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Il leone del capitalismo diventa ministro della pianificazione

Mi ha sempre fatto sorridere l’idea che il riconosciuto araldo del capitalismo, Leon Walras , venisse innalzato agli onori degli altari della teoria delle economie pianificate tipiche degli stati collettivisti, come l’Unione Sovietica e i suoi ex satelliti. Come è possibile? Eppure è così.
Forse qualche lettore smaliziato lo avrà notato, leggendo il funzionamento del sistema di equazioni del EEG. Per tutti gli altri ricordiamo che, se fosse possibile risolvere i problemi di calcolo del sistema walrasiano, allora sarebbe, in via teorica, possibile programmare a priori tutte le scelte di produzione e scambio, sicuri che ciò determinerebbe la massima utilità di ogni operatore, concetto che, almeno economicamente parlando, è analogo a quello di bene collettivo cui ogni Stato Etico di tipo hegeliano che si rispetti (ironico, NdA) dovrebbe tendere.
I primi che spinsero in tal direzione il pensiero del povero Walras furono Enrico Barone, Oskar Lange e Maurice Dobb, che si scontrarono fin da subito con il rifiuto dei liberali F.von Hayek e L.von Mises che ciò fosse possibile. Il problema era che nè Marx nè Engels pur riconoscendo, al pari di Schumpeter , la necessità di una economia pianificata, si erano occupati di descriverne il funzionamento.
La principale critica liberale alla possibilità di usare l’EEG per pianificare una economia è insita nello stesso processo di determinazione dei prezzi. Von Mises concludeva la sua critica negando che ci fosse possibilità alcuna di determinare i prezzi al di fuori di uno schema di domanda e offerta tipico di un mercato capitalistico; anche Von Hayek per la sua critica parte dall’idea che le informazioni necessarie agli operatori per determinare la propria massima utilità venissero veicolate solo attraverso i prezzi, e che questi potessero formarsi esclusivamente con meccanismi di tipo capitalistico di mercato. Inoltre von Hayek aggiungeva una critica all’ipotesi di completezza del set informativo, che sappiamo essere condizione necessaria per risolvere il sistema di equazioni del EEG: finchè le decisioni sono prese individualmente allora non esisterebbe problema alcuno a ritenere che ciascun operatore individualmente persegua la massima utilità vincolata, ma qualora si dovessero trasmettere ad un pianificatore centrale le preferenze di ogni singolo consumatore e produttore, allora si porrebbero i seguenti problemi:
1) uno di mera natura tecnica, cioè come collezionare e processare milioni di funzioni di preferenza in un tempo sufficientemente breve per garantire la soluzione dell’EEG e dare via al processo di produzione e scambi;
2) come risovere il problema, sollevato dalla moderna teoria degli studi sociali, di derivare una funzione aggregata sociale a partire dalle preferenze individuali.
A giudizio di Hayek l’unica soluzione pratica sarebbe quella di aggirare il problema delle preferenze individuali e lasciare allo Stato/governo/partito il compito di darsi una funzione sociale obiettivo, cosa che lui riconosce essere storicamente accaduto. Il problema che però si porrebbe diventerebbe quello della democraticità dei criteri sulla base dei quali tale funzione venisse creata. Come si intuisce, la questione ora abbandona il terreno economico per spostarsi su quello di filosofia politica. Noi perciò ci fermeremo qui.
Ci limiteremo a concludere che per i liberali l’impossibilità di determinare i prezzi fuori dai meccanismi di mercato e di ottenere un set completo di informazioni per calcolare le soluzioni del EEG, hanno come conseguenza che non è possibile in alcun modo affermare che il risultato del processo di pianificazione possa essere Pareto-efficente, cioè tale che l’utilità vincolata di ognuno sia massima.
I sostenitori della pianificazione, in primis Lange, risposero alle obiezioni sostenendo che, almeno in linea di principio, fosse possibile calcolare i prezzi dei beni fuori dai processi di mercato, in quanto tali prezzi non sarebbero monetari bensì relativi, e quindi sarebbero analoghi a rapporti di scambio, a dei “coefficienti di scarsità” fra due risorse.
In pratica si sostiene che si possano creare delle tabelle di indici di conversione fra coppie di beni (concetto analogo a quello di saggio marginale di sostituzione e di trasformazione già visti nell’articolo sul EEG), e che questi sarebbero i prezzi relativi necessari e sufficienti a determinare le soluzioni del sistema EEG.
In merito al problema sulla calcolabilità delle funzioni di preferenza, Lange dimostra una apparente incrollabile fede nel progresso tecnico degli elaboratori , sostenendo che “a breve” il problema avrebbe trovato una soluzione tecnica (scriveva fra gli anni 30 e 40, NdA). Non mi dilungherò su Lange dato che la pratica delle economie pianificate ha dimostrato storicamente la difficoltà a effettuare appunto i suddetti calcoli.
Merita invece più attenzione l’opera dell’inglese Dobb ), il quale affronta il problema della pianificazione da un punto di vista diverso. Finora si è visto che il problema era rimasto quello di giustificare come la pianificazione, al pari della economia di mercato, potesse giungere alla allocazione ottimale delle risorse. Per Dobb il vero problema non era quello dell’uso più efficente delle risorse date, bensì quello dell’accumulazione delle stesse risorse, cioè il loro aumento, che è il motore della crescita di ciascun paese e dell’avvio su larga scala di ogni economia.
Dobb rileva che l’efficacia di un pianificazione economica sta proprio nella possibilità di avviare il processo di accumulazione, proprio perchè rispetto ai meccanismi di mercato la pianificazione fornisce un coordinamento a priori delle decisioni di investimento.
É quindi proprio nei paesi in via di sviluppo, o che intendano accelerarlo, che la pianificazione diventerebbe essenziale. Il nocciolo del suo ragionamento è il seguente: considerato che si sia in un paese sottosviluppato o in stato stazionario, il meccanismo di mercato, che è per sua natura individualistico e atomizzato (cioè frammentato in migliaia di piccoli operatori individualistici), non garantisce che la moltitudine dei singoli operatori prenda alcune decisioni di investimento, giudicate rischiose a livello individuale, ma che sarebbero considerate socialmente massimamente utili qualora si potesse (dall’alto dei cieli…) tener conto dell’intero sistema economico e della sua evoluzione futura. Solo un soggetto superiore al sistema avrebbe i mezzi, le conoscenze e la necessaria autorità per imporre scelte di investimento socialmente utili benchè individualisticamente rischiose.
Malgrado l’eccezionalità del pensiero di Dobb, tuttavia non sfugge che il problema rimane: anche la stessa accumulazione può avvenire in maniera efficiente o non efficiente, quindi resta irrisolta la questione del calcolo delle alternative migliori, specie in un sistema che, non potendo accettare per ideologia la formazione di prezzi di mercato, è costretto a darsene di amministrati. Con tutti i rischi anche di abuso che ciò comporta (corruzione, clientelarismo, o semplicemente ignoranza dei reali rapporti di scambio fra due o più beni con riflessi sulla esatta determinazione dei prezzi più adeguati).

