Pian Piano: la felicità si può comprare?

Tempo stimato di lettura: 2 minuti

Oggi un Pian Piano leggero e primaverile, fuori c’è il sole, i campi soffocano di margherite ed anche il nostro Direttore si è lasciato andare a domande esistenziali e l’ha fatto sguaiatamente qui.
Noi di Pian Piano abbiamo apprezzato la solita abilità del nostro capobanda, che ha saputo evitare glucosio e derivati, battendo un paletto: un ingrediente della felicità è la capacità di condividere esperienze.
Con tutti questi fiori, pollini, api, farfalle e coccinelle non ci chiudiamo in salotto nemmeno noi e andiamo alla ricerca di assonanze e dissonanze sul tema passeggiando fra vigne e colline. Ci vengono incontro spuntando proprio da un vigneto i quattro di Liverpool, ovvero i Beatles, che declinano a modo loro la questione, con una ricetta opportunamente ambigua. Ognuno interpreti il testo come meglio gli o le aggrada…..Magari evitate di sparare al vicino per vedere se funziona, di questi tempi pare una raccomandazione opportuna. Personalmente propenderei per altre interpretazioni….

Incrociamo sulla carraia che sale alla collina la simpatica Mrs Goldfrapp con le sue gambe da giraffa ed i dolcissimi occhi azzurri. Ci regala una parodia dello zucchero filato con un umano ridotto a canguro dalla foia gioiosa dell’esser felice. Ritroviamo qui un ambito parodistico dell’hit planetario di Pharrell Williams. Il finale con l’anziano paralitico spinto a fatica da un’altrettanto anziana signora, richiama bene quell’idea di impermanenza che caratterizza le gioie (ed i dolori) terreni.

Infine vi propongo per gioco di precipitare in un girone hippie, salire sulla macchina del tempo, innestare la retromarcia e ritrovare quella stagione fra la fine dei 60 ed i primi anni 70, che diede adito a molte speranze per un mondo completamente diverso, basato su comunanza e pacifismo, e più in generale edificato intorno all’idea di un sogno d’amore cosmico poi dissolto. Era il momento di chiedere e chiedere senza comprimessi. Nothing less than happiness, sembra proprio fare al caso nostro e siamo in compagnia di Sly and the family stone.

Andiamo al solito alla ricerca di un poeta che si faccia oggi cantore della felicità e dei territori limitrofi, che con gran difficoltà tentano di circoscriverne il Regno. Oggi diamoci in pasto ad una poetessa e la voglio Americana, per continuare la vecchia polemica con chi vede negli USA la sorgente di tutti i mali, compresi i reumatismi. Emily Dickinson si mostra improvvisamente. Dice che tornerà indietro dopo la passeggiata in campagna e penserà lei stessa a chiudere la porta del nostro salotto. La ringrazio, accenno un inchino e le porgo la chiave con gentilezza.

Io so guadare il Dolore –
Interi Stagni di Dolore –
Ci sono abituata –
Ma il minimo impulso di Gioia
Disorienta i miei passi –
E barcollo – ubriaca –
Non rida – il Ciottolo –
Era un Liquore Nuovo –
Tutto qui!

La forza è solo Pena –
Imbrigliata, dalla Disciplina,
Finché i Fardelli – saranno sospesi –
Date Balsami – ai Giganti –
E avvizziranno, come Uomini –
Dategli l’Himalaya –
Lo sorreggeranno

 

Emily Dickinson

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3 commenti su “Pian Piano: la felicità si può comprare?

  1. FanSonia il said:

    non so da quale vigna siano usciti i quattro di Liverpool, ma di certo non è quella davanti a casa mia: che anche stamattina è lì, inondata di sole e di foglioline verdi e di margheritine e tarassaco e non-ti-scordar-di-me (te ne prego, ricorda anche solo un gesto o una parola) – e già questo basta a farmi sentire qualcosa di molto vicino alla felicità.
    Dunque lascio la poltroncina rossa, apro la finestra e salto fuori, a sentire il tepore del sole e i profumi portati dalla brezza primaverile. Questa sensazione di appagamento non è molto ragionevole, ed è così superficialmente fisica, ma siamo mammiferi, soggetti a meccanismi automatici: gli stessi che spingono gatti e cavalli (le due specie che conosco meglio) a rotolarsi in terra beandosi del calore del sole.
    Scrive nei suoi Diari Sylvia Plath , poetessa nata a Boston che morì suicida nel 1963 a 30 anni:
    “Forse non sarò mai felice, ma stasera sono contenta. Mi basta la casa vuota, un caldo, vago senso di stanchezza fisica per aver lavorato tutto il giorno al sole a piantare fragole rampicanti, un bicchiere di latte freddo zuccherato, una ciotola di mirtilli affogati nella panna. Ora capisco come la gente possa vivere senza leggere, senza studiare. Quando uno è così stanco, alla fine della giornata ha bisogno di dormire e il mattino dopo, all’alba, lo aspettano altre fragole da piantare, e così si va avanti a vivere, vicino alla terra. In momenti come questi sarei una stupida a chiedere di più…”.
    Non vorremo mica metterci discettare su cosa sia la felicità: sono stati scritti volumi interi sull’argomento, che pure continua ad avere un certo fascino.
    Una cosa è certa: la felicità è un valore transitorio ed effimero, legato a circostanze esterne e casuali (difficile essere felici se ci si ammala o se si perde il lavoro o se si vive in luoghi dove ogni giorno si teme per la propria incolumità) ma anche da un’apertura mentale che consente di percepire sfumature e di gioire di piccole cose per altri del tutto insignificanti.
    Di certo la distrazione e la noia allontanano da qualsiasi momento di felicità, e distrazione e noia sono dentro di noi, non fuori.
    E, naturalmente, un’appassionata storia d’amore ti può rendere tanto felice da spingerti a danzare nella notte a piedi nudi. Finché dura: non è vero, Patricia Lee?
    https://youtu.be/HLNyigUDxT8

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