Pacchetto completo “stampa-via-la-crisi”. Affrettarsi, no perditempo

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La prima regola che ti insegnano ai corsi di economia è quella per cui ogni decisione economica ha sempre un costo, anche se non direttamente osservabile. La frase asciutta e perentoria “non ci sono pasti gratuiti” non prevede eccezioni e suggerisce quindi di prendere delle decisioni tenendo conto non solo del set informativo sui costi evidenti, ma anche considerando quelli nascosti o potenziali.  Il modo in cui tali informazioni vengono “pesate” dipende esclusivamente dal modello economico, cioè dalla rappresentazione della realtà, che si vuole adottare.
Con questa prefazione, criptica e banale allo stesso tempo, vi racconto cosa penso riguardo un argomento poco interessante per molti, la Modern Monetary Theory (MMT), usata in maniera populista da coloro che sostengono l’uscita dall’EMU, cioè l’abbandono dell’Euro. Il padre della MMT sembra essere il Prof. australiano Bill Mitchel (aka Bilbo), il quale teorizza l’esistenza di un grande super-ente governativo -governo & banca centrale- che attraverso la sovranità della moneta, possa stamparne ad infinitum per supportare la spesa pubblica con l’obiettivo della piena occupazione. Affascinate.

Serve però un minimo di contesto: la MMT può essere vista come un ramo post-keynesiano, in cui la variabile decisionale è la spesa pubblica, con la centralità del ruolo dello stato nel guidare l’andamento delle attività economiche. Sintesi è rozza ad esclusivo beneficio della semplicità, per cui chiedo venia agli economisti (quelli veri).

In questa sede vorrei analizzare i pro e i contro della nuova teoria della moneta alla luce delle prescrizioni che populisticamente vengono considerate la salvezza per il nostro paese: uscita dall’Euro, sovranità della moneta, nuova spesa pubblica finanziata dalla banca centrale.

Iniziamo dal programma dell’ormai famoso economista W. Mosler (per gli USA e quello specifico per l’Italia ), ovvero il teorico dietro le performance del giornalista rivoluzionario Paolo Barnard. Egli identifica in particolare 7 punti fondamentali.

  1. Il governo non ha alcun vincolo alle spese e queste non dipendono dalle entrate, quindi non ha un rischio di insolvenza (i.e. non vale il vincolo intertemporale del govt)
  2. Le generazioni future consumeranno indipentemente dal debito, e quindi dalle politiche attuali sul deficit (ie. effetti nulli del debito sui consumi)
  3. Il deficit dell Stato aumenta i risparmi delle famiglie, non li diminuisce (i.e. no effetti distorsivi trasferimento pubblico-privato, e no effetti da accumulo del debito come la 2)
  4. Lo Stato sociale non può fallire (vedi punto 1)
  5. Import è un beneficio, export un costo quindi un persistente deficit commerciale non toglie lavoro e produzione  (i.e. bilancia dei pagamenti non rappresenta una fonte di squilibri – non si parla di posizione netta con l’estero)
  6. I risparmi non servono per finanziare gli investimenti, ma gli investimenti si aggiungono ai risparmi (i.e. risparmi ed investimenti non sono legati, non esiste canale del credito privato come moltiplicatore della moneta)
  7. Un alto deficit dello Stato oggi è una buona cosa anche se vuol dire alte tasse in futuro (perché le tasse future sono incerte perché deficit finanziati dalla moneta sono possibili)

Il comune denominatore riguarda la capacità del governo, ritenuta infinita, di finanziarsi attraverso l’emissione di moneta supportando il benessere dell’economia domestica. Riprendo all’incipit dell’articolo, con la frase “non ci sono pasti gratuiti”; quindi dove sta la fregatura della nuova panacea firmata sovranità della moneta?

La prima in assoluto è la mancanza di struttura: tutta l’impalcatura si tiene su ipotesi di gestione monocratica del “governo” il quale ha potere su creditori e debitori, salari e prezzi, e quindi moneta. Lo Stato non può fallire, non va sul mercato finanziario con debito perché stampa la moneta con cui finanzia le spese. Può creare occupazione, fissare i salari e quindi in ultima analisi i prezzi, controllando l’inflazione. Inoltre il debito estero viene controllato attraverso condizioni variabili e discrezionali sulle modalità di pagamento, mantenendo ugualmente la capacità di importare beni e servizi. Dubitabile. Insomma, sembra la terra degli “Eloi”, con qualcuno che magicamente porta benessere, pace e prosperità.

Il secondo problema riguarda la mancanza di prospettiva: si afferma che lo Stato può indefinitamente stampare moneta. Purtroppo le condizioni di trasversalità sono importanti perché il futuro è sempre facile da comprimere con un tasso di sconto, riducendo l’attività di uno stato ad un gigantesco Ponzi-scheme. Il fatto che un paese sovrano porti il deficit al 10% del PIL per un certo periodo di tempo, con la banca centrale che fa QE (ndr gli USA) non ha nulla a che fare con la MMT soprattutto per le condizioni di trasversalità che garantiscono una deviazione da questo comportamento. Viversa sembra che lo Zimbabwe abbia adottato una sorta i MMT: sono arrivati al punto di non riuscire a stampare abbastanza moneta per comprare l’inchiostro di stampa della moneta stessa.

La magia (o finzione) sta nello scollegare completamente le spese dello Stato alle entrate, il quale diventa unico produttore della moneta, adesso soprattutto nelle mani del settore privato. In pratica lo Stato potrebbe spendere qualsiasi cifra per la piena occupazione, indipendentemente dalle entrate. Le tasse, una volta riscosse, potrebbere anche essere letteralmente bruciate dall’impiegato dell’agenzia delle entrate. L’eliminazione del cdebito dello Stato (ndr in Italia €2000mld) vuol dire eliminare il sistema dei crediti/debiti finanziari del settore non governativo, famiglie e imprese (€2.300mld). Provate anche solo ad immaginare gli effetti sulla ricchezza non finanziaria.

In quel modo Si elimina il concetto di moltiplicatore della moneta del settore privato: qui è lo Stato che provvede alle esigenze attraverso la piena occupazione ed un salario di controllo (full critica di Cullen Roche e Jack Sparrow).

Ribadisco, è affascinante ma non tiene. Un interessante e ben argomentato articolo di Francesco Lippi mette in guarda dalle facili soluzioni derivanti dal signoraggio e dalla svalutazione della moneta. Nel suo articolo descrive anche l’esercizio di due economisti che simulano gli effetti di una svalutazione semplicemente modificando il mix delle tasse, riducendo l’IRAP sulle imprese ed aumentando l’IVA sui consumi.

La risposta di un “teorista” o di un seguace dell’uscita dall’Euro potrebbe essere “e mica la pagheremmo l’IVA, noi!”.

E amen.

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Wealth/Asset manager. Ha sposato la causa dei bond ed è ossessionato dalle banche centrali.
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31 commenti su “Pacchetto completo “stampa-via-la-crisi”. Affrettarsi, no perditempo

  1. O Prodi difensori dell’Euro vi piace vincere facile? Prima Barnard ora MMT.

    Non è possibile stampare via la crisi e tanto meno risolverla con l’Austerity.

    Questa non è una mera crisi economica e tanto meno il ripetersi della storia (1929) ma … “è il più grande crimine finanziario organizzato della storia umana.” J.K. Galbraith

    Il problema è tutto politico, si può affrontarlo solamente spazzando via l’intera governance europea.

    Non resta che sperare nei francesi, non nel governo di Francia, ma nei cittadini francesi.

