Perché non amo gli Inglesi

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Perché non amo gli Inglesi (nonostante abbia vissuto a Londra dove sono nati i miei 2 figli, Paolo ed Elena)

L’ammirazione italiota per gli inglesi risale al Settecento, quando i nobili e i figli dei nobili approdavano in Italia con precettori e tutori nell’ambito del “Grand Tour” che li portava in pompa magna alla visita alle città della classicità romana e del fascino di Venezia (che nel Seicento e primi Settecento era la Bangkok d’Europa, con la più liberale industria del sesso, eserciti di prostitute aggraziate e favolose cortigiane che facevano accorrere i ricchi del continente). I nostri popolani vedevano passare questi “Milord” a cavallo o in carrozza sulla via di Firenze e Roma, e pensavano (e inconsciamente lo fanno ancora), che tutti gli inglesi fossero dei signori (ancorché facili alle eccessive libagioni).

Non lasciavano traccia, se non temporanea, le manifestazioni meno nobili degli inglesi in Italia, dalla violente risse dei marinai di Nelson nelle taverne napoletane quando l’ammiraglio ancorava per godersi la sua amante e l’ospitalità borbonica, alla violenza da hooligan dei componenti della British Legion di volontari inglesi al seguito dei Mille di Garibaldi: entrati in Napoli con l’Eroe celebrarono il successo bevendo come da par loro, quindi sfasciando tavoli e sedie e quant’altro di numerose bettole e trattorie, tanto che i gestori napoletani risposero con la serrata e vibrate proteste presso il comando garibaldino.

Nemmeno gli anni truci delle malefatte degli hooligans del calcio inglese in giro per l’Europa nel trentennio 1970-2000, culminate con i 39 morti di Bruxelles 1985 nella finale di coppa campioni Juve-Liverpool, hanno inciso a fondo nell’anglofila provinciale che fa tuttora dire a molti: adoro gli inglesi, adoro l’Inghilterra.
Pensiamo poi al fascino, per le generazioni passate, dell’Inghilterra potenza vincitrice della Seconda Guerra Mondiale, i liberatori che si erano fatti precedere dai mitici comunicati di Radio Londra, gli ufficiali paracadutati dietro le linee a fianco dei partigiani…

Poi negli anni Sessanta i Beatles, la Swinging London, ecc ecc, la Regina e le vicende della famiglia reale fatte proprie dal quella fetta d’Italia che conserva cromosomi filomonarchici. La realtà di quegli anni portava automaticamente a prediligere l’Inghilterra come il Paese europeo del sogno. La Francia non poteva destare paragonabile ammirazione, meno che mai la Germania che aveva devastato l’Europa col nazismo, o la Spagna franchista e il resto, insignificante. Negli anni Ottanta e Novanta erano gli inglesi ad ammirare l’Italia, dalla moda al calcio, dalla gastronomia al design, al buon gusto, alle bellezze artistiche e paesaggistiche. Gli anglofili nostrani si martoriavano i piedi con le scarpe Church e sfoggiavano blazer, tweed, cravatte regimèntal (pronunciando sbagliato regìmental), gli inglesi cercavano Armani,Valentino, Corneliani, Versace, scarpe e cravatte Ferragamo.

Anche i radical chic e tanta sinistra chiudevano un occhio o due sulla rivoluzione thatcheriana che si abbatteva sui minatori costringendo intere comunità a cambiare radicalmente vita, tra disoccupazione e riconversione estrema, lo schiacciamento a tappeto delle strutture sindacali, il contrasto tra la City degli yuppies, e il centro-nord dei problemi sociali irrisolti