Il modello matematico maggiormente conosciuto per la pianificazione è il modello dinamico di Leontief, di cui esiste su wikipedia una spiegazione in italiano . Benchè l’argomento sia molto tecnico e richieda delle conoscenze matematiche non semplicemente algebriche ), vorrei tentare di utilizzare comunque il modello, almeno da un punto di vista descrittivo. Intanto faccio un paio di precisazioni.
Leontief formulò un primo modello (c.d.”chiuso“) caratterizzato da una economia di scambio (non monetaria!) e nella quale la produzione è giusto sufficiente a generare le risorse per i consumi attuali e avviare la stessa produzione nel periodo successivo. Determinò successivamente un modello “aperto” che comprendesse una variabile obiettivo (che su wiki è indicata con “y”) pari al “valore aggiunto/surplus” che si vuole il sistema generi in modo tale da poterlo poi ripartire fra consumi e ulteriori investimenti.
Anche questo modello però è parziale in quanto si limita a descrivere le scelte di acquisto di beni e investimenti relativi al solo periodo corrente, e non permette di considerare giusto quella specie di investimenti c.d.”in conto capitale“, quelli cioè effettuati oggi per aumentare l’attrezzatura (e in genere tutti i fattori di capitale), le scorte ecc. Manca cioè proprio quell’aspetto degli investimenti relativo al problema della accumulazione posto da Dobb.
Leontief intuì il difetto ed elaborò un modello dinamico che riformula l’analisi in termini periodali (le equazioni 9 e 10 su Wikipedia). Va sottolineato che il modello ipotizza costanti sia la matrice dei “coefficienti di produzione” che quella dei “coefficienti di capitale“. In estrema sintesi questi rappresentano rispettivamente i rapporti tra l’impiego di ciascun fattore produttivo (beni intermedi, lavoro ecc.) e il livello della produzione di ogni singolo settore, e il rapporto tra l’investimento effettuato da un certo settore (mediante acquisto di certi beni da un altro settore) e l’incremento della produzione del settore acquirente.
Il significato dell’equazione 9 è lampante: dato un certo surplus (o reddito, o PIL se preferite) da raggiungere, allora il modello dice quanta produzione al tempo t può essere consumata dopo aver pagato l’utilizzo dei fattori intermedi (matrice A dei “coefficenti di produzione”) e dopo aver remunerato l’incremento dei fattori produttivi (il capitale, matrice B dei “coefficenti di capitale”). Sottolineo la parola “incremento” del capitale, coerente con l’impostazione di Dobb..
Questa semplice equazione ci dice una cosa intuitivamente logica: l’accumulazione è un obiettivo concorrente ad altri obiettivi nella allocazione delle risorse, in primis è concorrente rispetto ai consumi. Il che può ricordare da vicino la programmazione alla base della crescita cinese, per cui vale riportare la magistrale sintesi di Forchielli :

“il Partito Comunista è convinto che l’arricchimento di pochi avrebbe favorito non solo quei fortunati ma l’intero paese.”