    Tra i critici dell’Euro, si annoverano eminenti intelligenze economiche tra cui i seguenti premi nobel per l’economia:

    Il primo ad inquadrare l’Euro fu Milton Friedman, il padre del neoliberismo, nonchè fondatore della Scuola di Chicago:

    “La spinta per l’Euro è stata motivata dalla politica, non dall’economia. Lo scopo è stato quello di unire la Germania e la Francia così strettamente da rendere una possibile guerra europea impossibile, e di allestire il palco per i federali Stati Uniti d’Europa. Io credo che l’adozione dell’Euro avrà l’effetto opposto. Esacerberà le tensioni politiche convertendo shock divergenti che si sarebbero potuti prontamente contenere con aggiustamenti del tasso di cambio in problemi politici di divisioni. Un’unità politica può aprire la strada per un’unità monetaria. Un’unità monetaria imposta sotto condizioni sfavorevoli si dimostrerà una barriera per il raggiungimento dell’unità politica”.

    http://www.project-syndicate.org/commentary/the-euro–monetary-unity-to-political-disunity

    Seguono i keynesiani: Paul Krugman, Joseph Stiglitz, Amartya Sen, nonchè il pentito Christopher Pissarides e James Mirrless.

    http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2013-12-17/i-sei-premi-nobel-contro-euro-mirrless-italia-dovrebbe-uscire-ora-123855.shtml?uuid=ABessak#navigation

    Gli effetti economici dell’Euro sono sotto gli occhi di tutti e sulla pelle di moltitudini. Continuare a decantarne le virtù taumaturgiche, oltre ad essere un insulto alla ragione, inizia ad essere malafede.

    L’Euro non è solo un grave problema economico, ma è diventato il grimaldello per scardinare le Costituzioni degli Stati di Diritto. I diritti individuali e collettivi stanno subendo uno stillicidio di edulcorate compressioni, facendoci giungere a vette sperimentate solo sotto occupazioni militari o regimi fascisti.

    Grecia, Irlanda, Spagna, Cipro, Portogallo, Italia, sei popoli di criminali? O sei popoli devastati da criminali? Il governo spagnolo, costretto a future salutari cure, si porta avanti col lavoro. Ecco l’ultimo crimine: http://elpais.com/tag/ley_seguridad_ciudadana/a/

    P.S. Lo so, lo so … populista, complottista e non mi piacciono le Malboro 🙂

  2. Il problema è che questi talebani tolgono legittimità ad ogni argomentazione di tipo keynesiano, ti impediscono anche solo di parlare con un minimo di serietà del rapporto istituzioni pubbliche/banche, primato dello Stato o del mercato… temi che varrebbe la pena discutere, perchè in ogni caso, a me sembra che il mercato stia dimostrando ogni giorno di più il proprio fallimento…

    Ah! E buon Natale eh! :o)

    • Fr@ncesco il said:

      Secondo me i talebani sono quelli come te i quali propongono ogni affermazione per partito preso nonostante noi della MMT smontiamo sistematicamente ciascuna delle vostre affermazioni punto dopo punto. Vorrei inoltre fare rilevare come la MMT sia L’UNICA SCUOLA ECONOMCA DI STAMPO ACCADEMICO AD AVERE PREPARATO UN PROGRAMMA COMPLETO CHE PREVEDA L’USCITA DELL’ITALIA DALL’EURO, vedi qui:

      http://memmt.info/site/wp-content/uploads/2013/01/Programma_memmt.pdf

      • sintesi del programma MMT in quattro punti principali:
      1) USCITA DALL’EURO secondo il piano Mosler
      2) PIENA OCCUPAZIONE con la job guarantee
      3) AZZERAMENTO DELL’IVA per mezzo della finanza funzionale
      4) STOP ALLE NUOVE EMISSIONI DI TITOLI DI STATO

      • la MMT sintetizzata in una frase:
      LO STATO SMETTA DI EMETTERE TITOLI DI STATO E SI FINANZI EMETTENDO MONETA

      • il principio base della MMT:
      LA DISOCCUPAZIONE E’ UN CRIMINE CONTRO L’UMANITA’

      • gli obiettivi: la MMT spiega come sia possibile conseguire
      LA PIENA OCCUPAZIONE E LA PIENA PRODUZIONE UNITE ALLA STABILITA’ DEI PREZZI

      è bene precisare che la MMT, sebbene sia sostenuta da economisti e accademici di derivazione post-keynesiana, in realtà NON E’ UNA SCUOLA ECONOMICA KEYNESIANA BENSI’ E’ UNA SCUOLA ECONOMICA DI TIPO CARTALISTA. Questo perché per la MMT considera la moneta come il prodotto di un’azione eminentemente ESOGENA e non ENDOGENA come invece affermato dai vari filoni di pensiero keynesiani.

      Consiglio all’autore di questo articolo di guardarsi questo video qui con Warren Mosler per capire la perfetta razionalità e coerenza strutturale presente nella MMT:

      e di leggersi questo paper di Éric Tymoigne and Randall Wray pubblicato dal Levy Institute in risposta alle critiche rivolte nei confronti della MMT, intitolato “MMT: A REPLY TO CRITICS”:

      http://www.levyinstitute.org/pubs/wp_778.pdf

      PS

      Anche questo è un altro ottimo video con Warren Mosler, imperdibile:

      • Fr@ncesco il said:

        Questo perché non ti rendi conto di un dato di realtà incontestabile dal punto di vista macroeconomico ossia che:

        IL DEFICIT DEL SETTORE PUBBLICO EQUIVALE AL SURPLUS DEL SETTORE NON PUBBLICO.

        ciò è precisamente descritto dalla FORMULA DEL CIRCUITO ECONOMICO:

        (G−T)=(S−I)+(M−X)

        con:

        G=spesa pubblica
        T=tasse
        S=risparmi
        I=investimenti
        M=importazioni
        X=esportazioni

        TRADUZIONE: il deficit del settore pubblico (ossia G−T) rappresenta il surplus del settore non pubblico. Ergo il deficit pubblico equivale in pratica ai soldi in tasca ai cittadini.

        Per cui, all’aumento del deficit pubblico aumentano i soldi in tasca ai cittadini, mentre alla diminuzione del deficit pubblico diminuiscono i soldi in tasca ai cittadini.

        Da ciò ne consegue che al DEBITO PUBBLICO, essendo la somma di tutti i deficit pubblici effettuati dallo Stato, va data questa definizione:

        IL DEBITO DEL SETTORE PUBBLICO EQUIVALE ALL’ACCREDITO DEL SETTORE NON PUBBLICO.

        Cioè IL DEBITO PUBBLICO SONO I TUOI SOLDI. Se si riduce il debito pubblico allora significa che TI STANNO RAPINANDO. Cioè ti fregano proprio letteralmente i soldi dalle tasche.

        Perché l’euro è una truffa? Perché. nel momento in cui l’Unione Europea chiede all’Italia di ridurre il proprio debito pubblico, in pratica ci stanno dicendo: FERMI TUTTI QUESTA E’ UNA RAPINA.

        L’EURO E’ UNA TRUFFA, COME QUELLE CON IL SALE DI WANNA MARCHI E DEL MAGO DO NASCIMENTO.

        Ora, se per caso stai leggendo queste cose per la prima volta, esse possono sembrarti stravolgenti. In realtà, si tratta di concetti ben noti e presenti nella letteratura accademica di macroeconomia da almeno 50 anni. Cioè la letteratura accademica di macroeconomia spiega molto bene come ottenere la piena occupazione e la piena produzione unite alla stabilità dei prezzi. Ciò che rende la MMT (MODERN MONEY THEORY) interessante è il fatto di avere unito tali concetti in un unico modello macroeconomico estremamente chiaro ed efficace.

