Lo scarabeo degli NPL

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NPL

I contrasti e le polemiche nate attorno alle nuove linee guida per la gestione dei non performing loans, seppur ancora in consultazione, stanno tenendo banco da una settimana, dividendo tecnici, osservatori e opinione pubblica fra sostenitori del rigore di bilancio e i difensori della “peculiarità peninsulare” contro l’assedio “straniero”.

Ripetiamo per i distratti: tutti i crediti deteriorati (past due, inadempienze probabili, sofferenze) che si formeranno dal primo gennaio del 2018 saranno azzerati, in base ad accantonamenti periodici lineari, entro due anni o sette anni a seconda che siano crediti semza garanzia oppure con garanzia.

Si noti che anche per i crediti unsecured esistono potenziali garanzie: se il debito è in capo a una società di persone o un privato, i titolari e il debitore principale rispondono con tutto il proprio patrimonio presente e futuro.

La norma sugli npl sarà inaugurata contemporaneamente ai nuovi principi contabili Ifrs9 che prevedono accantonamenti fin dalla prima concessione di credito, in misura crescente alla perdita attesa (quindi al peggiorare del rating di controparte, anche se il cliente rimanesse in bonis).

I favorevoli ai nuovi criteri sostengono che daranno veridicità e correttezza ai bilanci, prevederanno accantonamenti equilibrati e bilanciati lungo tutta la vita di ciascuna esposizione, evitando ingorghi all’uscita dalla autostrada, cioè al momento della crisi della controparte o peggio ancora della banca come abbiamo a ripetizione visto negli ultimi anni.

I contrari affermano che queste norme, in combinato disposto con i famigerati ifrs9, sono procicliche, ridurranno il credito alla economia reale, ne aumenteranno il costo, ridurranno il capitale, allontaneranno gli investitori.

NPL - refinance

Al di là delle urla belluine dello zoo mediatico, provo a elencare alcuni dubbi e alcune cose buone contenute nelle linee guida, provando in fondo all’articolo a dare un mio suggerimento per uscire dall’impasse.

Partiamo dalle considerazioni sulla legalità delle linee guida (si vedano le prime 3 pagine dell’addendum)

Grattando sotto la patina di opaco lasciata dalle polemiche sui conflitti di competenze fra euroburocati e europarlamentari, pare di capire che i dubbi più fondati riguardano la compatibilità fra linee guida (=consigli) che prevedono un azzeramento automatico in un lasso di tempo certo, e i principi contabili (=leggi) che prevedono accantonamenti pari alla sola perdita attesa.

Poichè è improbabile che la perdita attesa sia massima in presenza di garanzie o di beni personali aggredibili giudiziariamente, ecco che le due previsioni normative entrano in conflitto.

Effettivamente la contraddizione esiste, e a mio parere è futile affermare che le Autorità di Vigilanza macroprudenziale possano e debbano derogare a norme generali per raggiungere obiettivi di maggiore stabilità finanziaria: una cosa è la moral suasion per ottenere rettifiche su accantonamenti di specifici casi che si è giudicati inadeguatamente valutati nelle sessioni Srep, mentre è cosa diversissima imporre una norma meccanica erga omnes et omnia.

Non si può che essere d’accordo laddove si richieda una maggiore cooperazione fra euroburocrazia e europarlamento, come fanno Tajani e Gualtieri, purchè questa richiesta non sia la testa di ponte di innominabili scopi clientelistico-politici, e tutto invece lo fa presumere.

Vediamo ora un esempio di buon senso: A pagina 7 dell’addendum è specificato che ciascuna banca può derogare al principio generale (l’azzeramento) se dimostra che il debitore, per quanto moroso, stia effettuando versamenti in maniera sufficientemente regolare e per importi significativi ancorchè non sufficienti a riportare il debito in regola.

Questa previsione è assolutamente sensata, e non è altro che mettere nero su bianco il comportamento standard di ogni gestore del credito deteriorato che si approcci ad un past due e una inadempienza probabile (non però per le sofferenze che sono rapporti ormai “morti”): lì dove è possibile prevedere con una dimostrabile certezza che esistono flussi di cassa futuri (approccio forward looking), anche solo parzialmente adeguati al rimborso del debito, il cliente si considera ancora “vitale”. Tale previsione è sufficiente a mantenere in uno stato di criosospensione il rapporto che continua a decantare seppur più lentamente. In certi casi, se ne ricorrono i presupposti, si possono utilizzare tali previsioni per ristrutturare integralmente il debito e così tornare ad una gestione performing.

Tuttavia questa eccezione non deve ingannarci (e qui l’asino rischia di cadere): questa metodologia di determinare gli accantonamenti sulla stima individuale dei flussi di cassa futuri (cioè basandosi sui bilanci ufficiali e previsionali della singola azienda specifica) è caratteristica della metodologia analitica che però si può applicare solo a esposizioni singole di importo significativo.

Per le esposizioni NON significative, in particolare quelle delle piccole e micro imprese e dei privati, non si procede a stime individuali, che sarebbero lunghe e onerose rispetto ai volumi interessati, bensì si creano gruppi di controparti omogenei per settore, attività, localizzazione geografica, rischio e tipologia di fido, e si stima, sulla base di serie storiche, una capacità passata di rimborso media di gruppo: un bel pollo di Trilussa per dirla tutta.

