Massive Attack nel jukebox all’idrogeno

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Del terzetto di Bristol amo soprattutto una cosa: sono al centro della contemporaneità, il loro suono, i loro testi, i loro video guardano al mondo con grande attenzione, senza farsi didascalia, come accade purtroppo spesso a chi intende interpretare la realtà che lo circonda. Della figura cardine del gruppo, Robert Del Naja, noto come 3D,  si è vociferato a più riprese che possa incarnare la figura del grande artista Banksy. C’è insomma intorno ai Massive Attack un pensiero artistico forte, i video sono affidati a grandi registi, le collaborazioni di rilievo e gli album da non dimenticare.
Ovunque tu mi abbia lasciato è la rabbia la sola cosa che cresce abbondante in queste strade, dove tutto quello che si può fare è aspettar domani di giorno in giorno. Sta nello spazio ciò a cui nel tempo devo arrivare, ineluttabilmente.

Niente è lasciato al caso, nemmeno lo sguardo al passato della musica rock e pop del passato. I Cure hanno perso di un soffio la gara con i Massive nel nostro jukebox all’idrogeno (ri-grazie della vostra grande partecipazione), ma attenzione, spesso i nostri si sono ispirati a Mr Robert Smith ed alla sua band, innestando in un suono rigorosamente nero la tradizione della wave anglosassone. Pensate ai nostri cellulari a cui non possiamo più disinserire le batterie, all’ossessione del controllo, alla rete come perenne traccia del nostro esistere, all’intrusione di forze indipendenti dalla nostra volontà. Hackeraggio delle nostre vite.
E abbiamo visto nelle riprese sgranate della telecamera di sorveglianza, il tuo viso smarrito, con le pupille luccicanti, come quelle dei gatti illuminate dai fari delle auto. E sono le ultime immagini che abbiamo di te.

La malinconia è un altro degli ingredienti che i nostri sanno miscelare sapientemente nei loro testi rappati, e se dico rap/hip hop e malinconia non vi sembra qualcosa di speciale invece della solita fuffa su sesso, gang e pistole? Nel prossimo video dietro alla macchina da presa Mr Michel Gondry e la voce degli Everything but the girl  Tracey Thorn a dare un tocco magico a Protection.
Condannati alle nostre urla, a non essere più altro che solitudine e paura, mentre fuori piove. Tu sei un ragazzo ed io sono una ragazza, ma tu sai che puoi fare affidamento su di me ed io non ho paura combatterò chi dice che non è il modo in cui dovrebbe andare. Sono davanti a te mi esporrò alla forza del colpo.

Oppure la bella metafora del video di Angel, con il singolo che fugge la massa e la massa che simmetricamente teme il singolo, capace di differenziarsi, di volgersi e di farsi da preda, predatore.

O la terribile narrazione di Live with me  che crudamente mostra la vita di un’alcolizzata. Sono sola e  le scale sono uno scivolo pieno di spigoli e le parole corone di spine e le stanze vuote anche se piene e di bottiglie alcune rotte e di luci per strada nel buio e ho i capelli sporchi e ho perso il telefono che era qui in tasca e…Non importa se ti volti
Sopravviverò
Vivi e impari
Ti ho pensato, tesoro
Alla luce dell’alba
Un blu notte, giorno e notte
Mi sei mancato
Ti ho pensato, tesoro
Sono quasi impazzita

E quando l’oscurità sembra prendersi ogni cosa e inghiottire tutto l’umano, una dolcezza travolgente si dispiega in questa collaborazione con Elizabeth Frazer magica voce dei Cocteau Twins, a sottolineare l’attenzione dei nostri eroi per la new wave. L’acqua è il mio occhio, più fedele di uno specchio, impavida sul mio respiro, lacrima sul fuoco di una confessione, impavida sul mio respiro e più fedele di uno specchio

Un’ondata di gioia ancora più tenera gli sfuggì dal cuore e gli scorse come un caldo flusso nelle arterie.

Storica la collaborazione con Horace Andy che ritroviamo in questa Everywhen rimanda in più di un’atmosfera ai Cure di Robert Smith. La gravita’ e’ zero, vedi non riesco a muovermi. Rinbalzo sulle pareti perdo l’equilibrio e cado, non posso essere dolce anche se completiamo e le immagini si congeleranno. Sogno ad occhi aperti, lentamente apro il mondo. Ascolto il tempo del cielo stellato e mi giro a mezzanotte

chiudiamo con i Massive che incontrano Tricky, anzi lo ritrovano, in uno degli ultimi singoli che ha una coreografia di rara forza e bellezza. Ancora una volta l’allucinazone dell’alcool, gli spettri del delirio. Regia di Hiro Murai. Occhi chiusi cielo spalancato. Ragazza sanza limiti sospiro senza limiti, da qualche altra parte indefinitamente lontano. Ingrandisce e approfondisce pronta a cantare e il mio sesto senso segue tranquillamente il mio respiro. Guardiamo nel bosco come nella stalla del mondo, mentiamo e intrecciamo cesti per mele e pere, dormiamo mentre le intemperie consumano davanti alla porta le nostre scarpe infangate.

Il mare si oscura.
Il grido delle oche selvatiche
qualcosa di bianco.

Matsuo Bashō

Prossima settimana lo Chef di Pian Piano vi propone solo musica classica:

a) Sergej Sergeevič Prokof’ev dalla Russia con furore
b) Joseph-Maurice Ravel e la gioia dell’orchestra
c) Charles Edward Ives e la cultura americana

presto su twitter il sondaggio. Tre giganti, scelta difficile.

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