Pian Piano: una domenica in Islanda

Tempo stimato di lettura: 2 minuti

La Signorina Björk Guðmundsdóttir o più semplicemente Bjork ha recentemente compiuto 50 anni e noi per uscire dal fango tragico della vecchia Europa, ci lasciamo alle spalle salotti e salottini, mediterraneo e dintorni, e scivoliamo con volo costante e testardo verso nord, scrivente e muse tutti insieme, fino all’isola ultima, alla deriva estrema. Non ci dedicheremo a Bjork oggi, ma ci fermeremo qui in Islanda per alcune settimane. Freddo, neve, ghiacciai, lava  e acque bollenti bruciate dai vulcani, saranno amici nostri per almeno un mesetto. Arriviamo all’aeroporto di Reykjavík e ci accoglie una specie di gigante biondo, con capelli lunghi e barba. Carica in auto tutta la ciurma ed i bagagli con un sorriso e ci porta fino alla nostra magione Islandese a picco su una scogliera di fronte ad un mare infinito. Cielo blu metallo e gabbiani. Ci mostra le camere e saluta con occhi di una bellezza aliena. Dopo un’oretta si sente cantare al piano di sotto. Ma i GusGus non erano i paladini del suono elettronico?

Questi bravi ragazzi scrivono canzoni belle che possono essere spogliate e rivestite con l’arrangiamento che vi pare. Vi è piaciuto il gioco acustico/elettronico? Allora ripetiamolo a furia di Arabian Horse che sono un miraggio acustico, ma anche elettronico. Le muse mi lasciano subito solo e le perdo alla deriva con il gigante barba bionda ed i suoi compari Vichinghi. Mi restano le visioni incredibili della terra che sputa vapori bollenti e  un panorama selvaggio rubato ad una costellazione distante anni luce dalla terra. Si naviga lo spazio, si naviga persi nell’oceano.

Rune, magia, giornate eterne di quasi buio e colori blu scuro che pare abisso, in una dimensione in cui cielo e oceano si divorano a vicenda, mentre sotto i piedi senti il fuoco che ribolle. Cos’è il folk oggi? Quali sono i canti dei marinai quando le onde si fanno grandi come montagne? Dove sono appesi i nostri destini e le nostre illusioni? “Changes come” mi suggeriscono gli amici Vichinghi mentre a notte fonda torniamo a casa discretamente ubriachi dopo una nuotata nella birra. Cantano, cantano sempre, anche in macchina, canzoni malinconiche in cui si resta impigliati.

Volevate ballare in questa prima domenica Islandese? Vi abbiamo fatto ballare, ma in modo deviante e sospeso. Dimenticate Calvin Harris, qui quando si alza il vento chi ti è a fianco fatica a sentirti anche se gli urli nelle orecchie e la California patinata è sideralmente lontana su un altro pianeta distante anni luce. Qui nell’estremità selvaggia dove sorgono e scompaiono isole in mezzo all’Atlantico, l’acqua ribolle e la terra è a tratti ghiacciata o incandescente. Niente si lascia ridurre a scontatezza, niente è usuale, niente è umano. L’umano è solo un ospite fragile degli elementi.
Da Bjork siam partiti e con Bjork chiudiamo. La poesia oggi ce la regala uno dei ragazzi della ciurma, un autore che ha lavorato proprio per Lei scrivendole testi. Si chiama Sjón e ve lo propongo in Inglese, perché qui è la lingua che parliamo, sia il sottoscritto che le muse. Meglio lasciar perdere l’Islandese….

 

About the alchemist

He sits in an old sickbed
unstitching the seams in his pyjamas
someone has sprinkled wheat over him
so that now he resembles a moth
His head touches the wall
on his forehead a film is shown in slow motion

A blonde with drunken lips
sings soundlessly

Sjón

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Un commento su “Pian Piano: una domenica in Islanda

  1. fanSonia il said:

    che ci può essere di più lontano ed avulso dai ghiacci e dai freddi fuochi islandesi e da questi ragazzoni biondi di un cavallo arabo, minuto, fremente e solare? Nulla, apparentemente. Ma in una dimensione onirica e surreale tutto può accadere, ed infine qualcosa li accomuna: sono figli del vento, e dal vento si lasciano trasportare. Sanno ascoltarlo, e hanno lo sguardo capace di accogliere le visioni che il vento porta con sé.

    https://youtu.be/9APOIBBpls8

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