Pian Piano: elegia

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Si diceva con il vicedirettore in pectore di preparare qualche burla approfittando dell’assenza per ferie del nostro grande Capo, coincidente al mio rientro dal mare: manca il gatto e i topi ballano… Lo si diceva fino a ieri, poi le cose oggi hanno preso un’altra piega. Una cara e giovane amica se n’è andata improvvisamente e ho perso la voglia di scherzare per strada. Ragion per cui scriverò, perché lo sento, ma mi piacerebbe dedicarmi qui al suo ricordo con un’elegia di musiche.

La luce fortissima dell’estate e il caldo Africano abbagliano, lasciano senza fiato, ipnotizzano. Ci si sente estranei nel proprio corpo, oberato da sudori, pesantezza, sete, odori, voglie e sapori. Le domande si affollano e si intrecciano nella testa, le stesse di Brian Eno e di tanti prima di lui e altri ancora che in futuro verranno. By this river è co-composta con Rodelius e Moebius. Dieter Moebius ci ha salutato pochi giorni fa, ricordiamo dunque anche lui, sodale di Eno in un paio di brillanti album come Cluster&Eno o Eno, Moebius e Rodelius. Ascoltiamo insieme il testo.

Certo la malinconia e la tristezza incatenano di fronte al lutto, ma proprio per questo possiamo rovesciare le carte sul tavolino del nostro salotto e correre avanti, avanti fra gli abbracci, le risate, il vino rosso versato sulle tovaglie, i bambini che urlano e si rotolano in un prato, i piatti di polenta, gli aquiloni, la neve, le ciglia finte, le cene e i balli.  Vero c’era la neve in Val d’Aosta, tanta neve e cascate di ghiaccio, un camoscio mezzo addormentato si era anche  fatto vedere, oppure Gadda che ti piaceva tanto e l’irrequietezza malcelata dai sorrisi smaglianti. Le Dolomiti e la Val Gardena, la spiaggia grande con la pineta in Romagna, Pulp Fiction, i gatti, il giardino con il grande serpente di terracotta azzurra e la rosa piantata da te di fronte all’ingresso della casa dove vivo, o ancora la passione per la lirica che hai inutilmente tentato di trasmettermi e le visite a casa dello scultore con la barba e poi….  Burt Bacharach e Aretha Franklin.

Alla fine inevitabilmente silenzio e assenza, memoria che sbiadisce, sedia vuota, sigaretta spenta, vestiti nell’armadio, scarpe nel ripostiglio, spazzolino nel bicchiere, occhiali da sole sulla mensola, creme e trucchi, una valigia vuota, dischi, libri, fotografie, film, chiavi. Lo stato delle cose che perennemente vanno e perennemente vengono in un canto infinito. Tutto pare vero e tangibile, ma è solo vento fra le mani, suono, carezza rapida, parola breve e sguardo fugace, come tizio incrociato sul marciapiede per un attimo e scomparso poi per sempre, chissà dove. Arvo Part.

Pian Piano anche per questa domenica si chiude, raccolgo le chiavi, la bocca impastata, gli occhi lucidi, i pensieri attorcigliati, le domande sospese per aria e richiamo Montale a mettere ordine, ineffabile, commovente e metafisico. Si accomodi Maestro, le offro un buon Vermentino fresco dei colli intorno a Bolgheri. Venga, mi faccia compagnia. Ne ho bisogno.

 

Forse un mattino andando in un’aria di vetro

Forse un mattino andando in un’aria di vetro,
arida, rivolgendomi, vedrò compirsi il miracolo:
il nulla alle mie spalle, il vuoto dietro
di me, con un terrore di ubriaco.

Poi come s’uno schermo, s’accamperanno di gitto
alberi case colli per l’inganno consueto.
Ma sarà troppo tardi; ed io me n’andrò zitto
tra gli uomini che non si voltano, col mio segreto.

 

Eugenio Montale

 

 

 

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Enrico Marani

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Un commento su “Pian Piano: elegia

  1. fanSonia il said:

    “ho smesso di credere in Dio in terza media, non entro in chiesa nemmeno per i funerali, per coerenza.Celebro il ricordo dei miei cari scomparsi a modo mio, coltivando con impegno il ricordo della loro presenza. Non voglio vincolare questa celebrazione ad un luogo promiscuo, non voglio pensare alle loro membra che si disfano sottoterra.

    Ma al funerale dello zio Giuliano non posso mancare: papà ha bisogno di stringersi a me, non è ancora pronto per ricordare il fratello tenero, divertente e pasticcione che lo ha lasciato così presto ; per ora può solo piangerlo, e non può farlo da solo.

    La chiesa è affollata, l’odore di incenso mi da alla testa.

    Il prete di periferia ha un’aria dimessa che mi ispira simpatia, ha l’aria di uno che combatte ogni giorno una battaglia perduta in partenza.

    Mio malgrado,lo ascolto:

    “guai a chi lascia questa terra senza essere riuscito ad entrare in contatto con il suo prossimo, guai a chi se ne va senza essere pianto e rimpianto: perché vuol dire che avrà sprecato il dono della vita”.

    Continuo a non credere in Dio, ma cerco di tenere ben presente questa semplice riflessione, che nulla ha a che vedere con la religione”

    https://youtu.be/qUlZCP5Xed4

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