Crea sito

L’Ucraina non suona ancora l’inno alla gioia

passeggiata

Quello che si sta giocando in Ucraina in queste settimane è una importante partita geopolitica: dall’Ucraina transitano essenziali gasdotti che distribuiscono il gas russo in tutta Europa. La sola Gazprom detiene il 25% dell’intero mercato del gas europeo ed è dal territorio ucraino che transitano le sue pipelines, e la stessa Ucraina dipende dalle forniture di Gazprom.
Dovremmo ricordare tutti come nel 2008, in seguito a dispute sui pagamenti che lo Stato Ucraino doveva alla compagnia russa, Gazprom decise di ridurre le forniture di gas a tutta l’Europa, affinché arrivasse da ovest una spinta a Kiev a rispettare i propri impegni di pagamento.

Questa vicenda, che ci toccò da vicino, con una riduzione delle forniture verso ENI del 90%, dovrebbe insegnare qualcosa. Invece a giudicare dalla sinfonia dominante non abbiamo imparato molto, o meglio abbiamo memoria troppo corta.

L’Ucraina sta attraversando una forte recessione, il suo rating viene rivisto continuamente a ribasso (proprio oggi S&P lo ha portato a CCC+ sul lungo termine e C sul breve) in una spirale di problemi economici e ripercussioni sociali. Il principale problema di cui soffre l’economia ucraina è un grave disavanzo di bilancia commerciale: importa molto più di quanto esporta. Il processo di allineamento alle economie occidentali, finalizzato all’ingresso nell’Unione Europea è stato interrotto bruscamente dal governo di Kiev, che -ci raccontano- aveva due alternative da valutare:

  1. Procedere agli accordi con Bruxelles, prendendo degli impegni al rilascio dei prigionieri politici e ad adeguarsi ai rigidi parametri economici dell’Unione attraverso un percorso di riforme strutturali.
  2. Accettare il supporto della Russia di Putin, indifferente sulla detenzione degli oppositori politici e disponibile ad elargire un prestito-ponte da 15 miliardi di $ in cambio del semplice rifiuto all’ingresso nell’Unione Europea.

Per molti la scelta del presidente Yanukovich è stata fin troppo semplice, ed in fondo perché tante proteste da parte della cittadinanza Ucraina? Le riforme che chiede l’Europa ricadrebbero sui cittadini, non è forse meglio godere delle elargizioni dell’amico Vladimir?

-

Il fatto è che le cose non stanno esattamente così. Non c’è da una parte una Unione Europea cinica e rigorosa e dall’altra una Russia solidale e comprensiva. Anzi, dopo che ieri  il presidente ucraino Viktor Yanukovich ha accettato le dimissioni del premier Mikola Azarov e di tutto il governo, Valdimir Putin ha manifestato la propria preoccupazione sulle evoluzioni politiche di Kiev e, sebbene non intenda ritirare il piano di aiuti concordato, ci ha tenuto a ricordare che ciò che preoccupa il Cremlino, in particolare, è l’abilità dell’Ucraina di ripagare i propri debiti, condizione necessaria all’introduzione delle riforme strutturali che erano state concordate con Azarov. Riforme non scritte su alcun accordo, ma concordate oralmente al momento di siglare il prestito-ponte (Fonte WSJ).

Pertanto i due fronti tra cui eventualmente Kiev deve scegliere, facendo forza sul suo ruolo cruciale in termini geopolitici, sono da una parte le riforme strutturali chieste in maniera trasparente dall’Unione Europea, che si oppone all’incarcerazione degli avversari politici e dall’altra i piani di riforme strutturali “concordate oralmente” tra il premier che al momento era in carica ed il presidente di un grande Paese, in totale assenza di trasparenza, con annesso avvallo della repressione politica.

Anti-government protests in Ukraine

Questo forse aiuta a rendere più comprensibile perché i cittadini ucraini, giovani e meno giovani, chiedano con forza una virata politica in direzione occidentale, mentre il presidente Yanukovich -non troppo diversamente da un Assad o da un Mubarak- si arrocca nel proprio ruolo in un progressivo accentramento di potere e nella repressione violenta della protesta.

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...

Pubblicato da L'Alieno Gentile

Precedentemente conosciuto con il nickname Bimbo Alieno, L'Alieno Gentile è un operatore finanziario dal 1998; ha collaborato con diverse banche italiane ed estere. Contributor OCSE nel 2012, ancora oggi gestisce attivamente patrimoni finanziari

3 Risposte a “L’Ucraina non suona ancora l’inno alla gioia”

  1. Fammi capire…Putin sarebbe piu’ cattivo perche’ ….ha paura di non riavere i suoi soldi?
    Meglio l’Fmi che Putin?
    e poi, fosse anche cosi’, e’ pensabile, geopoliticamente parlando, che Bruxelles sia piu’ vicina di Mosca? allora perche’ no la mongolia nell’ue?
    e poi, come la mettiamo con certi nazionalisti ucraini europeisti?

    vogliamo far finta che l’europa sia meglio e che l’ostpolitik tedesca non c’entri?
    Putin non e’ un santo ma trascurare la Russia non e’ mai stato un bene.

    e siccome la politica estera deve essere pragmatica, per l’italietta e’ meglio non far incazzare putin o andare al traino ue?

    chiedo perche’ vorrei il tuo parere.
    sinbad

  2. No, il punto è che quando si sventolano il trattato di Maastricht o l’FMI, o la Troijka o il vattelapesca dicendo esattamente che sono brutti e cattivi perché in spietata sintesi “vogliono indietro i loro soldi” qualcuno arriva ad asserire, come prova di questa cattiveria che ci sono i Putin della situazione che, invece, concedono in cambio di nulla.
    Salvo poi scoprire che la contropartita c’è sempre. Semplicemente nascosta.
    E’ solo l’ennesima sfaccettatura del solito problema: al potere non ci va chi ha la cura, ma chi ha la “droga”.

  3. Non prendiamoci in giro. All’Unione Europea dei prigionieri politici Ucraini, come di quelli cinesi o tibetani o dei morti del Congo importa una benemerita fava e poi chissà perché le proteste di piazza piacciono solo quando si manifestano a casa altrui.

    La Guerra Fredda può considerarsi finita perché sono cambiati i soggetti e i mezzi, ma il conflitto geopolitico permane. Non di solo denaro è fatto il dominio.

    L’Occidente vuole sfilare la torre Ucraina allo scacchiere Russo.

    Vi immaginate una base militare US a Kiev ovvero a 800 km da Mosca?

    Magari con la potenzialità di chiudere il rubinetto e aprire rigassificatori in tutta Europa?

    La Russia ringalluzzita è contraria.

    Del resto piacerebbe all’Europa una base militare cinese in Italia?

    Un tempo, senza esitare, avrei tifato contro Mosca, oggi mi permetto il dubbio.

    P.S. Anche in Europa “l’inno alla gioia” si suona meno poichè sempre più triste.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.