Pian Piano: fatevi una catarsi

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Fatevi una catarsi, ammazzate le convenzioni, incenerite i luoghi comuni, le cene ed i pranzi pazienti con i parenti e dedicatevi ad un maleficio senza rimorsi. Sorrisi comandati, parole fluenti, e mani tese per stringerne altre di cui non ci importa assolutamente nulla. Buon compleanno mani sudate, mani sporche, mani bugiarde, mani orrende, buon anniversario pugni in faccia, accomodatevi su queste poltrone disprezzo e ipocrisia: il tempo è danaro!
Cosa dire poi dei calcoli, degli slanci per esser benvoluti, delle parole morbide spese per ottenere vuota considerazione, degli abbracci distratti, degli amplessi con la mente alla deriva altrove, delle finzioni, degli inganni e delle amnesie di comodo? Addomesticati a rituali a cui attenersi per non urtare nessuno, in una scacchiera dove ovunque si vada si urterà qualcuno. L’aria scarseggia, l’affanno cresce, il panico trionfa. Ci siamo!

I cigni ovvero gli SWANS abitano da decenni deragliamenti, galere, depressione storie esistenziali adagiate nel filo spinato in un alveare di ferite che è ricerca ustionante di autenticità. Ferro fuso da bere ad ampi sorsi è l’aperitivo metafisico che offre la casa per schizzare in un’atmosfera esistenziale. Rabbia, disperazione, alienazione, gli SWANS sono un blues metropolitano allietato da vicoli senza uscita, una mappa in cui la mente è un labirinto buio o pervaso da una luce accecante. Eppure proprio quando le storie sono più nere e muri enormi di suono cieco mozzano i timpani, lì sta improvvisa la dolcezza, lì abitano gli angeli della luce, lì scorrono fiumi di un miele inatteso.

Sulle orme di quello stesso amore che prende e taglia in due, come ha raccontato Ian Curtis con i Joy Division, ritroviamo gli SWANS pronti a interpretarne  le atmosfere. Dove siamo? Siamo in un paesaggio che salta da note cupe e crudeli senza speranze, trapassate da suoni violenti, a dolci melodie, carezze e ballate, sguardi che si aprono su orizzonti aperti in cui però sempre ci si perde.
Non riuscite a trovar la strada di casa? Bene, siete sulla strada giusta

La casa non esiste, la pace non esiste, il cielo non esiste: siamo nel luogo giusto per incrociare qualche poeta di passaggio. Dylan Thomas si siede al nostro desco. Incredibile ma è sobrio, farfuglia qualcosa sulla musica dei cigni pazzi, non capisco e gli chiedo di ripetere. Mi dice che non era niente di importante, sorride davanti ad un foglio su cui galleggia una poesia bellissima.

 

Questo pane che spezzo

Questo pane che spezzo un tempo era frumento,
questo vino su un albero straniero
nei suoi frutti era immerso;
l’uomo di giorno o il vento nella notte
piegò a terra le messi, spezzò la gioia dell’uva.

In questo vino, un tempo, il sangue dell’estate
batteva nella carne che vestiva la vite;
un tempo, in questo pane,
il frumento era allegro in mezzo al vento;
l’uomo ha spezzato il sole e ha rovesciato il vento.

Questa carne che spezzi, questo sangue a cui lasci
devastare le vene, erano un tempo
frumento ed uva, nati
da radice e linfa sensuali.
E’ il mio vino che bevi, è il mio pane che addenti.

Dylan Thomas
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