneggiatura). Ma, più di tutto, amiamo entrare, come a teatro, in mondi altri rispetto a quello che la ragione sociale del podcast ci assegnerebbe.

Meglio: lo spirito delle nostre conversazioni inclinate è proprio rendere per tutti l’economia andando a scovare l’economia e le sue logiche dappertutto, ben oltre le terre segnate convenzionalmente dalle mappe degli addetti ai lavori.

Il viaggio delle ultime settimane ci ha condotti così ad esplorare prima l’economia del cinema al tempo delle piattaforme di streaming e poi la galoppante “economizzazione” della giustizia. Questa settimana abbiamo pensato fosse giunto il momento di andare a scoprire le economie proprie del palcoscenico.

Cercavamo, come sempre, un amico che ci facesse da guida ed abbiamo trovato un “fenomeno”: il fenomeno Pennacchi, proprio lui, il formidabile interprete televisivo e cinematografico che, con il geniale personaggio del Pojana, si è imposto come uno dei maggiori “casi” televisivi di questi ultimi anni. Ma Andrea Pennacchi nasce, e lo è da trent’anni, uomo di teatro, come tale, senza snaturarsi, ha bucato lo schermo ed in questa veste ci ha fatto il regalo di una chiacchierata che, questa settimana più che mai, vi suggeriamo di non perdervi.

Non ascolterete il mitico Pojana né lo scorbutico genitore del “divin codino” Roberto Baggio, ma un Pennacchi inedito, abile a tracciare, tra ricordi ed esperienze personali, un’illuminante analisi dell’industria del teatro.

Un’industria, come emerge dal racconto di Andrea, in realtà mai del tutto considerata e percepitasi tale, come emblematicamente dimostrato dall’incerto statuto e dalle avare gratificazioni economiche della sua principale professione, quella dell’attore; un’industria che avrebbe la fortuna di operare in un contesto di domanda forte (il bisogno di ascoltare storie e di vederle rappresentate resta fortunatamente incoercibile), ma che risponde con un’offerta per molti versi mal strutturata, un po’ pressapochista, adagiata sulla tradizione e riluttante al rischio e all’innovazione; un’industria nella quale fatica a farsi strada l’idea che il teatro è anch’esso attività che deve rendere economicamente, mentre i modesti contributi pubblici destinati al circuito chiave dei teatri stabili vanno in gran parte a spesare il mantenimento della “macchina” e non a creare spettacoli e nuove produzioni.

In tutto questo, Pennacchi colloca il ruolo centrale dell’attore, inseguito da un lato da tradizionali diffidenze e sarcasmi (parafrasando quel che diceva del giornalismo Luigi Barzini jr., “fare l’attore è sempre meglio che lavorare”) e da “gabbie” di ruolo alla fine un po’ condizionanti e limitative ( il giullare di corte che smaschera e dissacra il potere) e, dall’altro, alle prese con nuovi canali espressivi , dalle serie televisive agli audiolibri o ancora alle narrazioni attoriali per scopi formativi, che ai puristi sembrano degradare la dignità del percorso artistico, ma in realtà possono essere la salvezza dell’attore teatrale.

La voce narrante di Pennacchi, calda e convincente, perfettamente a proprio agio anche con un “copione” ibridato da concetti economici e da subito accordata allo stile rilassato di #EconomiaPerTutti, ha consumato come un nulla il tempo della puntata, lasciandoci, come sempre e come giusto, ancora curiosità e domande.

Se non volete perdervi Andrea Pennacchi come non lo vedrete mai a Propaganda live, a teatro né al cinema, accomodatevi in platea, ad esempio qui:

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I libri di Andrea Pennacchi: 

– Pojana e i suoi fratelli
– La storia infinita del Pojanistan
– La guerra dei Bepi

La puntata in video:

Per questo e per tutto il resto, vi aspettiamo come sempre:

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Pubblicato da L'Alieno Gentile

Precedentemente conosciuto con il nickname Bimbo Alieno, L'Alieno Gentile è un operatore finanziario dal 1998; ha collaborato con diverse banche italiane ed estere. Contributor OCSE nel 2012, oggi è Global Strategist per l'asset management di una banca italiana.

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