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Pian Piano: 808080 Tears for Fears

Il XXI secolo par essere l’epoca dell’eterno revival, del “ritorno a qualsiasi cosa” verso un futuro che non si materializza se non per insistenti richiami al passato. L’estetica del ricordo pervade l’atmosfera fiabesca del “C’era una volta ad Hollywood” del buon Tarantino, fino al solito e becero Sanremo dove impazzano gli anni 80 citati ed omaggiati senza pudore e con scarsa consapevolezza. Ci sarebbe molto da dire su questa paralisi estetica in cui siamo intrappolati da un paio di decenni, ma non è qui il caso di tediarvi con troppe chiacchiere. Mr Pian Piano vi offre questa domenica un ritorno al pop di quegli anni con una band che ha licenziato un paio di album di ottime canzoni e scalato le classifiche planetarie. Alla fin fine meglio tornare agli originali e lasciar perdere citazioni posticce e travestimenti ridicoli (as always).

 

I TEARS FOR FEARS escono dal caleidoscopio magico della new wave britannica di quegli anni e si fanno conoscere con singoli come “Change”, “Pale shelter” e soprattutto con il classico “Mad World” (canzone poi reinterpretata vent’anni dopo liricamente da Gary Jules con grande successo). La vena introspettiva del loro primo album “The Hurting” evidenzia testi che raccontano varie forme di tormento interiore e musiche che fondono brillantemente sintetizzatori, sequencer e chitarre acustiche ed elettriche, con una particolare attenzione alle melodie, caratteristica distintiva della band.

Roland Orzabal e Curt Smith sono due ragazzi poco più che ventenni nel 1980. Se le canzoni sono scritte originariamente da Orzabal (mente creativa del gruppo) su una chitarra acustica, l’incontro col tastierista Ian Stanley introduce i due all’uso dei sequencer, dando una veste elettronica alle loro composizioni. Dopo il loro primo album arriva nel 1985  il nuovo “Songs from the big chair” con cui raggiungono il successo planetario grazie a singoli come “Shout” ed “Everybody wants to rule the world”. Il secondo lavoro evidenzia come la band sia orientata a non perdere mai il filo del pop, mantenendo un legame sempre più dichiarato con i Beatles anche nelle composizioni più elettroniche. Gli anni a venire e gli album seguenti sottolineano questa caratteristica evidente fin dai loro primi passi, citando sempre più esplicitamente i fab four di Liverpool.

Mr Pian Piano vi suggerisce come piacevolmente essenziali i primi due dischi dei Tears for Fears, lasciando magari perdere le pastoie in cui si sono arenati i nostri eroi negli album successivi. Anyway per urgenza espressiva “The hurting” e per le belle melodie “Song from the big chair” restano due pietre miliari del pop Inglese degli anni 80. Gli assaggi vi hanno incuriosito? Dopo l’aperitivo desiderate immergervi fino al collo nelle migliori canzoni dei Tears for Fears? Mr Piano Piano vi offre QUI oltre un’ora di ascolti con i loro migliori brani.


Mr PianPiano
long time selections only at Piano Inclinato:

BEN BOHMER deep house
VINCENZO deep house
TEARS FOR FEARS pop

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Pubblicato da Enrico Marani

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