Questo significa che le esposizioni delle PMI e dei privati rischiano di rimanere escluse dalla eccezione vista sopra.

Stime backward looking difettanto di capacità previsiva e inducono a tenere in minor conto le aspettative e i piani aziendali favorendo invece un approccio statistico e meccanico che applica coefficienti di accantonamento dati. Questo “fare di tutta l’erba un fascio” tende inoltre a irrigidire la posizione negoziale delle banche negli incontri con i clienti morosi, perchè l’accantonamento a rischi rimane comunque un dato fisso, immutabile e esogeno: un cliente microimpresa o privato viene incentivato a versare, possibilmente velocemente per cercare di recuperare prima possibile il credito, insistendo su di lui con la identica intensità tanto se è regolare e corretto quanto se incostante e problematico.

Aggiungere i nuovi criteri dell’azzeramento a questa situazione significa aggiungere una deadline che irrigidirà ulteriormente la posizione negoziale della banca.

E arriviamo alla domanda finale: questi nuovi criteri come impatteranno sul credito e sul suo costo?

Si dice che gli effetti saranno una contrazione delle concessioni e dei rinnovi e un aumento del costo.

Penso sia innegabile riconoscere che da molti anni le banche italiane hanno risposto alle richieste di maggiori accantonamenti e capitale riducendo il credito, concedendolo alle controparti che garantissero rating migliori e più stabili oppure garanzie reali solide. Nulla vieta di pensare che questi nuovi criteri su npl e ifrs9 producano domani lo stesso effetto.

D’altro canto mi sembra palesemente assurdo lamentarsi che le banche diventino più attente a valutare, concedere e gestire il credito, dato che da essi dipende la tutela del nostro risparmio.

Per quanto riguarda l’effetto sui tassi, già da tempo il pricing dei tassi comprende la perdita attesa. Pertanto già da anni i tassi di cassa, autoliquidanti e breve termine vengono adeguati periodicamente alle variazioni del rating, in misura crescente al rischio di controparte e alla perdita attesa, con l’unica eccezione dei tassi dei finanziamenti a medio lungo termine, ormai congelati contrattualmente al momento della stipula.

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Questa metodologia di pricing remunera continuativamente e adeguatamente il capitale proprio rispetto a variazioni peggiorative della probability of default, ma la previsione di accantonamenti pure nella fase in bonis potrebbe veramente creare tensioni al rialzo sui tassi. Ma questo riguarda gli Ifrs9 e non i nuovo criteri sui npl. Il timore che i nuovi principi sui npl aumentino i tassi sono ridicoli perchè per il credito deteriorato i tassi sono già molto alti in quanto la perdita attesa è stimata alta. Cerchiamo quindi di non confondere le cause, tra l’altro gli effetti di prossima introduzione degli Ifrs9 sono noti da molto tempo e non sono una novità di mercoledì scorso.

Proviamo pertanto a ricapitolare e evidenziare la mia modesta proposta.

Ritengo incoerente che il vigilante abbia deciso di far correre le lancette del countdown per l’azzeramento fin dal momento del primo segno di deterioramento, piuttosto che del passaggio a sofferenze.

Prevedere una data termine ha senso solo a decorrere dal momento in cui le banche giudicano possibile recuperare il credito solo escutendo garanzie o pignorando beni personali: trascorso il lasso di tempo prestabilito, senza che nulla modifichi la situazione, è plausibile pensare che il patrimonio non sia escutibile o valorizzabile per un recupero coatto, e quindi ha senso azzerare tutto.

Due e sette anni, a partire dal deterioramento del credito e non – ripeto – dal passaggio a sofferenze sono francamente punitivi, inoltre un termine di due anni mi sembra incoerente rispetto ai tempi medi della giustizia civile.

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Se il Ssm ha deciso una interpretazione così punitiva mi sorge il sospetto che sia venuta meno la sua fiducia nella capacità delle Direzione Crediti delle banche di prevedere efficamente i flussi di cassa futuri: d’altronde ogni anno ciascuna banca deve sottoporre a verifiche retrospettive tutte le proprie previsioni per saggiarne la congruità ex post, e pare che in molti casi ci si sia sbagliati e non di poco.

La mia proposta è quindi di lasciare la norma sull’azzeramento limitandolo alle sole sofferenze, portandolo a sette anni indifferentemente dalla presenza di garanzie reali o personali.

Parallelamente si devono esercitare attente e periodiche attività di vigilanza macroprudenziale soprattutto per monitorare la congruità delle stime della perdita attesa e dei flussi di cassa futuri delle posizioni ad incaglio, per evitare che veri zombies sostino vita natural durante fra le inadempienze piuttosto di venir classificati a sofferenze. In questi casi norme rigide avrebbero senso, per esempio prevedendo obbligatoriamente un periodo di due anni per dimostrare la capacità di generare flussi di cassa, trascorsi invano i quali scatterebbe una presunzione di irrecuperabilità e quindi il passaggio a sofferenze.

A mio parere si supererebbero così molti dei dubbi che dividono oggi i commentatori.

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Banchiere Cannibale

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