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Pian Piano: jazz, fusion. Lyle Mays

Steve Jobs nel suo bel discorso per la laurea honoris causa a Stanford  ricorda come la morte sia quello strumento irrinunciabile con cui la vita si rinnova, lasciandosi alle spalle quel che va dimenticato o archiviato, quel che si consuma e cessa di farsi seme fertile. L’acqua nel fiume scivola via ed il suo scorrere impetuoso è necessario. Elogio della morte come ha scritto qualcuno qui su Piano Inclinato tempo fa. Rileggete e riascoltate: son cose belle.

L’arte porta con sé qualcosa di peculiare in questo flusso necessario e meraviglioso, il segno a volte indelebile degli artisti scomparsi che ci resta curiosamente impigliato davanti agli occhi. Penso allo sguardo di Raffaello nella Scuola di Atene in Vaticano o agli occhi fiammeggianti di Van Gogh nei molti autoritratti e lo stesso dicasi per la musica con l’eterno Bach ed i tanti Maestri dediti religiosamente all’arte di comporre o gli scrittori immersi nella letteratura, come Calvino ancora tra noi grazie alla sua acuta intelligenza di narratore.
Ci ha lasciato Lyle Mays, ma meravigliosamente siamo qui ad ascoltarlo, là dove il suo essere nel mondo si faceva più intimo e ricco. Si tratta di un musicista essenzialmente legato al chitarrista Path Metheny, con cui ha firmato molti classici di quel jazz-rock che tra gli anni 70 ed 80 ha avuto un momento di grande popolarità.

La sua vena era indubbiamente melodica con coloriture liriche, lontana dagli avanguardismi e non aliena a divagazioni pop ed atmosfere indubbiamente riconducibili alla musica per il cinema. C’è poi una faccenda personale per cui parlo volentieri di Mays e lo ricordo con piacere e malinconia. Comprai il suo primo album come solista a Torino. Ero lì per una storia d’amore che fu breve, ma ricca di immagini e carezze. Ricordo la città di notte, i locali, il fiume, le passeggiate a piedi ai Murazzi. Sì insomma per me Lyle Mays è quella storia lì ed è una Torino notturna di fine anni 80 con il suo fascino intenso.

Chiudiamo queste divagazione tardo romantiche di Mr Pian Piano con il buon Bowie, che come avrete capito è il nume tutelare della nostra rubrica. Mays e Bowie si incrociano una sola volta insieme a Path Metheny per la title track del film “Il gioco del falco”. Erano gli anni  ottanta in cui Bowie viveva una seria crisi creativa e grazie alle tastiere del nostro Lyle ed alla chitarra di Path ne uscì invece un gioiellino pop, che si ascolta con grande piacere anche oggi per la sua atmosfera sospesa e la voce del buon David di cui siamo inconsolabili orfani.

Al solito troverete a vostra disposizione una ricca compila di oltre un’ora con le musiche di Lyle Mays curata da Mr Pian Piano in persona.

Are you going with me?

Qui tutte le playlist dell’ultima stagione di Mr Pian Piano: enjoy!

BEN BOHMER deep house
VINCENZO deep house
TEARS FOR FEARS pop
LYLE MAYS jazz rock

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Pubblicato da Enrico Marani

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