Molti italiani sono convinti di conoscere a fondo Londra e l’Inghilterra (due cose abbastanza diverse, come Manhattan e gli Usa) anche solo dopo una gita di tre giorni, pronti a glissare subito sugli aspetti negativi con l’incrollabile “da noi é peggioanche quando non lo é affatto. Hanno pur diritto a godersi in relax il cambio della guardia, il Big Ben, e il resto. Aggiungiamoci infine l’ottica anglofila dei media italiani, pronti a riportare il minimo gossip su Buckingham Palace, le soap da Carlo e Diana a William e Kate, i trend e le curiosità che più British non si può. Il resto può aspettare, soprattutto adesso che Londra é piena di giovani camerieri italiani.
Nel confronto tra il popolo con la massima autostima (gli inglesi) e quello più autodenigratore (l’italiano) non c’é partita. Un esempio: un italiano che vive a Londra si sente dire da amici e connazionali turisti

“Beato te che vivi a Londra”

Uno spagnolo invece sbotta

“Come fai a vivere in un Paese con un clima di merda, dove si mangia male?”

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Alberto Forchielli

Presidente dell’Osservatorio Asia, AD di Mandarin Capital Management S.A., membro dell’Advisory Committee del China Europe International Business School in Shangai, corrispondente per il Sole24Ore – Radiocor
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4 thoughts on “Perché non amo gli Inglesi

  1. Enrico il said:

    L’italiano è di un provincialismo e di un conformismo esasperante. Aggiungere una innaturale esterofilia, un money management ridicolo ed un livello di concretezza molto basso. Condire con l’esibizionismo di dover raccontare in famiglia che si è bravi, furbi ecc ecc e si vive in una città meravigliosa ricca ecc ecc anche se si fa il cameriere sottopagato con orari improbi e mai si migliorerà perchè privi di titoli e capacità da spendere. E per finire, una spruzzata di giroconto familiare in forma di abbonamento alla tube (che nel 90% dei casi costa più del pagamento quotidiano con Oyster… provare per credere… matantochemmifre ga paga mammà) e/o integrazione affitto (poverino, a Londra le case costano così tanto… e nessuno che dice che fanno pure ca gare innanzitutto in quanto dotate di livelli di umidità degni di un allevamento di tonni… beh in effetti lo sono un allevamento di tonni quindi tutto torna). Ecco a voi la Londra della quasi totalità degli italiani. Dimenticavo: ci vivo pure, a Londra (ma meglio dell’italiano medio, e senza neanche giroconti familiari).

  2. Enrico il said:

    Dimenticavo: a Londra nei locali (normali) si mangia di mer da e si paga uno sproposito – e sono sempre pieni perchè la gente si scoccia di cucinare e fare la spesa – a Londra funziona (male) così – ma meno di mer da rispetto alla media dei locali italiani delle grandi città dove c’è anche molta meno scelta. Ma se non sei pigro da fare schifo, vai in un supermercato e se la spesa non la fai ad occhi chiusi e col cervello in modalità OFF trovi tutto il cibo decente/fresco che vuoi e pure a prezzi bassi, e quando vai a leggere le etichette… toh, è made in Italy. Maddai. Cheers!

  3. Enrico il said:

    Scusate, ho dimenticato un altro pezzo: tra le varie amenities di Londra, non si possono non citare gli scioperi ultraviolenti della Tube, di cui ieri 9 gennaio abbiamo avuto un assaggio: no fasce di garanzia, no rispetto, no logica, niente di niente. Dichiarate 24 ore di sciopero dalle 18 di domenica alle 18 di lunedi, ma il servizio riprende il giorno dopo mica alle 18,01 quindi chi deve andare al lavoro e tornare pure a casa (ma guarda tu che pretese!) spenderà una giornata di bestemmie, svariate ore in più vagando per la città e almeno una ottantina di pound di Uber o equivalente. La città del menefotto. E mica solo per gli scioperi eh. Cheers!

  4. Fuck of anglobastards il said:

    L’Inghilterra ed USA sono paesi (chiamiamoli cosi) da abbattere e da cancellare da tutte le carte geografiche e nient’altro , paesi di merda.

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