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PIAN PIANO: AUTOMOBILI

Per una rubrica che si intitola pian piano parlar di automobili e corse pazze pare un ossimoro, ma visto che se ne è scritto a proposito della Cina, con la solita perizia e precisione, qui, ho pensato di dedicare una puntata delle nostre esplorazioni alle 4 ruote. Acceleriamo dunque oggi…

Salottino chiuso in via straordinaria, lascio solo la gatta sul divano,  ed oggi boys & girls tutti in camper a sfrecciar per autostrade.  Caliamoci in una dimensione “on the road“, e diamo fuoco alle polveri con uno Stan Ridgway d’epoca. Il nostro è stato il leader dei Wall of Vodoo, un cantore dell’america profonda e ben poco patinata della provincia e delle classi più popolari e marginali. Il riff di chitarra è fulminante, la strada libera, possiamo avere il piede pesante….

L’automobile è da sempre un oggetto su cui si addensa un immaginario ricco di riferimenti all’arte, con il futurismo Marinettiano, o di una simbologia che rimanda comunque alla velocità, al distacco, alla fuga, alla libertà, alla sovversione e quindi all’Eros. Ottima quindi l’automobile anche come alcova improvvisata su quattro ruote avventurosa e seducente, magari di fronte a cieli stellati e poetici paesaggi.
I Beatles dovevano avere in mente qualcosa del genere quando scrissero la loro celeberrima “Baby you can drive my car” invitando una misteriosa ragazza a prendere il volante……

Molteplici sono le strade che possiamo imboccare. Proponendovi tre video a puntata ho pensato di presentarvi oggi un drammatico video di Jonathan Glazer. Quello che è diventato uno stimato regista costruisce qui un cortometraggio a partire dalle musiche di UNKLE , con alla voce Tom Yorke dei Radiohead. Rabbit in your headlights è la narrazione moderna di un messia incomprensibile, che sprofondato nella sua pazzia donchisciottesca pone il corpo a contatto e a sfida dell’automobile, come luogo metaforico dell’anonimato e dell’assenza di umanità. L’attore Denis Lavant, con il suo volto così caratteristico, interpreta da par suo “il matto nella galleria”. Il video è a tratti un po’ crudo vi avverto.

L’auto è e resta una fuga, la ricerca di una dimensione che la realtà o la vita ci precludono. Sovente è il luogo dove Eros e Thanatos coabitano, come ha raccontato Ballard nel suo romanzo Crash. Una delle dieci canzoni più belle che abbia mai sentito è opera degli Smiths e si intitola There is a light that never goes out”. Lasciamo che sia proprio Morrisey, mentre canta “driving in your car..” e  le sue parole  escono dall’autoradio del nostro camper, a farci da poeta sonoro ed a chiudere il sipario per oggi.

Take me out tonight
Where there’s music and there’s people
And they’re young and alive
Driving in your car
I never never want to go home
Because I haven’t got one
Anymore

Take me out tonight
Because I want to see people and I
Want to see life
Driving in your car
Oh, please don’t drop me home
Because it’s not my home, it’s their
Home, and I’m welcome no more

And if a double-decker bus
Crashes into us
To die by your side
Is such a heavenly way to die
And if a ten-ton truck
Kills the both of us
To die by your side
Well, the pleasure – the privilege is mine

Take me out tonight
Take me anywhere, I don’t care
I don’t care, I don’t care
And in the darkened underpass
I thought oh God, my chance has come at last
(But then a strange fear gripped me and I
Just couldn’t ask)

Take me out tonight
Oh, take me anywhere, I don’t care
I don’t care, I don’t care
Driving in your car
I never never want to go home
Because I haven’t got one, da
Oh, I haven’t got one

And if a double-decker bus
Crashes into us
To die by your side
Is such a heavenly way to die
And if a ten-ton truck
Kills the both of us
To die by your side
Well, the pleasure – the privilege is mine

