Pian Piano: cinismo, spudoratezza e molto sangue.

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Oggi desideriamo fare un po’ di fracasso nel salottino e abbiamo invitato dalla perfida Albione i My Bloody Valentine, per scaricare un po’ di rabbia, ricordare l’amico Massimo e contrariare i vicini. Mentre i ragazzi e le ragazze della band montano amplificatori, batterie e collegano pedali ed altre diavolerie ai loro strumenti, facciamo due chiacchiere  io e le muse per capire cosa ci frulla in testa in questa calda domenica di aprile.

Non qui nella casa in campagna e nel nostro sacro salottino, ma in città abbiamo recentemente comprato una bella televisione a cristalli liquidi, anche se non è ancor chiaro come pagheremo il canone rai dopo 20 anni senza, viste sentenze fra loro contrastanti…. Io e le muse non riuscivamo più a guardarla la tv anni fa, ma ora ci concediamo qualche bella serie e non poteva certo mancare un recupero della mitica House of cards, dove il cinismo si fa strumento politico, bisturi con cui incidere la pelle del tessuto sociale e dove il cinismo è tutto. L’universo stesso si intende compreso in calcoli di potere, piani, strategie e vatellapesca vari.

Ieri un illustre deputato mi ha dato lo spunto per il Pian Piano odierno, per lo sposalizio insolente fra cinismo e spudoratezza in un suo tweet, il classico esempio di cane che si morde la coda. Affascina del cinismo autoassolutorio, innestato nel potere, la spinta ad andar oltre ogni sofferenza o gioia terrena verso obiettivi più grandi, scavalcando ogni pastoia etica, ogni ascolto o tempo morto, che è solo pantano, e sorvolando sui frequenti danni collaterali. Il tutto parte appunto da un giudizio irrevocabilmente negativo sulla natura dell’animo umano e delle relazioni sociali. Ci si spinge in direzione di un obiettivo ben preciso e con ogni mezzo, visto che il male è nella natura delle cose. Bloody? What’s the problem?

Ne segue però inevitabilmente un esagerare, uno strombazzare sguaiato e irrispettoso, dove un povero ragazzo massacrato da sanguinari torturatori in Egitto, serve a livello mediatico per incoraggiare l’astensione ad un referendum o per sbrogliare ostacoli in termini di gestione del potere che nulla hanno a che vedere con la vicenda Regeni. Per metter mano sui cavoli sventolerò retoricamente pneumatici suggeriscono gli strateghi della comunicazione, così cari ai leader. Un delirio di onnipotenza in poco tempo si impossessa però di chi soggiace supinamente al meccanismo, dove ogni sillaba è distorta e ogni pensiero viziato. Il tutto si trasforma in spudoratezza e impudicizia. Emerge un mondo alterato ed inautentico, dove ogni passo non è contatto con il terreno, ma prefigurazione retorica d’altro. Il linguaggio usato come clava per produrre consenso o approvazione è una droga ed in poco tempo dà dipendenza e crisi d’astinenza.

 

La spirale inevitabilmente si avvita su se stessa e la spudoratezza diventa in breve nauseante. Il #bringbackourgirls o il #GiulioRegeni da utilizzare strumentalmente lasciano in bocca un orribile sapore di terra ed al naso sale un inconfondibile puzzo di marcio. Il cane si morde la coda, il calcolo spinto oltre ogni limite sconfina nel delirio di onnipotenza ed il delirio si schianta nella spudoratezza. Caduti nella spirale precipitiamo e salta inevitabilmente anche l’obiettivo originario di ogni calcolo. Non resta altra scelta se non schiantarsi nella polvere, andando a sbattere di faccia.
L’assenza di autenticità la si paga in un’inevitabile parabola in cui i fantasmi si ritorcono contro l’artefice. Ogni assurdità si volge contro i sofisti e la memoria di Giulio Regeni e delle sue passioni (autentiche) o di quelle povere ragazze Nigeriane, si ricolloca inevitabilmente là dove deve stare, dove quei significati hanno casa, quei drammi hanno senso. Le musiche di oggi funzionano bene per sradicare dai nostri timpani tutte le idiozie, a cui ci stiamo abituando, a tutte le parole false e strumentali sparse ad ammorbare la quotidianità. Chitarre distorte siano e volumi esagerati. #bringbackourguitars!

Altro buon antidoto all’idiozia è la poesia (fa anche rima), là dove il linguaggio abbandona il calcolo e si fa musica. Ritorna da noi, nell’abbagliante luce di aprile, Thomas Bernhard, ed è sempre un piacere ritrovare la sua intelligenza acuta, per non dire tagliente.
Bentornato Maestro. Le posso offrire una spremuta di arance Siciliane da bere in giardino?

So che nei cespugli ci sono le anime

So che nei cespugli ci sono le anime
dei miei padri
nel grano
c’è il dolore di mio padre
e nel grande bosco nero.
So che le loro vite, che sono estinte
ai nostri occhi,
hanno un rifugio nelle spighe
nella fronte azzurra del cielo di giugno.
So che i morti
sono gli alberi e i venti,
il muschio e la notte
che le sue ombre
posa sul mio tumulo.

Thomas Bernhard

 

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