        ATTENZIONE: esistono però degli economisti (tipo Michele Boldrin, Carlo Stagnaro dell’Istituto Bruno Leoni, etc…) che contestano tale interpretazione del circuito economico. Siccome ogni errore ha la sua logica, cerchiamo di comprendere quindi la logica che sta dietro l’errore di lorsignori. Ritorniamo alla FORMULA DEL CIRCUITO ECONOMICO:

        (G−T)=(S−I)+(M−X)

        IN ESTREMA SINTESI: essendo tale formula una IDENTITA’ CONTABILE, essa può essere “letta” in “due sensi diversi”, per così dire. Ergo loro non leggono tale formula “da sinistra verso destra”, come fa la MMT, bensì da “destra verso sinistra”. Pertanto, mentre per la MMT è il deficit pubblico a generare il risparmio privato, per i vari Boldrin, Stagnaro, etc è invece il risparmio privato a generare il deficit pubblico.

        E ALLORA CHI E’ CHE HA RAGIONE?

        Ma è ovvio: HA RAGIONE LA MMT!!!

        In quanto la moneta che è nella disponibilità dei cittadini (=SETTORE NON PUBBLICO) deve necessariamente essere stata in precedenza emessa da qualcuno. E questo qualcuno è, ovviamente, lo Stato (=SETTORE PUBBLICO). Per cui è semplicemente I-M-P-O-S-S-I-B-I-L-E che sia il surplus del SETTORE NON PUBBLICO a generare il DEFICIT DEL SETTORE PUBBLICO.

        E, pertanto, la MMT ha perfettamente ragione ad affermare che sia IL DEFICIT DEL SETTORE PUBBLICO A GENERARE IL SURPLUS DEL SETTORE NON PUBBLICO. Non è difficile in quanto è pura logica. Logica talmente chiara, semplice e lineare che anche un bambino di otto anni è in grado di capirla.

        • Io esprimo ciò che penso e non ho la mira di fare proseliti. Io mi rendo conto benissimo, mentre Secondo me non conosci nemmeno la “teoria” che sostieni. Esempio: risparmi ed investimenti non si sommano per la mmt? E poi mi sa che di settore privato nella mmt c’è n’è proprio poco (per non parlare del settore estero che è descritto come quello nel mondo di Barbie).
          Comunque ti rassicuro: a mio parere la confusione che trasmetti deriva dalla pseudo-teoria che tenti di difendere, tu ti puoi ancora salvare.

          • Fr@ncesco il said:

            20 domande in poche righe… va bene, cerchiamo di mettere ordine.

            Per quanto mi riguarda, quando si analizza una scuola economica bisogna anzitutto individuare in modo molto preciso quali sono gli obiettivi che tale scuole si prefigge. Perché se capisci gli obiettivi di una scuola economica poi ne riesci anche a comprendere limiti e filosofia di fondo.

            Quindi, ripartiamo dagli obiettivi della MMT, che sono i conseguimento:

            1) della massima capacità occupazionale (=PIENA OCCUPAZIONE) e
            2) della massima capacità produttiva (=PIENA PRODUZIONE)
            2) unite alla stabilità dei prezzi (=INFLAZIONE CONTENUTA)

            inoltre è necessario aggiungere che per la MMT il risparmio privato è considerato come una risorsa da preservare.

            Ecco. Questo sono gli obiettivi nel cui ambito la MMT si muove.

            Per cui secondo la MMT:

            1) LA QUANTITA’ DI “STATO” PRESENTE NELL’ECONOMIA E’ IL QUANTITATIVO ESATTO CHE SERVE A OTTENERE TALI OBIETTIVI. Non un “grammo” di più, non un “grammo” di meno.

            2) LA QUANTITA’ DI MONETA DA IMMETTERE NELL’ECONOMIA E’ IL QUANTITATIVO ESATTO CHE SERVE A OTTENERE TALI OBIETTIVI. Non un centesimo di più, non un centesimo di meno.

            Si tratta, cioè, della quantità ATTE a fare funzionare il sistema economico in maniera OTTIMALE. (NOTA: in ambito MMT per “OTTIMALE” s’intende atto a conseguire piena occupazione, piena produzione, stabilità dei prezzi, e a soddisfare le esigenze di risparmio dei cittadini)

            Il discorso del risparmio privato è estremamente importante per la MMT.

            Qui Warren Mosler lo illustra in modo molto chiaro:

            notare come Mosler spiega molto bene come mai un limite sul deficit pubblico così basso (3%) come quello imposto con l’euro colpisce maggiormente i paesi la cui popolazione è composta da cittadini che hanno una grande una grande propensione al risparmio.

            Come dice Mosler: «ma che senso ha punire un risparmiatore in quanto è un bravo risparmiatore come avviene nell’eurozona?»

            Altra cosa sulla MMT, e questa riguarda anche gli investimenti: la MMT segue una linea precisa riguardo alle emissioni di moneta cioè A OGNI EMISSIONE DI MONETA DEVE IL PIU’ POSSIBILE CORRISPONDERE UNA PRESTAZIONE D’OPERA.

            Per questo la MMT si propone di ELIMINARE LE EMISSIONI DI TITOLI DI STATO: dal punto di vista macroeconomico, le emissioni di titoli di Stato corrispondono a un RIMBORSO FISCALE nei confronti dei detentori di tali titoli. Detentori i quali, per definizione, sono già abbienti. In pratica, quindi, IL TITOLI DI STATO SERVE A FARE ROBIN HOOD ALL’INCONTRARIO OSSIA TOGLIERE AI POVERI PER DARE AI RICCHI. Lo Stato cioè fornisce moneta ai detentori di tali titoli senza che vi sia alcuna corrispondente PRESTAZIONE D’OPERA da parte di questi detentori.

            Ed è per questo che la MMT E’ CONTRARIA AL REDDITO DI CITTADINANZA: dal punto di vista macroeconomico, il reddito di cittadinanza si configura nello stesso preciso identico modo che le emissioni di titoli di Stato ossia come una dazione di moneta senza che vi sia alcuna corrispondente prestazione d’opera da parte dei percettori di tale moneta. Ovviamente si può fare rilevare che il reddito di cittadinanza abbia quantomeno la caratteristi di non riguardare solamente una platea di abbienti (come invece sono i detentori di titoli di Stato) bensì anche non abbienti, e quindi il reddito di cittadinanza è certamente una misura più equa rispetto alle emissioni di titoli di Stato. Tuttavia per la MMT sia le emissioni di titoli di Stato sia il reddito di cittadinanza sono elementi INFLATORI dell’economia, ossia tendono a generare una inflazione altrimenti evitabile, e pertanto la MMT è contraria ad entrambi anche alla luce del fatto che uno degli obiettivi che si pone la MMT è la stabilità dei prezzi.

            Invece del reddito di cittadinanza, la MMT propone il LAVORO GARANTITO (=Job Guarantee):

            https://en.wikipedia.org/wiki/Job_guarantee

            per mezzo del quale lo Stato si fa DATORE DI LAVORO DI ULTIMA ISTANZA:

            https://it.wikipedia.org/wiki/Datore_di_lavoro_di_ultima_istanza

            in questo modo lo Stato fissa una soglia di LAVORO MINIMO sotto cui, ovviamente, il settore privato non può andare. Se attuato, il LAVORO GARANTITO sarebbe il più grande balzo in avanti nel confronti del diritti sociali del lavoratori cioè dei cittadini degli ultimi 100 anni ossia quantomeno dai tempi della fissazione delle otto ore quale standard di permanenza quotidiana al lavoro.