Oh, there is a light and it never goes out
There is a light and it never goes out
There is a light and it never goes out
There is a light and it never goes out
There is a light and it never goes out
There is a light and it never goes out
There is a light and it never goes out
There is a light and it never goes out
There is a light and it never goes out

 

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Pubblicato da Enrico Marani

king for a day, fool for a lifetime

5 Risposte a “PIAN PIANO: AUTOMOBILI”

  1. col cavolo che il gatto resta sul divano, e poiché il gatto in questione è notoriamente una gatta, viaggerebbe volentieri su una Cadillac rosa.
    https://www.youtube.com/watch?v=29_RZ82aZ6A
    “certe notti la macchina è calda, e dove ti porta lo decide lei. Certe notti la strada non conta e quello che conta è sentire che vai. Certe notti la radio che passa Neil Young sembra avere capito chi sei….” cito Ligabue, rocker nostrano pastoso e sanguigno.
    Esco dalla galleria del matto con il pelo un poco
    arruffato, ma dopotutto non importa quante volte cadi, ma quante volete ti rialzi e vai avanti, e conta come ti cambia ogni caduta: indubbiamente, qualcosa di te resta lì e non si rialzerà mai più.
    Sono molte le narrazioni in cui le auto sono uscite dalla reale dimensione di invenzione umana, calcoli e meccanica e tecnologia, ed hanno acquisito carattere e volontà proprie. Coma la Buick 8 di Stephen King:
    “se ne stava lì immobile e morta….immobile e morta…e all’improvviso l’abitacolo si illuminò di un brillante lampo purpureo. l’enorme volante e lo specchietto retrovisore si stagliarono con assoluta, oscura chiarezza, come oggetti all’orizzonte durante un fuoco di sbarramento di artiglieria.”.
    Se non avete letto il libro, immaginate quel che volete, ma non sarà nulla di bello.
    Ma l’auto contiene anche (e soprattutto) un messaggio di indipendenza e di libertà, e come non pensare alla Thunderbird azzurra di Thelma e Louise? e quale fuga più totale ed efficace della morte, in fondo?
    https://www.youtube.com/watch?v=NxfXM0nOeYk
    ma come non pensare anche, con ironica allegria, ad una Topolino amaranto:
    https://www.youtube.com/watch?v=imbsMeotHVg
    La mia prima Panda 30 rossa , che chiamavo affettuosamente Lucinda e dalla quale mi separai dopo 120.000 km non senza un groppo alla gola, fu il mezzo che mi consenti di infrangere le barriere spazio temporali tra la periferia milanese dove abitavo e la Milano da bere, e fu grazie all’indipendenza data dalla mia vetturetta che potei berne molta.
    Saltiamo in macchina e andiamo via, veloci, non importa dove. Siamo sempre in viaggio, è questo il senso della vita:
    “pareva che le stelle diventassero più luminose man mano che salivamo su per gli altopiani. Eravamo nel Wyoming, adesso. Steso sulla schiena, rimiravo là sopra il magnifico firmamento, compiacendomi della velocità con cui viaggiavo , di quanto lontano ero giunto, alla fine, dal triste Bear Mountain, e tutto elettrizzato dal pensiero di quel che mia spettava a Denver: qualsiasi, qualsiasi cosa fosse” (Sulla strada, Jack Kerouac)

  2. Devo averlo già detto, sono un poco sclero, ma il post su #PianPiano è solo un incipit. La pagina si completa con i commenti, che commenti non sono, ma un’espansione del sentiero imboccato dal sottoscritto. Quindi accomodatevi e completate, amplificate, intersecate, fate diventar le gatte gatti ed i gatti gatte..

    Fansonia, la canzone di Janis Joplin è bellissima, la voce incredibile, aspra, unica.

    Mi sposto nello spazio e nel tempo, con un Gary Numan che fa da ospite a Trent Reznor dal vivo con i suoi NIN e naturalmente si tratta di CARS:

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