Pian Piano: i confini che non ci sono e le onde della storia.

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Sto arrivando a 50 anni, guardo sempre più all’esperienza del mondo come ad un moto enorme, ad un accadere degli eventi ben oltre ogni plausibile controllo. L’aggregarsi di volontà o singoli slanci in una precisa direzione a volte funziona, ma a volte è totalmente ignorato dalla storia. Sia in una dimensione sociale che individuale siamo inermi di fronte agli accadimenti ed a noi stessi… Il singolo slancio o una squadra di arditi, motivati ed impavidi ferma la valanga se questo è reso possibile dal destino, altrimentì la valanga travolge ogni cosa ed ogni nobile intento. Non v’è mai certezza o mare senza tempeste.

Ho visto in Bosnia negli anni 90 pacifisti farsi in 8 per fermare la corsa al massacro, ma il massacro è arrivato ed è stato un bagno di sangue e solo lo scorrere di altro sangue ha fermato la macelleria di innocenti. Credevo fosse impossibile quello che ho visto, ma invece era lì con spartitraffico ridotti a cimiteri, madri impazzite e tutto il resto…L’Europa ha un tumore, è un tumore grave. Oggi abbiamo un “nemico” e lo chiamiamo Europa, domani chi fa promesse insostenibili oggi avrà una sola scelta: proporre un nuovo nemico e si chiamerà Francia, Germania, Inghilterra, Austria, ecc. E’ il vecchio male del nazionalismo e ha sempre e solo un approdo. Non ci resta che aprire un supermercato per soddisfare la montante richiesta di nemici immaginari? Carta igienica di bandiere avverse e detersivi per sbiancare pelli scure?

Ebbene? Nulla ha senso? Tutto si disgrega? Sì ammettiamolo, nulla ha senso e basta pescare in rete fra immagini e video della guerra Siriana per trovar orribili conferme. Proprio in questa assenza dobbiamo però prendere in considerazione una sola opzione e non è il cinismo, ma al contrario il perenne slancio verso un’unione, verso l’empatia, sperando in condivisione e coesistenza, anche davanti alla valanga travolgente del male. Forse si fermerà, forse no, non è nelle nostre possibilità saperlo, ma don Chisciotte ci aiuta anche ora a coltivar la follia. Cosa fare se non respingere le idee di saputelli senza dubbi, sempre carichi di certezze ma certezze fragili e pronte a frantumarsi al primo scossone della storia.

Benjamin Britten è il modo in cui commentiamo oggi su Pian Piano la Brexit, ascoltando la musica di un grande compositore Britannico, godendone le brillanti partiture, lasciando ai suoni il compito di allargare e allagare qualsiasi spazio nazionale, aspettando pazientemente che onde enormi fatte di note e strumenti travolgano i nazionalismi preambolo al sangue e pane per ubriachi di parole e di concetti buoni come una pietra da appendersi al collo. I confini che non ci sono e le maree della storia bagnano i nostri piedi, non sappiamo cosa accadrà, non sappiamo quando e dove, ma accadrà. Le muse tacciono pensose mentre fra televisioni e social networks esplode la gioia di chi non sa perché gioisce e quando ne ha un vago sentore inizia a disperarsi. Ezra Pound suscitato per magia dalle muse arriva fra noi a regalarci i versi per chiudere (o aprire?) anche questa domenica. Delle sue inclinazioni politiche, utilizzate come fosco stendardo non ci interessa, della sua storia nemmeno. Ci bastano pochi versi e vederlo danzare con le nostre due ragazze custodi del giardino e della nostra immaginazione.

 

L’albero m’è penetrato nelle mani

L’albero m’è penetrato nelle mani,
La sua linfa m’è ascesa nelle braccia,
L’albero m’è cresciuto nel seno –
Profondo,
I rami spuntano da me come braccia.
Sei albero,
Sei muschio,
Sei violette trascorse dal vento –
Creatura – alta tanto – tu sei,
E tutto questo è follia al mondo.

Ezra Pound

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