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Mi rifaccio la Camera

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Roberto Perotti, in un articolo su Lavoce.info, ha lodevolmente mostrato quanto la nostra Camera dei deputati costi più del doppio della House of Commons inglese e che i risparmi di spesa sbandierati da autorevoli rappresentanti della Camera stessa siano in realtà inconsistenti o addirittura inesistenti .

Peraltro, sia i (pochi) dati ricavabili dal bilancio dello Stato sia il senso comune evidenziano da tempo come, in generale, i nostri organi istituzionali siano assurdamente costosi (si veda l’altro articolo di Perotti sulla Corte Costituzionale) e presentino gestioni, contabili ed organizzative, che non rispondono certo a criteri di efficienza ed efficacia.

Bene fa, dunque, Perotti a cercare di svelare ed evidenziare tutte gli sprechi e le inefficienze di tali organi.

Ciò premesso, occorre dire, ad onor del vero, che sotto il profilo tecnico-contabile, alcune considerazioni di Perotti non sono corrette e ciò ha consentito alla Camera dei deputati di replicare, con tono irato ed irridente, ai rilievi formulati spostando l’attenzione su dettagli assolutamente secondari.

Perotti, nella sua controreplica ha pubblicato la seguente tabella di sintesi del bilancio della Camera, specificando che “per le ragioni che ho spiegato, quella che meglio rappresenta il costo effettivo per il contribuente è la riga 5”

Cattura3

Non si comprende, al riguardo, perché Perotti continui ad insistere su un punto inutile e insensato e che presta solo il fianco a repliche giustificate. Il dato di cassa, infatti, non esprime in alcun modo la “spesa” della Camera né può essere utilizzato come indicatore della sostenibilità della stessa, visto che, come evidenziato dallo stesso Perotti, le entrate della Camera arrivano direttamente dallo Stato e quindi la spesa è già interamente finanziata all’origine.

Il “costo effettivo per il contribuente”, quindi, nel caso del bilancio della Camera è solo la spesa che viene impegnata e che, prima o poi, originerà l’uscita di cassa. Dal punto di vista tecnico, una maggiore uscita di cassa nell’esercizio successivo non implica affatto che la spesa sia aumentata, né, specularmente, una minore uscita di cassa non implica necessariamente che la spesa sia diminuita.

Poniamo, infatti, che la Camera possa impegnare e impegni (“spendere” nel senso di contrarre obbligazioni) nel 2012 100 milioni di euro ed invece nel 2013 90 milioni (con un risparmio di spesa, quindi, di 10 milioni di euro). Se nel 2012 di quei 100 milioni ne paga effettivamente (con uscita di cassa) 50 e nel 2013 paga sia i 90 milioni di competenza di quell’anno sia i “residui” 50 dell’anno precedente (totale 140 milioni), dovrebbe ricavarsi, secondo Perotti, l’assurda conclusione che nel 2013 la spesa è aumentata di 90 milioni di euro.

Relativamente al bilancio della Camera, la modulazione dei pagamenti, quindi, nulla aggiunge e nulla toglie al dato sulle obbligazioni contratte e sul “costo effettivo per il contribuente”.

Con riferimento al bilancio dello Stato e degli enti locali, tale modulazione, invece, assume valore sintomatico della sostenibilità della spesa, potendo segnalare, in caso di un basso tasso di pagamenti in conto competenza e/o residui passivi, un rinvio dei pagamenti stessi non per effetto di previsioni contrattuali ma per strutturale insufficienza di entrate per cassa a causa dell’erroneo/insussistente accertamento delle entrate poste a copertura della spesa stessa.

Stante quanto sopra, è ben agevole, allora, sintetizzare così i dati del bilancio della Camera sinteticamente riportati nella tabella pubblicata da Perotti:

  • rispetto a quanto poteva spendere nel 2012, nel 2013 la Camera (salvo variazioni di spesa) potrà spendere meno (avendo il bilancio di previsione funzione autorizzativa): nel 2012 poteva spendere 1.088 milioni di euro, mentre nel 2013 potrà spendere 1.055 milioni, con una differenza di 33 milioni;
  • rispetto a quanto la Camera ha effettivamente speso nel 2012 (1.045 milioni), nel 2013 potrà spendere 1.055 milioni (ma non è detto che la spesa prevista ed autorizzata sarà tutta impegnata), con una maggiore spesa potenziale di 10 milioni di euro.