            Come sempre, il principio seguito dalla MMT è sempre il medesimo: A OGNI EMISSIONE DI MONETA DEVE IL PIU’ POSSIBILE CORRISPONDERE UNA PRESTAZIONE D’OPERA. Ciò è principio ineludibile da seguire al fine di ottenere la massima capacità occupazionale (=PIENA OCCUPAZIONE) e la massima capacità produttiva (=PIENA PRODUZIONE) unite alla stabilità dei prezzi così come la MMT si prefigge.

  3. Surfer il said:

    CariSSimo LI-UK,

    … “La prima regola che ti insegnano” …

    è vivere con i piedi ben ancorati a terra (SIAMO SOLO DEI TERRESTRI!) e conoscendo bene il “conto”.

    Dei NO EURO vedo e sento SOLO “odi” e “numeri”; poi nella resa del mosto (“quella critica che dagli enologhi viene considerata la migliore”), smoZZicano.

    Sono abituato – come sai – a “CARTA CANTA” (sempre nà bellezza); discepolo di St. Tommaso sono, infatti.

    Al resto o il resto, Lo lasci(am)o volentieri; non ne vale la pena. Credi-Mi.

    Ora in analisi … per capire il quadretto attuale.

    Comunque s’intenda la matrice della “debt-rule”,

    -[ a prescindere e per capire BENE … sono stati rilasciati da pochi giorni e Li segnalo a chi ha voglia di consultarLi perBENINO:

    M. Burgert, S. Schmidt, “Dealing with a liquidity trap when government debt matters: optimal time-consistent monetary and fiscal policy” – ECB working paper series: n° 1622 / december 2013

    http://www.ecb.europa.eu/pub/pdf/scpwps/ecbwp1622.pdf

    -ET-

    J. Beirne, M. Fratzscher, “The pricing of sovereign risk and contagion during the European sovereign debt crisis” – ECB working paper series: n° 1625 / december 2013

    http://www.ecb.europa.eu/pub/pdf/scpwps/ecbwp1625.pdf ]-

    è impossibile negare che la praticabilità del rientro dei “ratios” dei debiti pubblici dipenderà nei prossimi anni dal soddisfacimento di una condizione assolutamente necessaria: il ritorno a buoni e sostenibili ritmi di crescita economica.

    Questo vale in primo luogo per l’Italia, ma anche per TUTTI gli altri Paesi.

    A giustificare questo punto sono una considerazione di scenario ed un pò di sana e semplice aritmetica finanziaria.

    Sul fronte dello scenario, le prospettive sono quelle di una progressiva normalizzazione dei Mercati dopo la pluriennale bonanza monetaria dell’ultimo quinquennio.

    Il tapering è solo “appena” iniziato negli USA.

    Così come in USA, anche in Europa rendimenti e spread sui titoli pubblici dovranno correggere gli eccessi degli anni passati – al rialzo come pure quelli al ribasso.

    In uno scenario di “normalizzazione” supponiamo che nei prossimi 20 (venti) anni – il lasso di tempo attendibile e ponderato per un’analisi attenta ed efficace, per via e in funzione della “messa a regime” delle varie leggi e regolamenti – il costo medio annuo del debito pubblico vada ad assestarsi su valori del 4% (quattro per cento) in Italia e del 3% (tre per cento) in Germania.

    Tassi e oneri “moderati”, quindi, che però non potranno sottrarsi al meccanismo moltiplicativo proprio della regola dell’interesse composto.

    Quella regola elementare dell’aritmetica finanziaria la cui potenza “sfugge” SOVENTE a gran parte dell’opinione pubblica. E NON SOLO.

    Alla fine del 2013 il debito pubblico Tedesco si colloca intorno ai €2.200B (alias, miliardi di euro, per i meno avvezzi); quello Italiano oscilla sui €2.100B (sempre miliardi di euro, per i meno avvezzi).

    A parità di ogni altra condizione, per il solo operare dell’interesse composto, un rendimento/costo medio del 3% (tre per cento) annuo porterà nel 2034 il debito pubblico Tedesco ad avvicinarsi ai €4T (alias, quattro trilioni di euro, per i meno avvezzi), e al 150% (centocinquanta per cento) dell’attuale PIL Tedesco.

    Per l’Italia, con un rendimento/costo sul debito pubblico del 4% (quattro per cento) annuo e uno spread (solo) di un punto base sui Tedeschi, la composizione degli interessi sull’arco di 20 (venti) anni condurrà il debito pubblico nel 2033 ad oltre €4.5T (alias, quattro trilioni e mezzo di euro, per i meno avvezzi) e al 300% (trecento per cento) del PIL Italiano del 2013.

    Ricordo che SE ANCHE i deficit pubblici si azzerano, i debiti pubblici aumentano per via della capitalizzazione degli interessi pagati sui titoli EMESSI e sui prestiti CONTRATTI.

    !?NO EURO: where is the solution in p-ART-ty?!

    L’effetto della capitalizzazione sui rapporti tra debiti pubblici e PIL era poco “visibile” ai tempi della scrittura del Trattato di Maastricht, all’avvio degli anni ’90 dello scorso secolo.
    Allora, come anche nella prima metà dell’ultimo ventennio, la crescita nominale del prodotto dei Paesi Europei era un dato acquisito più o meno per tutti.

    Ci poteva essere il Paese che faceva più aumento dei prezzi che crescita reale e chi si muoveva all’opposto.

    “Compensazione”, dicitur.

    In un modo o nell’altro, comunque, c’era sempre un aumento del PIL nominale che temperava l’effetto sul “ratio” di un incremento del debito pubblico.

    Denominatore e numeratore avevano storie parallele anche se relativamente indipendenti.

    Oggi N-O-N è PIU’ così.

    Dopo 6 (sei) anni di “storia” economica europea passati tra crisi, recessioni e fragilissime riprese, il denominatore del rapporto tra debito pubblico e PIL non rappresenta più quel mero fattore di standardizzazione che consente il confronto internazionale od intertemporale tra i valori assunti dal debito delle Pubbliche Amministrazioni in questo o quel Paese o in questo o quel momento.

    Purtroppo, la crescita nominale del PIL NON è più un dato acquisito, una variabile esogena del sistema.

    Non lo è stata negli anni passati di recessione. Non lo è oggi in uno scenario che ancora rilancia rischi di stagnazione se non di deflazione.

    Tra numeratore e denominatore del rapporto tra debito pubblico e prodotto interno lordo, tra austerity e crescita si è consolidato un legame biunivoco che mette in discussione molte cose.

    Per ridurre il debito pubblico occorre crescere, ma la stessa capacità di crescita risulta condizionata dagli interventi necessari per onorare gli impegni di “deleveraging” (aSSai caro a DT … CIAO!) sul montante del debito.

    Come dire, se ha senso ragionare sulla riduzione del debito pubblico diviso il PIL, altrettanto logico potrebbe essere assegnarsi un obiettivo di aumento del PIL raggiungibile per dato debito pubblico.

    Solo col ritorno a buoni ritmi di crescita economica la regola del debito del “fiscal compact” potrà essere soddisfatta.

    Questo vale in primo luogo per l’Italia, ma anche per gli altri Paesi e PURE per la Germania.

    Alcune semplici simulazioni aritmetiche dicono che per tornare entro il 2034 al di sotto del 60% (sessanta per cento) del rapporto tra debito pubblico e PIL l’Italia avrà bisogno di un tasso reale di crescita dell’ordine del 2% (due per cento) medio annuo. Ed anche di un avanzo dei conti pubblici, al netto degli interessi, mediamente pari a 4 (quattro) punti percentuali di PIL all’anno.

    Il tutto, in Italia come nel resto d’Europa, nell’ipotesi che i rischi di deflazione vengano efficacemente contrastati e che la dinamica dei prezzi si muova in accordo con l’obiettivo di medio termine “professato” dalla ECB di un’inflazione al 2% (due per cento).

