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Olimpiadeottimisti

Io appartengo alla schiera degli Expottimisti, sodalizio virtuale inventato dal mio amico Giacomo Biraghi, e dunque non posso che giudicare positivamente l’idea di candidare l’Italia ad ospitare le Olimpiadi del 2024.
Credetemi, in un paese che si piange addosso un giorno sì e l’altro pure, l’energia che si osserva attorno a un grande evento è qualcosa di inconsueto ed è quello di cui -a mio avviso- abbiamo bisogno.
Lo svolgersi degli eventi, degli incontri, i progetti che avanzano, i padiglioni che crescono, le idee che si presentano costituiscono un panorama molto diverso da quello che si osserva in quasi ogni altro ambiente.
Le persone che si incontrano sono molto spesso fattive e di valore.
L’Expo2015 è un’iniziativa nata in un momento molto diverso da quello attuale, con prospettive e intenti forse non del tutto chiari e che, infatti, è un po’ cambiata e si è giustamente ridimensionata nel corso del tempo trovando l’equilibrio corretto. Trovo incomprensibile l’atteggiamento disfattista: l’Expo c’è, è una grande occasione e non fare di tutto per sfruttarla è semplicemente sciocco.
Per le Olimpiadi il discorso è un po’ diverso. Ancora non ci sono e il farle o no è una decisione aperta e in competizione con altre.
Sarebbe una bella cosa affrontare la questione al meglio.
Anzitutto sono una cosa che costa. Molto. Leggo che per candidarsi serve una sorta di fidejussione del valore tra 6 e 20 miliardi di euro.
Non sarebbe responsabile lanciare una macchina così grande e costosa senza definire molto bene prima il contenuto, i risultati attesi e il costo.
Non si può discutere la questione con le categorie del coraggio e del disfattismo, senza sapere bene di cosa si sta parlando. Né lasciare spazio a chi ha un interesse specifico, potenzialmente in conflitto con altri, di buttare la discussione in caciara con i “ce la faremo” e le “prove di orgoglio”.
Tutto deve girare attorno alla responsabilità, intesa nel senso del rendere conto delle proprie azioni, in altri termini di accountability.
E lo scrutinio di questa responsabilità deve fare riferimento a qualcosa di molto concreto.
Difficilmente esso può riguardare i ritorni, che a mio avviso sono sostanzialmente intangibili. Cosa che non deve dissuadere, può benissimo valere la pena lo stesso.
Senz’altro però lo scrutinio deve riguardare la spesa, un elemento da tener presente nel giudizio fino ad essere ingombrante.
Per questo credo sia opportuno che chi desidera queste Olimpiadi sia disposto ad accettare una tassa addizionale per pagarle.
Nessuna propaganda, nessun infingimento. Tutte le carte sul tavolo. E nessuna possibilità di fare i fenomeni con la macchina di papà.

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Luca Bianchetti
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Pubblicato da Luca Bianchetti

Laureato in ingegneria e psicologia, ha un MBA. Ha fatto il consulente direzionale con società multinazionali, si è occupato di molti progetti di trasformazione e di ridisegno dei processi. Iscritto al PRI nella prima repubblica, non sa più a che santo votarsi.

7 Risposte a “Olimpiadeottimisti”

  1. Non siamo ridicoli! La chiave della cialtronata roma olimpica sta tutta nella pervicace scelta forzata della capitale come sede (a fronte di ipotesi alternative, mai prese in considerazione, quali venezia, ove il solo recupero di porto marghera avrebbe dato un senso minimo all’operazione). Roma è semplicemente la condizione necessaria per il blocco di interessi (di assalto alle casse statali) che sta dietro all’operazione (partita con elezione Malagò via Gianni Letta). E’ un operazione priva di qualunque interesse sportivo ed economico (strutture inutili a debito provocano solo un ulteriore collasso delle casse dello stato al netto dell’incremento di costi medio che da sempre è insito negli appalti della capitale.
    Essere ottimisti, in questo caso, significa essere o corrotti o fessi….

