I Peanuts della Corte dei Conti

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Ha stupito non poco la polemica tra la Corte dei Conti e il Ministero del Tesoro sulla legge di stabilità. Secondo i magistrati contabili non ci sono le coperture della manovra, e nei tre anni compresi tra il 2017 e il 2020 mancheranno 13,7 miliardi. Non esattamente noccioline.

Ma a sorprendere, a parte il fatto che questi soldi si potrebbero non trovare, è lo scontro tra due istituzioni che dovrebbero collaborare e che invece si fanno la guerra. Burocrate contro burocrate, nei tre chilometri e mezzo che separano le due sedi a Roma pare si stia combattendo una guerra tra bande.

Non è la prima volta che la Corte dei Conti critica una manovra, ma farlo urbi et orbi fa restare perplessi. Anche perché forse parlare di buco non è del tutto adeguato. Alcuni degli interventi che sono stati adottati dalla legge di stabilità implicano, ed era palese nel momento in cui erano stati presentati, un miglioramento dei flussi di entrata correnti, ovvero quelli riguardanti il 2013, a detrimento dei flussi di entrata futuri.

Se il Ministro Uscente (figura che potremmo istituzionalizzare in Costituzione: il Premier Uscente, il Ministro Uscente) Fabrizio Saccomanni ha fatto per bene il proprio lavoro, nelle proiezioni di medio-lungo termine della nostra finanza pubblica si dovrebbe tenere conto dell’impatto negativo che le variazioni normative avranno sui flussi di entrata. Poi le proiezioni a medio-lungo termine vengono corrette man mano, per tener conto della riduzione di altri elementi in entrata.

Per questo non sarebbe corretto parlare tecnicamente di buco. In realtà quello che avremo sarà un peggioramento delle proiezioni tendenziali della finanza pubblica. Peggioramento che aspetta puntuale come il Natale il nuovo Governo ma soprattutto il Ministro dell’Economia Entrante. Eh sì, perché il nuovo titolare di Via XX Settembre dovrà valutare la necessità di interventi correttivi nei prossimi anni. Sì. Sto parlando di una nuova manovra.

In realtà, se il nuovo Governo (come dovrebbe) confermerà l’obiettivo di ridurre il debito, nuovi interventi saranno comunque necessari anche durante la fase di ripresa, perché l’attuale livello del saldo primario non è di per sé sufficiente a garantire una riduzione del rapporto Debito/Pil, anche in uno scenario economico favorevole. E quindi il miglioramento arriverà, con un aumento delle entrate e una riduzione delle spese. Ma sarà necessario fare qualcosa di più. Noccioline.

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Vadria

Giornalista finanziaria e Mamma.

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