    È una strada davvero molto stretta.

    Nei 20 (venti) anni che abbiamo alle spalle il PIL Italiano è cresciuto mediamente di 0.6% (sei decimi di punto percentuale) l’anno.

    Il deficit di sviluppo è stata la causa principale dell’incremento del rapporto tra debito pubblico e PIL dal 115% (centoquindici per cento) del 1993 al 133% (centotrentatre per cento) del 2013.

    Viceversa, negli stessi 20 (venti) anni una crescita media annua del 2.5% (due e mezzo per cento) ha consentito ad un Paese come il Belgio di abbattere il proprio rapporto tra debito pubblico e PIL dal 134% (centotrentaquattro per cento) del 1993 al 100% (cento per cento) del 2013.

    Pensare di riuscire a crescere del 2% (due per cento) l’anno per i prossimi 20 (venti) anni rappresenta oggi una grandiSSima sfida per l’Italia, ma anche per qualsiasi altro Paese Europeo.

    Tanti sono i problemi e i “condizionamenti che s’intravedono”, anche solo guardando alla “cornice globale”

    – dello sviluppo demografico;

    – della rivoluzione digitale (con buona pace dei “pupi” e, soprattutto, degli “sherpa-sciaQQuoni” della web-tax Italicia);

    e

    – del cambiamento climatico.

    Imboccare con decisione la via di uno sviluppo sostenibile (tanto caro a Noi vecchi “alineNATI”), imperniato su lavoro, competitività e coesione, rappresenta però una priorità strategica che è ineludibile sia per l’Europa oltre che naturalmente – e PER FORZA – per l’Italia.

    Lo è per il FUTURO NOSTRO e dei “NOSTRI FIGLI” e non solo perché ce l’imporrà la regola del debito del “fiscal compact”[*] che potrà essere rimodulata strada facendo.

    Magari cominciando con lo scorporare il cumulo degli interessi dall’obiettivo di riduzione del rapporto tra debito pubblico e PIL da realizzare entro il nuovo ventennio.

    -[ * Il “fiscal compact” è stato sottoscritto dall’Italia, come dalla stragrande maggioranza dei partner comunitari, a Bruxelles il 2 marzo del 2012.

    Testualmente, l’articolo 4 prescrive che

    “quando il rapporto tra il debito pubblico e il prodotto interno lordo di una parte contraente supera il valore di riferimento del 60% (sessanta per cento) […], tale parte contraente opera una riduzione a un ritmo medio di 1/20 (un ventesimo) all’anno […]”.

    Il dettato è chiaro come pure la sostanza.

    All’inizio del 2034 TUTTI i Paesi dovranno avere un rapporto tra debito pubblico e PIL NON superiore al 60% (sessanta per cento).

    La differenza tra il livello attuale del “ratio” e la soglia obiettivo dovrà essere abbattuta al ritmo di 1/20^ (una ventesima) parte per ciascuno dei 20 (venti) prossimi esercizi.

    Per l’Italia la differenza in questione è pari a 73 (settantatre) punti percentuali dell’odierno valore del prodotto interno lordo.

    Per la media dell’Euro-zona a 18 Paesi l’eccesso da eliminare ammonta esattamente alla metà di quello dell’Italia, ovvero a 36 (trentasei) punti di prodotto.

    Per la Germania il sovraddebito si limita a 20 (venti) punti percentuali di PIL.

    Per curiosità, all’inizio del 2014 risulteranno anticipatamente in regola con l’articolo 4 del “fiscal compact” solo 5 (cinque) dei 18 (diciotto) componenti la moneta unica.

    Parliamo di Estonia, Finlandia, Lettonia, Lussemburgo e Slovacchia.

    Messi insieme questi Paesi contano per meno del 5% (cinque per cento) dei 330 milioni di abitanti dell’Euro-zona.

    All’inizio del 2014, quindi, il 95% (novantacinque per cento) dei Cittadini, Contribuenti ed Elettori, della comune unione monetaria (EUM) dovrebbe guardare con qualche attenzione agli effetti che il soddisfacimento della “debt rule” del “fiscal compact” comporterà per le diverse economie europee nei prossimi anni. * ]-

    La regola del rientro del debito è figlia di una cultura importante, che da sempre qualifica l’idea economica di Europa.
    È quella cultura della stabilità che affonda le radici nella COSCIENZA dei disastri prodotti dagli eccessi di moneta e d’inflazione, dai tempi di Weimar alle crisi petrolifere degli anni ’70 dello scorso secolo.

    Allo stesso modo, la regola del debito è anche l’espressione di un elemento più contingente, ovvero della ricerca di un target intermedio rispetto ad un obiettivo finale che continua a rimanere piuttosto distante.

    Non accelerando sul fronte di un’unione fiscale e politica a tutto tondo, il rientro dei “ratios” nazionali tra debito pubblico e PIL rappresenta, infatti, una sorta di garanzia IMPOSTA per ridurre il rischio che i contribuenti di questo o quel Paese più virtuoso vengano chiamati a concorrere ad un eventuale “salvataggio” del debito pubblico di uno o più Paesi meno virtuosi.

    Non è affatto un caso che la “debt-rule” e l’intero costrutto del “fiscal compact” siano stati sottoscritti nel pieno della contingenza della crisi dei rischi dei debiti sovrani, in quella “famosa” primavera del 2012 che precedette la “svolta” impressa da Mario Draghi nell’estate dello stesso anno.

    ✍✓ _s-U-r-f-E-r_ ✍✓ [Un cIN-C-in con un bel rosso, Mi raccomando]

  4. L’economia si studia su libri, ricerche e pubblicazioni non su video propagandisti. In più si deve studiare il counterfactual, altrimenti la visione non è completa. Non basta elencare delle ricette prendendo per oro colato le stupidaggini che si raccontano in giro. Questa storia della piena occupazione finanziata con moneta infinita è una bufala, bisogna rendersene conto e dirlo una volta per tutte.

    • Fr@ncesco il said:

      Questo tuo commento fa capire che tu, di come funziona il sistema economico contemporaneo, non capisci alcunché.

      Perché, se capisci come funziona il sistema economico contemporaneo, allora capisci IMMEDIATAMENTE che la piena occupazione non è solo possibile bensì è la logica condizione nella quale l’economia si dovrebbe trovare permanentemente e in modo sistematico.

      Ma, ovviamente, anche in questo caso la MMT non dice alcunché di nuovo. Sono almeno 50 anni che la letteratura accademica di macroeconomia riconosce che la PIENA OCCUPAZIONE unita alla PIENA PRODUZIONE è perfettamente possibile da ottenere. A questo proposito sono illuminanti le opere di Michał Kalecki, Abba Lerner, e Hyman Minsky dedicate alla piena occupazione.

      Ovviamente il contributo dato da Warren Mosler sotto questo aspetto è immenso, in particolare attraverso l’elaborazione da parte sua del concetto di “DEMAND LEAKAGE” (a volte definito anche “OUTPUT GAP”).

      • Il problema non è il concetto di piena occupazione, comune a buona parte della letteratura, ma la ricetta prescritta dalla MMT per raggiungerla….50 anni che ne parlate e ancora nessuno vi prende sul serio… A parte lo Zimbabwe. È un ramo secco, non c’è nulla da fare.

        • Fr@ncesco il said:

          Anzitutto il fatto che tu parli di “ZIMBABWE” dimostra che tu nulla hai capito della MMT.

          La MMT è stata presentata nel 1994 nel libro di Warren Mosler intitolato:

          “SOFT CURRENCY ECONOMICS”.

