Pian Piano: hot blues for the King

Tempo stimato di lettura: 3 minuti

Intorno al blues la faccenda è complessa e semplice al contempo e a conferma di questo la lingua inglese attribuisce al termine molteplici significati…. Complessa perché pare cosa facile da acchiappare ed invece come ogni mood emotivo assai spesso sfugge e si nasconde, semplice perché con la giusta intonazione arriva dritto al bersaglio, senza farla tanto lunga o richiedere particolari interpretazioni. Salottino afoso oggi, sudato e sguaiato, sofferente, malinconico e voglioso. Un po’ di ghiaccio per non collassare e per non cadere in tentazione. Son House ci esplicita l’arte del blues in meno di due minuti. Siete pronti? Con la sola voce e con indicibile forza ci porta al cuore di questo sound . Vado a dire alle ospiti di coprirsi un po’ di più, che se passa qualcuno scambia la nostra congrega per un allegro ritrovo in un torrido lupanare.

Il blues ha  imbastardito ogni forma espressiva a cui si è accostato, lasciando un segno profondo, dal country di Johnny Cash al rock degli Stones (si sa Richards è sempre stato ubriaco di blues e non solo) passando per Tom Waits e naturalmente i Led Zeppelin. Possibile poi dimenticare il il punk blues impazzito dei Birthday Party di Nick Cave o il pop Blues elettronico dei Depeche Mode? La lista potrebbe farsi chilometrica, ma qui mi fermo per non tediarvi troppo. Meno male che si sono calmate le ragazze, non voglio sbirri in giro o peggio la buoncostume alle porte. Facciamoci un Jon Spencer con R.L. Burnside, tanto per muovere le acque di questa palude bollente.

Naturalmente non a caso siamo approdati al blues questa domenica. E’ mancato in settimana Mr B.B.King e pareva opportuno assai dedicargli qualche rigo. Riposa dunque in pace Mr King e sia con te la chitarra tanto amata. Per salutare il grande musicista due ospiti d’eccezione nel nostro salottino: Diamanda Galas in compagnia di John Paul Jones. Di B.B.King vi propongo un album degli anni 60 , così ve lo navigate in lungo e in largo. Devo candidamente confessare che gli ho sempre preferito J.Lee Hooker e Muddy Waters, perché hanno imbastito un suono più sporco, appiccicoso e minimale, ma qui sarà bello sentire la vostra nei commenti. Fra l’altro King vanta collaborazioni con Clapton, ed incredibile, anche con Hendrix e tantissimi altri. Una cosa è certa, a questi grandi interpreti del blues ogni amante della musica o musicista che si rispetti è profondamente debitore, perché il blues non è un genere, ma un mood, una presenza di spirito e d’animo fra i suoni.

Intravedo proospettive liquide e quindi mi affretto a chiudere porte e finestre, mentre una delle ragazze mi sussurra sguaiatamente all’orecchio poeta e poesia a cui affidare la serratura della porta nella nostra laida stanzetta. Trattasi di Allen Ginsberg il poeta della beat generation: godiamocelo fino in fondo.

 

Father death blues
Ehi Padre Morte, sto volando a casa
Ehi poveruomo, sei tutto solo
Ehi vecchio papà, so dove sto andando

Padre Morte, non piangere più
Mamma è lì, sotto il pavimento
Fratello Morte, per favore bada al negozio

Vecchia Zia Morte sento i tuoi gemiti
Vecchio Zio Morte vedo le tue ossa
O sorella Morte come sono dolci
i tuoi lamenti

O Morti Bambini andate a respirare
i vostri respiri
Petti singhiozzanti faciliteranno
le Vostre Morti
Il dolore è andato, lacrime riposate

Genio Morte la tua parte è compiuta
Amante Morte il tuo corpo è andato
Padre Morte sto venendo a casa

Guru Morte le tue parole sono vere
Maestra Morte ti ringrazio
Per ispirarmi a cantare questo Blues

Buddha Morte, mi desto con te
Dharma Morte, la tua mente è giovane
Sangha Morte, ce la faremo

Sofferenza è ciò che è nato
L’ignoranza mi fece perduto
Verità di lacrime non posso sdegnare

Respiro di Padre ancora una volta addio
La nascita che hai dato non è stata malata
Il mio cuore è calmo, come dirà il tempo.

Allen Ginsberg

 

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4 commenti su “Pian Piano: hot blues for the King

  1. fanSonia il said:

    fuori tutti, che questo salotto stamattina è mio. Non voglio testimoni, non voglio ragionare, non voglio citare: lasciatemi Nick Cave e, alla fine, Muddy Waters per gettare aceto sulle ferite.

    “se hai conosciuto la fame e il freddo e la paura e la vergogna,

    se hai tradito guardando negli occhi e sei stato tradito da chi amavi,

    se conosci l’abbandono e la disperazione,

    se ti sei rotolato ridendo nel fango e sei precipitato in un abisso, senza sapere se avresti mai potuto risalire,

    se dopo tutto ciò dentro di te c’è una melodia dolce ma non consolatoria, che tiene saldamente il tuo cuore e le tue viscere nelle mani, e non sono mani pietose,

    bé, fratello, questo è il blues”.

    https://youtu.be/0BsIntS_Io4

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