  2. Anche se a Natale siamo tutti più buoni, mi permetto un commento da rompipalle (ma so che capirai). Io ho due sorte di problemi su questi argomenti, sintetizzati da bastone e carota.
    Comincio dall’EXPO (bastone): tutti dicono che è una grande occasione; tutti dicono che verranno un sacco di persone e che sarà una vetrina. Ma avete parlato con una qualsiasi azienda, per es. dell’agroalimentare? non parlo dei nomi blasonati, ma di tutte quelle medio piccole che nel silenzio e anonimato tengono i piedi sto paese. Beh, non hanno ricevuto alcun progetto di partecipazione. Nessuno ha spiegato loro come gestire sei mesi di partecipazione, chi incontrare, quali paesi, quali rappresentanti dei paesi. Le camere di commercio non hanno alcuna informazione a riguardo per informare il tessuto imprenditoriale. Mancano poco più di 5 mesi. Pensi che le aziende possono sempre decidere oggi per domani (come il ns Governo)? Insomma, EXPO per adesso è una scatola vuota che è costata un mare di soldi e che non si porta dietro nemmeno una decente eredità di infrastrutture utili. Insomma, a sentire per chi è stato fatto l’EXPO, le piccole aziende italiane, fino ad ora è sinonimo di niente, nulla. Speriamo che qualcuno se ne accorga in tempo.
    E qui il secondo punto: le Olimpiadi. Tutt’altra cosa rispetto ad Expo. Roma dovrebbe già avere un livello adeguato di strutture sportive mentre mancherebbero: metropolitane, collegamenti, trasporti superf, servizi total quality. Gli accessori (!). E dall’esperienza milanese EXPO se ne trae che questi eventi non sono sufficienti a fornire la spinta adeguata in quella direzione.

    Ed ecco la carota: fai bene a evocare sentimenti concilianti e stimoli “buoni”; e fai bene a buttare il cuore oltre l’ostacolo in un paese che si piange addosso (concordo al 100%). L’ottimismo incondizionato è un motore che smuove le montagne dell’ignavia, ma rischia di invischiarsi nella melassa della corruzione. Le olimpiadi non devono essere usate come estemporanea prova di orgoglio, ma come simbolo del nuovo corso. Per cui spero solo tu abbia ragione, ma io non voglio altre tasse per prove di orgoglio ad uso e consumo del politicante di turno.

  3. Ma no, figurati. Condivido tutto quel che dici, ma lo inquadro in altro modo.
    Sicuro Expo poteva avere qualcuno che guidasse PMI a sfruttuarlo, ma ho poca fiducia di queste cose. Mi viene in mente l’ICE. Se fatte bene (difficile) sono meglio di niente, ma i risultati li fa chi si sbatte. Come dice uno slogan (giusto, per me): L’Expo è di chi se lo prende.
    Sulla corruzione il punto è proprio che se Olimpiadi si fa si devono fare bene. Ma non si può dire non le facciamo perché non siamo capaci, abbiamo la lettera scarlatta autoimposta.
    Primo segno che si vuol fare bene è: non ti condisco di fumisterie nascondendo la spesa in nuovo debito o con tagli su qualcosa che ti farà male in futuro, ti dico quanto costa (tanto) e mi metto in condizione che se faccio male mi rincorri col forcone.
    Tu dici “non voglio altre tasse” ma, se si dovessero fare, nel mucchio o a parte, andrebbero pagate comunque.

    1. Ti racconto l’antefatto del mio commento: appena qualche minuto prima di leggere il tuo articolo, ho ricevuto la chiamata di auguri di un mio caro amico, imprenditore dell’agroalimentare del sud italia.
      Durante la telefonata, di punto in bianco, ho detto: “ma tu lo fai l’Expo, no? è una occasione importantissima; verranno milioni di persone a Milano”. La domanda era chiaramente ingenua, ma non pensavo fosse proprio stupida. Da cui la sintesi del mio commento. Per fortuna era un mio caro amico altrimenti mi avrebbe tolto la parola.
      Tutto questo per dire che superficialità e approssimazione (per non dire dilettantismo) della nostra classe dirigenziale pubblica (qui esagero e generalizzo) sono anche peggiori dello spreco (e/o l’occultamento) stesso di denaro.
      E con questo mi taccio.
      Buon Natale

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