          Qui tutta la storia raccontata direttamente da Warren Mosler:

          http://keynesblog.com/2012/12/10/mmt-la-risposta-di-warren-mosler-ad-emiliano-brancaccio/

          ciò di cui tu non ti rendo conto è che l’emissione di moneta fresca è necessaria al fine di colmare la “DEMAND LEAKAGE” (detta anche “OUTPUT GAP”), che è un concetto macroeconomico estremamente preciso elaborato da Warren Mosler. Nel seguente articolo Giovanni Zibordi sintetizza in modo molto chiaro il concetto di “DEMAND LEAKAGE” (detta anche “OUTPUT GAP”):

          http://goo.gl/bVolsp

          che poi è il motivo per cui per la MMT è necessario tenere conto delle esigenze di risparmio del settore privato (=cittadini) al fine di soddisfarle pienamente. Ergo è necessario colmare la “DEMAND LEAKAGE” (detta anche “OUTPUT GAP”), in quanto solo colmando la “DEMAND LEAKAGE” (detta anche “OUTPUT GAP”) è poi possibile avere la condizione atte a conseguire la PIENA OCCUPAZIONE e la PIENA PRODUZIONE unite alla STABILITA’ DEI PREZZI.

          • Ramo secco…non stai spiegando ma declamando. Terzo commento uguale. Ero ottimista, non c’è speranza nemmeno per te. Ormai non c’è spazio manco per i post keynesiani, figuriamoci per i MMTers che continuano ad illudersi sulla capacità illimitata della moneta ignorando ogni vincolo intertemporale sul debito e basandosi su alcune relazioni di contabilità promossa a scienza sociale. Il mondo che avete in mente non funziona nemmeno nella contea degli Hobbit, nonostante Bilbo. Un caro saluto.

          • Fr@ncesco il said:

            Risposta per Liuk: ma va’ là Liuk, ho aggiunto concetti su concetti di macroeconomia a ogni mio post arrivando a tratteggiare anche quello di “DEMAND LEAKAGE” (detta anche “OUTPUT GAP”), vedi qui:

            http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=Forums&file=viewtopic&p=164126&highlight=

            concetto che è FONDAMENTALE per la comprensione della MMT. Se tu avessi avuto qualcosa da rilevare, quindi, la prima cosa che avresti fatto sarebbe stata di riprendere tale concetto. Invece tu non lo hai fatto, il che significa solamente che non hai alcunché da dire sulla MMT. Evidentemente non l’hai approfondita a dovere.

  5. MMT o MMD ?

    Sembrerebbe un programma cucito apposta per la Mafia !

    Lavoro garantito = Forestali di Calabria

    Stato = datore di lavoro di ultima istanza =. MMD…R ovvero Matteo Messina Denaro…ringrazia

    Ammesso che funzioni, # iononcredo copyright Razzi non certamente per l’Italia 🙁

    • Probabile. Tutto il discorso difatti non sta in piedi nemmeno per una struttura governativa efficiente e senza infilitrazioni criminali (non a caso il padre della MMT è un australiano!).
      Nel caso italiano questi due elementi sono delle aggravanti formidabili.

      In effetti credo che i pubblici sostenitori locali della MMT non sono interessati ad applicarla spassionatamente, piuttosto cavalcando l’onda del populismo, mirano a qualche corposo stipendio con poltrona annessa

      • Fr@ncesco il said:

        Con tutto il rispetto per Bill Mitchell, che io leggo sempre con grande interesse, però egli NON E’ IL PADRE DELLA MMT. Il padre della MMT è Warren Mosler il cui primo testo della MMT risale al 1993-94 e si intitola “SOFT CURRENCY ECONOMICS”, come lo stesso Mosler ricorda qui:

        http://keynesblog.com/2012/12/10/mmt-la-risposta-di-warren-mosler-ad-emiliano-brancaccio/

        Bill Mitchell ha tuttavia inventato il nome MMT (originariamente essa si chiamava semplicemente “MOSLER ECONOMICS”) e ha fornito un grande contributo – insieme a Mosler – nell’elaborazione del concetto di LAVORO GARANTITO (=Job Guarantee).

  6. Infatti credo che il punto focale stia tutto nella possibilità pratica di poter attuare questa situazione.

    In linea teorica il ragionamento di Mosler non fa una piega (approfitto per ringraziare Francesco) ,mi chiedo solo come poter gestire l’inflazione che ne deriverebbe ad un certo punto.

    E se si riuscirebbe a gestirla.

    Non per niente i tedeschi ne hanno il terrore avendola provata sulla loro pelle.

    Certo è che con questa situazione non si va da nessuna parte, e più povertà viene creata maggiore sarà lo sforzo per risalire la china. Quando parlo di ” tempo incomprabile”,mi riferisco proprio a situazioni come stalle chiuse o laboratori artigiani falliti con dispersione di capacità , che oltre a non produrre non sono in grado di tramandare il loro sapere, obbligando il futuro a ricominciare da zero.

    In relazione a MMT … e se la verità ancora una volta stesse nel mezzo ?

    • Fr@ncesco il said:

      Ma questa storia dell’inflazione semplice NON ESISTE. L’anno scorso hanno intervistato Bernanke e un giornalista gli ha chiesto cosa succede se esplode l’inflazione, e Bernanke ha tranquillamente risposto che l’inflazione non è un problema perché la banca centrale ci mette 5 minuti per controllarla. Cioè quella dell’inflazione è proprio una paura senza alcun fondamento.

      La parte prescrittiva della MMT, inoltre, è stata ideata appositamente per eliminare ogni elemento potenzialmente inflatore dell’economia. Le emissioni di titoli di Stato, ad esempio, sono un elemento inflativo dell’economia in quanto si emette moneta senza che vi sia una corrispettiva prestazione d’opera. I sussidi di disoccupazione, come ad esempio la CASSA INTEGRAZIONE, sono anch’essi elementi inflativi dell’economia in quanto si tratta di moneta fornita senza che vi sia una corrispettiva prestazione d’opera. Chiaro che, nel momento in cui sono implementati i PLG, tutte le altre forme di sostegno al reddito nel confronti dei disoccupati cessano di avere ogni ragione d’essere e quindi si eliminano.

      Ma tu ti rendi conto di quanto incidano le emissioni di titoli di Stato e i sussidi di disoccupazione sull’inflazione? Questo sono veri e propri GENERATORI DI UNA INFLAZIONE ALTRIMENTI EVITABILE.

      Come sempre, la MMT adotta un principio estremamente semplice ed efficace: PER LA MMT OGNI EMISSIONE DI MONETA FRESCA VA LEGATA E-S-C-L-U-S-I-V-A-M-E-N-T-E
      A UNA CORRISPETTIVA PRESTAZIONE D’OPERA. In questo modo sia la produzione sia la quantità di moneta presente nel sistema salgono contemporaneamente e dunque si “pareggiano” tra loro, se così si vuol dire.

      Ma, a parte questo, è francamente ASSURDO parlare di inflazione nel sistema attuale, dove IL 97% DELLA MONETA E’ ENDOGENA
      https://it.wikipedia.org/wiki/Moneta_endogena
      (CIOE’ E’ EMESSA DAL SISTEMA BANCARIO COMMERCIALE)
      E SOLO IL 3% DELLA MONETA E’ ESOGENA
      (CIOE’ E’ EMESSA DIRETTAMENTE DALLO STATO),
      vedi grafico qui:

      http://a.disquscdn.com/uploads/mediaembed/images/767/72/original.jpg

      Ciò che afferma la MMT è che, aumentando la MONETA ESOGENA (=moneta emessa direttamente dallo Stato e immessa nel sistema attraverso la spesa in deficit) presente nel sistema, si riduce conseguentemente anche la richiesta di MONETA ENDOGENA da parte di cittadini e imprese. Per cui, alla fine, non cambia in realtà nemmeno la quantità totale di moneta presente nel sistema, in quanto semplicemente all’aumentare di MONETA ESOGENA si riduce la MONETA ENDOGENA. In questo modo, oltretutto, si migliora automaticamente la posizione patrimoniale di cittadini e imprese, e questo perché la MONETA ENDOGENA è debito, mentre la MONETA ESOGENA sono beni finanziari al netto ossia non gravati da alcun debito.

