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Paul Auster e l’esperimento di vivere

esperimento di Verità
Quando leggo un contenuto particolarmente centrato, o anche un disamina che mi pare oggettiva, convincente ed argomentata su un certo tema, amo rilanciarlo con un mio commento, che spesso e volentieri è il seguente: “Esperimento di verità”.

Effettivamente la locuzione non è mia, ci arriveremo fra breve, e -se ci riflettete un attimo- sembrerebbe quasi un ossimoro, o, almeno in parte, una contraddizione.

Un esperimento sembra qualcosa di più lontano dalla verità, che ci pare sempre inafferrabile e sfuggente.
Ed effettivamente, nel dibattito di oggi, così polarizzato, fatto di persone (politici in particolare) convinti che sia tutto nero o tutto bianco, di avere la facile ricetta per ogni cosa, poco inclini alla verifica ed all’analisi, tentare di fare “esperimenti di verità” lo intendo più che altro come un invito: prova a sperimentare un tipo di ragionamento che ti porti alla verità, non come qualcosa di “rivelato” e inconfutabile, ma come qualcosa a cui giungi con una disamina se possibile oggettiva, di fatti.

Di verità, appunto.

Questa locuzione, “Esperimento di verità”, è il titolo di un libro di racconti autobiografici di Paul Auster, pubblicato da Einaudi nel lontano 2001: sono passati quasi vent’anni, ma è tempo di andare a rileggerlo.

Da allora infatti questo titolo mi è rimasto impresso, come mi è rimasto impresso il libro, fatto di 24 racconti e aneddoti il cui argomento è la coincidenza, il caso, che porta spesso cose incredibili ad accadere, a diventare “verità” vissuta e significativa.

In una parola: vita.

Paul Auster (Newark, 1947) è senza dubbio una delle voci più autorevoli della letteratura americana contemporanea; sceneggiatore, saggista e scrittore, famosissimi sono la sua Trilogia di New York, i film cui ha dato la sceneggiatura (come Smoke e Blue in the Face) e il più recente racconto dell’America, a mio avviso la sua stagione più convincente: con Follie di Brooklyn, sulla vita e sulla malattia poco prima dell’11 settembre, Sunset Park, che narra la grande crisi del 2008, 4321, un fluviale e monumentale affresco dell’America del Ventesimo Secolo, con lo stesso personaggio (Ferguson) che segue 4 storie con diversi andamenti in un pezzo di bravura narrativa davvero notevole.

Andiamo allora a rileggere questi bellissimi racconti di verità, che sono spesso brevissimi, fatti di minuzie e di piccoli gioielli: come il racconto numero VI, dove un amico di Auster gli riferisce che un giorno si mise a cercare disperatamente un libro per le librerie di Manhattan, senza successo. Mentre stava desistendo, alla Grand Central Station, vide una donna proprio con quel libro, al banco di un bar, la avvicinò e questo fu il colloquio tra i due:

“-Puoi anche non crederci, ma ho cercato quel libro dappertutto

-E’ splendido, ho appena finito di leggerlo

-Sai dove potrei trovarne una copia?

-Ecco la tua copia

-Ma è tua

-Era mia, ma ora non mi serve più. Sono venuta fin qui per darla a te”

.

O come il racconto della sorella di Siri Hustvedt (moglie di Auster), che si trasferisce a Taipei e lì incontra una ragazza americana: le due scoprono di essere state, senza ovviamente saperlo, vicine di pianerottolo al 309 della 109ma Ovest, nell’Upper West Side, e ora si sono ritrovate a Taipei a studiare. Ma il bello è che, molti anni dopo, questa donna incontra Siri e Paul in una libreria di Broadway:

“-Voi siete Paul Auster e Siri Hustvedt vero?

– Sì, ma lei come fa a saperlo?

La donna ci spiegò che lei e la sorella di Siri avevano studiato insieme a Taipei. Il cerchio si era finalmente chiuso. Da quella sera in libreria quella donna è diventata una tra le nostre migliori e più fidate amiche.”

Anche l’incipit del racconto X ci fa comprendere il particolare sapore di questa raccolta di racconti e aneddoti:

“Riflettere sull’amicizia, e in particolare sul fatto che alcune amicizie resistono ed altre no, mi ha fatto ricordare che in tutta la mia annosa carriera di guidatore ho bucato soltanto quattro gomme e ogni volta in macchina con me c’era la stessa persona, in tre differenti paesi e in un arco di tempo di 8 o 9 anni…”

Questo è un libro molto gradevole, che può essere letto come semplice e spensierata narrazione aneddotica ma anche come indagine minimalista di come si forma la nostra esistenza, e di come semplici annotazioni di quotidiani accadimenti determinino lo srotolarsi inesorabile della “verità” della nostra vita: e, d’altronde, ce lo aveva già raccontato anche Philip Roth di quel “terribile, incomprensibile modo in cui le scelte più accidentali, più banali, addirittura più comiche, producono gli esiti più sproporzionati”.

Poscritto: Paul Auster è tornato, molto tempo dopo, a scrivere una racconto autobiografico con Diario d’Inverno (Einaudi, 2012), un memoir intensissimo sulla sua vita vagabonda e i suoi 21 traslochi in 45 anni, sulla famiglia e i figli, sull’amore e l’amicizia. A mio avviso, il coronamento del progetto di Esperimento di Verità.

 

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Pubblicato da Leonardo Dorini

Manager, consulente, blogger. Mi occupo di finanza ed impresa, amo lo sport. Ma sono qui per l'altra mia grande passione: la letteratura.

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