Come si è detto, ogni altro raffronto sui dati di cassa, relativi sia alle previsioni sia al consuntivo, è inutile e fuorviante. E’ chiaro, infatti, che se nel 2012 la Camera ha impegnato spese per 1.045 milioni ma ne ha pagate per cassa (con riferimento a tali impegni) solo 981, i 64 milioni di differenza (che saranno pagati in esercizi successivi) non possono essere considerati spesi due volte, una volta in termini di competenza ed un’altra in termini di cassa.

Rimane il fatto che, al di là di trionfalistici annunci, nel 2013 la Camera dei deputati è stata autorizzata a spendere una somma superiore a quella effettivamente spesa nel 2012. Peraltro, tenuto conto che siamo ormai a metà novembre, a breve la Camera potrà, volendo, mettere a disposizione i dati consuntivi e così si potrà verificare in quale misura la capacità di spesa sarà stata effettivamente dispiegata e se, quindi, ci saranno stati incrementi o “risparmi” di spesa rispetto alla spesa effettiva del 2012, sempre tenendo conto, però, che tali risparmi dovrebbero essere proporzionati alla necessità di allineare il costo dei nostri dei organi istituzionali a quello sostenuto dagli altri maggiori paesi europei.

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Pubblicato da roundmidnight

Occupa da anni, in modo semiserio, un posto in un consiglio di amministrazione all'interno di un "gruppo" internazionale.

4 Risposte a “Mi rifaccio la Camera”

  1. C’è chi sostiene che la lobby della pseudo rappresentanza politica coinvolga più di un milione di persone, credo sia un ottimista. Sono una moltitudine impressionante di presidenti, consiglieri, amministratori, direttori, funzionari, commessi, impiegati, usceri e “tengo famiglia”.

    Un esercito di famelici parassiti che si annidano negli enti territoriali: comuni, province, regioni, parlamento, ma si estendono, come un virus ammorbante, all’economia reale sotto forma di aziende autonome, enti pubblici dalle finalità surreali, cooperative e associazioni di ogni genere, fino a giungere ai vertici di banche e media.

    Partiti, sindacati, patronati e fondazioni e “illustri famiglie” sono i gran cerimonieri di questo sporco rito è che divenuta la rappresentanza politica.

    La burocrazia statale e la magistratura né sono la forma più stabile e perniciosa. La sanità il bottino più ambito. Non fanno eccezione ne università ne forze armate.

    Si autotutelano e attribuiscono privilegi d’ogni sorta, pur di riprodursi e permanere sono capaci di ogni collusione, compresa quella con il crimine organizzato.

    Non esiste potentato economico (italiano o estero) che per agire sul territorio nazionale non sia costretto ad una qualche forma di vassallaggio o patto, più o meno scellerato.

    Stiamo parlando di un coacervo d’interessi che ha pervaso anche il più minuto aspetto della vita sociale ed economica del paese, talmente forte da essersi quasi sublimato in costume e cultura nazionale.

    A questa melma, con l’illusione del voto, in un rito sempre più stanco e vuoto, affidiamo le nostre sorti e i destini dei nostri figli. Ci accaloriamo, come ottusi tifosi, per loro faide interne.

    Incapaci di giustificare le loro perniciose esistenze si stanno nascondendo dietro il dettato Europeo, sacrificando ogni ragionevole interesse nazionale, facendoci credere che siamo noi che dobbiamo pagare il conto del loro fallimento.

    Da questa nauseabonda tribù vi aspettate le riforme? Ovvero il loro suicidio collettivo?

  2. Non accadrà, a partire dalla legge elettorale, non accadrà mai. Anzi nuove occasioni di spesa con Expo, Olimpiadi, mondiali di tiro al piattello, universali di tiro alla fune, abolizione delle province su Plutone, ma non in Italia e naturalmente pensioni d’oro, argento, platino e baby.

    E la corte Costituzionale? Sono dei monaci penitenti, dei fachiri: AIUTIAMOLI subito: http://www.lavoce.info/la-corte-costituzionale-costi-sprechi-scandalo/

  3. Salve, sarà pure un coacervo ecc. ecc. Ma se fosse vero perché inventarsi dei numeri di sana pianta? Perotti ad esempio, come linkato da Sakura, ha effettuato un pignolo confronto tra i costi della Corte costituzionale italiana ed inglese trascurando il non secondario dettaglio che la Costituzione inglese è elastica e quindi non può esistere una Corte costituzionale……
    Tanto valeva confrontare il costo del Quirinale con il costo del commissariato di Topolinia

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