  7. @Francesco
    Leggo che continui a perseverare, ed anzi prosegui ulteriormente nell’aumentare la confusione. Ribadisco il concetto: la MMT non è un pranzo a buffet in cui puoi prendere quello che ti pare ed il resto lo lasci indietro. O prendi tutto, o non prendi nulla. Non puoi usare la MMT per dire come raggiungere la piena occupazione (uso la tua terminologia: con moneta infinita ESOGENA!!!) per poi dire che poichè la moneta è ENDOGENA allora l’inflazione è controllabile (e citi pure Bernanke, un famoso estimatore della MMT!!!). Sai benissimo che l’inflazione nella MMT si controlla attraverso la fissazione dei salari in un sistema in cui rappresentano un trasferimento, non una prestazione vs. produzione.

    Oltre a questo mischione formidabile procedi affermando candidamente che la moneta ESOGENA potrebbe sostituire quella ENDOGENA. Stai dicendo quindi che lo STATO si sostituirà al sistema di trasmissione della politica monetaria, distruggendo il concetto di trasmissione a leva della moneta, per cui il valore della moneta tenderà al valore della produzione… gran bella pensata (lo sai che l’attuale concetto allargato di “moneta” è diverse volte il PIL?) Ciò avrebbe devastanti effetti sui prezzi degli assets e quindi sulla ricchezza presente e futura portando ad un impoverimento assoluto.
    Poi concludi con una chicca: la moneta endogena è debito mentre quella esogena non lo è. La MMT usa il concetto di moneta differita (con o senza interessi): ma è evidente che una obbligazione di pagamento è sempre debito, a tutti gli effetti. Per la MMT non lo è solo perchè si fonda sul concetto di eterna solvibilità dello Stato, senza curarsi del vincolo intertemporale di finanza pubblica.

    @Yuma & @Francesco
    Insomma, sta storia della MMT è una bufala, e vorrei che la gente come @YUMA aprisse gli occhi: Mosler cavalca una teoria che si regge da sola alla stregua di un castello di carta: sembra stare in piedi, ma appena entri un attimo dentro e lo metti alla prova, crolla tutto miseramente. Che sia chiaro: la MMT non è corretta alla luce dell’evidenza empirica e della teoria economica prevalente; è affascinante perchè racconta di una soluzione (facile) a tutti i problemi del mondo laddove altre teorie economiche falliscono: la fine della disoccupazione, povertà, miseria (tutto attraverso la sovranità della moneta).
    La storia ci insegna a diffidare dei falsi profeti e ci ricorda che nessun problema può essere risolto con la bacchetta magica, ma ogni decisione ha un costo evidente o nascosto.

    Lassa perde… e sinceri auguri di buon anno

    • Fr@ncesco il said:

      Warren Mosler non “CAVALCA LA TEORIA” visto che lui è IL PADRE CREATORE SVILUPPATORE IDEATORE DELLA TEORIA, ma a parte questo… scusa, tu dove la vedi l’obbligazione di pagamento??? NON C’E’ ALCUNA OBBLIGAZIONE DI PAGAMENTO!!!

      PROGRAMMA MOSLER ECONOMICS-MMT

      http://memmt.info/site/wp-content/uploads/2013/01/Programma_memmt.pdf

      PAGINA 12, PUNTO I:
      +++++++++++++++++++++++++++++++++++++++
      I. Il settore bancario e finanziario. Uno Stato pienamente sovrano deve regolamentare il settore bancario nell’esclusivo Interesse Pubblico. Primo: eliminare interamente il settore finanziario che è parassita. Secondo: si eliminino tutte le funzioni bancarie che esulano dal pubblico interesse. Terzo: si elimini l’emissione di titoli del Tesoro, che con i moderni sistemi monetari sovrani sono del tutto anacronistici e che costano allo Stato cifre immense in interessi e parcelle di intermediari finanziari.
      +++++++++++++++++++++++++++++++++++++++

      PAGINA 13, PUNTO 10:
      +++++++++++++++++++++++++++++++++++++++
      10. Saranno eliminati i titoli emessi dal Tesoro.
      +++++++++++++++++++++++++++++++++++++++

      PAGINA 20:
      +++++++++++++++++++++++++++++++++++++++
      I titoli di Stato… sono strumenti di controllo monetario dei tassi d’interesse, secondo un complesso meccanismo. Ma l’emissione di questi titoli è costosa, laboriosa e anacronistica. Il governo italiano delle nuove Lire, proprio in virtù del fatto che i titoli non gli servono per poter spendere e che sono strumenti farraginosi, deciderà quindi di abolire del tutto questa emissione. Il governo spenderà da ora in poi semplicemente accreditando conti correnti del settore non governativo, i quali si trovano sempre presso i conti delle banche presso la Banca d’Italia.
      +++++++++++++++++++++++++++++++++++++++

      Insomma, lo vuoi capire che LO STATO E’ FONTE DI MONETA? Non esiste alcun motivo logico per cui lo Stato debba emettere titoli di Stato, tali emissioni si configurano come UNO SPRECO DI RISORSE dal punto di vista macroeconomico e pertanto esse VANNO ELIMINATE COMPLETAMENTE. Lo Stato quindi smette di emettere titoli di Stato e il Tesoro fa finanziare il suo fabbisogno dalla banca centrale per mezzo dell’ACCREDITO DIRETTO: il Tesoro necessità di 100 miliardi per coprire il suo fabbisogno? Nessuno problema: la banca centrale accredita tale cifra DIRETTAMENTE sul conto corrente che il Tesoro detiene presso di essa. Basta. E così per i titoli di Stato è GAME OVER.

      DA RICORDARE, DA RICORDARE, DA RICORDARE S-E-M-P-R-E:

      LA MMT SINTETIZZATA IN UNA FRASE E’

      «LO STATO SMETTA DI EMETTERE TITOLI DI STATO E SI FINANZI EMETTENDO MONETA.»

      Ciò detto, LA MMT NON ELIMINA L’EMISSIONE DI MONETA ENDOGENA (come tu pare che ritenga leggendo passaggi del tuo scritto come: “lo STATO si sostituirà al sistema di trasmissione della politica monetaria, distruggendo il concetto di trasmissione a leva della moneta”, oppure come ” Ciò avrebbe devastanti effetti sui prezzi degli assets e quindi sulla ricchezza presente e futura portando ad un impoverimento assoluto”) BENSI’ NE RIDUCE LA RICHIESTA per il semplice motivo che… imprese e cittadini si ritrovano con più soldi in tasca grazie alla spesa in deficit effettuata dallo Stato e quindi, avendo più soldi in tasca, semplicemente… hanno meno bisogno di chiedere prestiti in banca! E cosa c’è di male in questo? NULLA. Ci sono solo benefici per l’apparato produttivo e quindi per i lavoratori, gli imprenditori e per i cittadini in generale.

      Riguardo alle tue conclusioni sulla MMT, poi, esse sono completamente fuori luogo, soprattutto visto che provengono da te, nella misura in cui tu della MMT non ci hai capito manco una virgola.

