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Per un pugno di isole

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Nel Pacifico settentrionale si scontrano così tanti interessi che è difficile districarsi tra le trame dei differenti governi. Inoltre, la scacchiera è affollata di pezzi, tutti strategici, seppure – come negli scacchi – ognuno di diverso valore. Infine, la partita non è unica: bianchi contro neri, oppure capitalismo contro comunismo come nella guerra fredda. Stanno piuttosto risorgendo i nazionalismi, sostanzialmente simulati negli ultimi 30 anni da impellenze economiche. Ogni analisi seria e imparziale deve dunque muoversi nella complessità, nel saper immaginare scenari complessi e non lasciarsi coinvolgere dallo schieramento o tanto meno dalla propaganda. Rincorrere gli episodi di cronaca è un esercizio sterile, facile conclusione temporanea che trascura la profondità dell’esame. L’immensa zona di mare è un teatro giornaliero di provocazioni, annunci, manovre, ritorsioni e ricorsi a sedi internazionali. Il giudizio politico che ne scaturisce è incerto e spesso temporaneo. In questa articolazione è possibile tuttavia estrarre un aspetto importante e inedito: con la creazione di un’Air Defense Identification Zone (Adiz) sulle isole contese, la Cina ha unilateralmente decretato la fine del Peaceful Rise, l’ascesa pacifica, secondo un’espressione che proprio la Cina aveva coniato. Voleva dimostrare che una vecchia civiltà stava riprendendo il proprio posto nella storia senza ledere altri interessi, senza colpire altri paesi. Il risentimento verso le animosità del passato doveva essere celato dal progresso mondiale, al quale la Cina doveva contribuire. Non a caso, questo evento era etichettato con la benevola espressione win win situation. È evidente che le zone aeree controllate, i ricognitori e le navi da guerra contrastano con l’aggettivo “pacifico”, indipendentemente dalla distribuzione di torti o ragioni. Uno degli interrogativi da capire è perché la Cina stia premendo sull’acceleratore delle tensioni, dimenticando la sonnolenza imposta a queste dispute politiche e considerando che in caso si conflitto sulle isole i maggiori analisti darebbereo ancora per qualche anno il Giappone vincente anche senza il supporto USA. L’escalation può in ogni caso dar luogo a 2 indirizzi temuti e incontrollati nel teatro del nord Pacifico. Il primo riguarda il Giappone, il secondo la Corea del Sud (RoK). Se costretta ad un confronto militare, Tokyo non ha altra soluzione che rafforzare ancor di più i legami con Washington. Ne deriverebbero diverse soluzioni sgradite a Pechino: un rafforzamento della flotta Usa del Pacifico e un possibile riarmo del Giappone, sempre con equipaggiamenti statunitensi. Senza sorprese, il premier Abe ha deciso un incremento del budget per la difesa del 2,6% in 5 anni. Gli acquisti riguarderanno aerei per la sicurezza preventiva, mezzi da sbarco e da trasporto per le truppe. La cifra non è capace di rompere gli equilibri strategici, ma rappresenta una svolta rispetto alla politica pacifista adottata dopo la seconda guerra mondiale. Servirà inoltre a rivitalizzare l’economia, offrendo opportunità all’industria pesante, finora confinate alle applicazioni civili. Inoltre, il governo nipponico ha recentemente aumentato l’aiuto finanziario ai paesi Asean. Si tratta formalmente di cooperazione economica, ma emerge con nettezza l’impatto politico nella ricerca di alleanze in funzione anticinese. Probabilmente più dirompente è la possibile inimicizia con Seul, che rivendica anch’essa almeno una delle isole contese. Seppure ufficialmente nel campo statunitense – e dunque in asse con il Giappone – la RoK ha eccellenti relazioni economiche con la Cina. Le sue multinazionali vi hanno massicciamente investimento, con reciproco vantaggio. I contrasti recenti hanno altresì fatto riemergere i vecchi rancori con Tokyo, sempre riluttante a riconoscere la severità del periodo coloniale imposto alla Corea. Su questo versante la sintonia tra Seul e Pechino è immediata, cementata appunto da un dopoguerra che non ha fatto i conti con il passato. Ciò nonostante, la Cina sembra dimenticare questi aspetti, avviandosi verso un inasprimento delle tensioni. È altamente possibile che la RoK, se costretta, non possa che scegliere il campo statunitense. E gli USA infatti, infastiditi da tanta litigiosità storica tra RoK e Giappone, condizionano il proprio supporto al crearsi di un fronte comune che travalichi le dispute storiche sulle “comfort women” Coreane e la feroce dittatura Giapponese in RoK nella prima parte del secolo passato. Rimane in conclusione l’interrogativo di fondo: perché la Cina stia scegliendo una strada sempre più stretta, senza via di fuga e che la costringerebbe ad una soluzione di forza oppure a perdere credibilità e prestigio o addirittura al trovarsi di fronte ad un Giappone ed una Corea del Sud alleati che si dotano di una propria capacità di difesa nucleare autonoma.

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Pubblicato da L'Alieno Gentile

Precedentemente conosciuto con il nickname Bimbo Alieno, L'Alieno Gentile è un operatore finanziario dal 1998; ha collaborato con diverse banche italiane ed estere. Contributor OCSE nel 2012, oggi è Global Strategist per l'asset management di una banca italiana.

4 Risposte a “Per un pugno di isole”

  1. “Rimane in conclusione l’interrogativo di fondo: perché la Cina stia scegliendo una strada sempre più stretta, senza via di fuga” e aggiungerei scellerata?

    L’interrogativo di fondo temo abbia semplici spiegazioni. Sulla base di una criminale tradizione dittatoriale, revanscismo alimentato da ritrovata potenza e criticità interna del sistema scaricata fuori dal confine nazionale. Un’immensa bomba a orologeria.

    1. @J599

      E la miccia della immensa bomba ad orologeria di cui parli é forse già stata accesa?
      A detta del Financial Times?

      China’s PBoC fails to ease cash squeeze
      Chinese propaganda officials have ordered financial journalists and some media outlets to tone down their coverage of a liquidity crunch in the interbank market, in a sign of how worried Beijing is that the turmoil will continue when markets reopen on Monday……..

      1. Dimenticavo:
        quei fortunelli dei cinesi hanno pure l’utile idiota ad un tiro di schioppo da casa loro: il gran condottiero Kim Jong-un dal grilletto facile.
        Perchè non utilizzarlo?

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