D’altronde basta fare una ricerca su google con le parole “Leontief analisi dinamica cina” per trovare pagine di ricerche e papers sui più disparati settori di applicazione (energia, risorse idriche, settore manifatturiero, addirittura un work paper sulle necessità di capitale umano, leggasi istruzione, per il salto di qualità del sistema economico cinese: “A MULTIYEAR LAGS INPUT-HOLDING-OUTPUT MODEL ON EDUCATION WITH EXCLUDING IDLE CAPITAL” di Xue FU · Xikang CHEN).
Sarebbe tra l’altro molto interessante poter utilizzare il modello, almeno in linea di principio, per stimare la direzione (in aumento o meno) della produzione e dei consumi, qualora avvenisse quella riconversione della produzione cinese da settori downstream a processi upstream, come avevo scritto in un mio precedente articolo . Alcune limitazioni del modello tuttavia lo impediscono, fra le altre la necessaria ipotesi di costanza delle matrici A e B nel tempo. Costanza che non possiamo più dare per scontata, in quanto i processi upstream sono per definizione ad alta intensità di capitale rispetto ai processi downstream a maggiore intensità di lavoro. Questo significa che la matrice B dei coefficenti di capitale dovrà variare fra il tempo t-1, t e t+1: i suoi elementi peseranno ciascuno di più al momento t perchè l’investimento necessario sarà grande, mentre diminuiranno al tempo t+1 perchè, entrando in funzione in questo momento (come da ipotesi del modello), cresce la relativa produzione del settore acquirente l’innovazione di capitale e di conseguenza la necessità di remunerare gli investimenti effettuati. Ovviamente dando per ipotesi che il numero di colonne e righe delle matrici B nei diversi momenti temporali non varino, cosa peraltro irrealistica. D’altronde , almeno in linea di principio, anche la matrice A dei fattori intermedi di consumo può cambiare, quanto meno perchè certi settori innovandosi avranno bisogno di una quantità minore di manodopera, la quale potrebbe almeno in parte venir sostituita da manodopera più qualificata e quindi più remunerata.
Anche sforzando il modello ad adattarsi a questi cambi di tecnologia, e magari ipotizzando che y(t) sia uguale o di poco maggiore di y(t-1) (che sarebbe al limite anche coerente con la recente decelerazione dell’economia cinese e la volontà del Comitato Centrale per la Pianificazione di ridurre la crescita per renderla più “sostenibile“), tuttavia è impossibile affermare alcunchè senza conoscere l’esatta grandezza della variazione degli elementi della matrice B fra t-1 e t+1.
In linea di principio suppongo che, tanto maggiore sarà l’investimento necessario in t per la “riconversione” (quindi tanto maggiore sarà Bt) e tanto minore saranno gli elementi della matrice B(t+1) a causa della necessaria remunerazione all’imprenditore dell’investimento fatto, tanto minore sarà la parte destinata al consumo a livello di sistema in (t+1), dato un surplus che rimane costante o pressapoco.
Ma qui dobbiamo anche riflettere che intervengono fattori non propriamente economici: una riconversione a processi upstream richiede formazione, istruzione, qualificazione e selezione meritocratica del personale, tutte cose che comportano una riconversione del c.d.”capitale umano” identica e di segno opposto allo stato attuale delle cose. E in genere più istruzione e più qualifica significa anche una maggior richiesta di libertà individuali, di pensiero, di opera professionale. Tutte cose che abbiamo visto Hayek dire non essere propriamente in linea con una economia pianificata.
Ma la Cina e la sua forte morale confuciana di dedizione al lavoro potrebbero sorprenderci.

Bibliografia: Pianificazione, in Dizionario di economia politica (a cura di C. Napoleoni), Comunità, Milano 1956; una vasta letteratura degli scritti di Dobb è disponibile online gratuitamente sul sito del Trinity College ).

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Pubblicato da Beneath Surface

Alla soglia degli anta decide di tornare alla sua passione giovanile: la macroeconomia. Quadro direttivo bancario, fu nottambulo ballerino di tango salòn, salsa cubana e rueda. Oggi condivide felicemente la vita reale con le sue due stupende donne.

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