      • Sarebbe meglio che tu abbandonassi l’ardore fondamentalista, ma forse chiedo troppo. Nel frattempo ti ricordo che:

        1) la moneta stampata è un’obbligazione di pagamento, perchè non è un valore ma lo rappresenta: l’unico modo per non considerarla tale è con uno Stato infinitamente solvibile (toh guarda, come nella MMT) e/o con infinito collaterale (oro, argento, arance, meringata, succo di mela?), entrambe opzioni irrealistiche.
        Altrimenti la carta che resta in mano da carta-moneta diventa carta-igienica.

        2) il link di Mosler, che tu ti ostini a rimettere, l’avevo già messo nel mio articolo, quindi rilassati, ho già fatto la pubblicità che dovevo, quindi scotto pagato e mo’ basta link.

        3) quel giochetto che hai descritto tu fra Tesoro e banca centrale è il risultato del più dissennato comportamento politico-economico in Italia dal dopoguerra ad oggi. Forse non ricordi, ma è un periodo chiamato dell’illusione monetaria e che ancor oggi a distanza di oltre 30 anni stiamo pagando.

        4) cash e assets non sono beni fungibili; quindi comportamenti individuali non sono indipendenti dalla dotazione iniziale. La MMT invece li renderebbe tali (per questo pensi che lo siano), creando l’illusione di avere soldi in tasca ed in più distruggendo ogni prospettiva sul reddito futuro (da accumulazione e da tecnologia) se non dipendente dall’ASSISTENZA dello Stato. Tutto ciò porta con se anche un rischio di deriva autarchica o dittatoriale.

        Per concludere, il mio giudizio sulla MMT è informato e appropriato (oltre che condiviso), ma rimane assolutamente personale per cui il tuo commento è superfluo (non richiesto!). Invece risulta sempre più evidente che tu non abbia proprio alcuna idea di come funzionano le cose, ma su questo non hai l’esclusiva.

        Termino dicendo che essendo quindi in altre faccende affaccendato ti lascio alla tua moslereconomics, sperando nel tuo ravvedimento in un prossimo futuro.

        Alla prox

        • Fr@ncesco il said:

          1) Vale per uno Stato dotato di SOVRANITA’ MONETARIA.

          La MMT definisce così la SOVRANITA’ MONETARIA: condizione per cui uno Stato a) emette una moneta nazionale 2) la cui facoltà di emissione è di pertinenza esclusiva di istituzioni sotto esclusivo controllo, diretto o indiretto, di tale Stato 3) e di debito denominato ESCLUSIVAMENTE in tale moneta. Per cui si tratta di una condizione specifica e molto ben circoscritta.

          2) Non è fuori luogo riportare la fonte in caso di citazioni.

          3) Nessun giochetto, si tratta semplicemente il sistema che ha fatto grande l’Italia e la sua economia e che è durato sino al 1981. Difatti è dal 1981 che l’Italia ha de facto perso la propria sovranità monetaria.

          4) Questa tua affermazione non corrisponde a verità, in quanto “CASH” significa denaro. Se c’è denaro allora significa che qualcuno ha precedentemente emesso tale denaro. Questo qualcuno, che l’ha precedentemente emesso, è ovviamente e inevitabilmente LO STATO. Ah già, poi ci sono in giro anche certi discendenti da genìe di vandali e unni per cui la natura della moneta è questa qui:

          https://pbs.twimg.com/media/BYc_AapCIAAgXqV.jpg

          questa progenie, composta di genti incivili, crede sul serio a una boiata come questa qui “alla Robinson Crusoe” e pensa davvero che la moneta sia nata così… ma ti pare possibile? Roba da non crederci, vero? A me fanno ridere, ma non vedo l’ora di vederli cadere nella polvere, perché quando questo sistema di pensiero “alla Robinson Crusoe” – che rappresenta il concentrato supremo dell’inciviltà barbarica – si rivelerà per ciò che è, ossia una raggiro per menti rozze e trogloditiche, tale sistema di pensiero crollerà come un castello di sabbia sui suoi sostenitori i quali finiranno sepolti per sempre, obliati dalla memoria, spazzati via dalla storia … e sarà come se non fossero mai esistiti.

          • Fr@ncesco il said:

            CORREZIONE – La MMT definisce così la SOVRANITA’ MONETARIA: condizione per cui uno Stato

            A) emette una moneta nazionale
            B) la quale è di tipo “fiat”
            C) il cui cambio è lasciato in libera fluttuazione sui mercati valutari
            D) la cui facoltà di emissione è di pertinenza esclusiva di istituzioni sotto esclusivo controllo, diretto o indiretto, di tale Stato
            E) e di debito denominato ESCLUSIVAMENTE in tale moneta. Per cui si tratta di una condizione specifica e molto ben circoscritta.

            correzione DOVEROSA in quanto, per mia distrazione, avevo dimenticato due condizioni IMPORTANTISSIME ossia che la moneta sia di tipo “fiat” e, sopratutto, il cui cambio sia lasciato in libera fluttuazione sui mercati valutari. Ciascuna di queste 5 condizioni deve essere soddisfatta, altrimenti la nazione non può definirsi dotata di SOVRANITA’ MONETARIA secondo la definizione che ne dà la MMT.

          • Mi introduco per osservare sommessamente che, se la definizione di sovranità è questa, allora non esiste alcun Paese in sovranità monetaria, giacché ogni Ministero del Tesoro del mondo, che sia Svizzero, Inglese o Venezuelano, emette titoli di debito anche in valute diverse dalla propria di uso nazionale, per banali ragioni di sana e prudente gestione.

          • Fr@ncesco il said:

            Per Andrea Boda:

            non mi pare che gli USA emettano bond in valuta diversa dalla propria, idem il Giappone.

            Secondo i parametri della MMT, emettere titoli di Stato denominati in valuta straniera equivale a commettere un potenziale ATTENTATO ALLA SICUREZZA NAZIONALE con il rischio di devastanti ripercussioni sulla propria economia. In altre parole, per la MMT emettere titoli di Stato denominati in valuta straniera è come permettere a un famigerato terrorista, che indossa uno zaino nel quale vi una BOMBA ATOMICA PRONTA ALLA DETONAZIONE IN OGNI MOMENTO, di circolare liberamente sul territorio nazionale.

            Ciò detto, ci tengo a ulteriormente ribadire che LA MMT DISTINGUE IN MODO PUNTUALE TRA 1) DEBITO PUBBLICO 2) ED EMISSIONI DI TITOLI DI STATO. Si tratta di due cose da tenere ben distinte tra loro. In particolar modo, è da rilevare come la parte prescrittiva della MMT preveda che LO STATO NON EFFETTUI PIU’ ALCUNA EMISSIONE DI TITOLI DI STATO. Per la MMT il titoli di Stato è da considerarsi come STRUMENTO FINANZIARIO OBSOLETO e come tale da ELIMINARE.

            A questo proposito, riporto le parole di Warren Mosler presenti sul retro di copertina dell’edizione italiana del suo libro “LE SETTE INNOCENTI FRODI CAPITALI DELLA POLITICA ECONOMICA”:

            http://sphotos-e.ak.fbcdn.net/hphotos-ak-prn1/561698_447832265240144_831124560_n.jpg

            «Il governo non è affatto tenuto ad emettere titoli di Stato. Essi costituiscono un conto di riserva dello Stato, di fatto un nuovo conto presso la Banca centrale. Ma non c’è alcun motivo per avere titoli di Stato se c’è moneta sovrana “fiat”. Si tratta nuovamente di un anacronismo: i titoli di Stato avevano senso con il gold standard, perché servivano ad evitare che la gente incassasse direttamente l’oro. Adesso sono, a tutti gli effetti, non necessari.» – Warren Mosler

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