Pian Piano: Las Vegas e la grande muraglia mediatica

Tempo stimato di lettura: 3 minuti

Si è parlato in settimana su Piano Inclinato di Grande Muraglia virtuale a proposito di una Cina in cui la libertà di informarsi è ben lungi dall’esser anche lontamamente rispettata. Il buon Forchielli non ha costruito a caso questa metafora, concludendo l’articolo con una giusta nota scettica verso un programma di controllo che vuole farsi pervasivo e totalizzante rispetto ad un oceano di informazioni che circolano come l’acqua….Una lotta contro i mulini a vento.

Nel frattempo nel nostro studiolo si sente il puzzo di una “Grande Muraglia mediatica” fatta di giri e raggiri di parole, rituali dell’apparenza, ma è una favola priva di ogni fondamento fatta per ubriacare più che per informare. Gli esempi si contano a mazzi. Da destra a sinistra, fino al variegato arcipelago dei movimenti d’ogni genere: si bada sempre più al fumo trascurando allegramente l’arrosto, quasi fosse un inutile fardello. E’ una tendenza che possiamo tranquillamente ricondurre alla nostra epoca e non certo a questa o quella fazione ideologica. Accadrà anche nella vita privata? L’abito fa dunque il monaco? Viviamo sempre di più narcotizzati in una perenne Las Vegas rimbambiti da lucine e specchietti e da lustrini e stelline. Forse arranchiamo al guinzaglio di apparenze vacue?

Elvis è la bandiera di questo porco affogare nel fango del nulla così caro a Warhol, che non a caso dipinse anche Presley, affascinato com’era dall’assenza di senso. Il ridurci appunto alla totale assenza di senso a favore di superficiali eventi mediatici di matrice pubblica o privata e paralleli rituali dell’idiozia la vivo come un malattia mortale del nostro tempo. Una deriva che rischia di imbastardire la sostanza stessa dell’agire politico, sempre più ridotto a piazza plaudente, talk show postmoderno,  annuncio e deliberazione che poi il più delle volte non si fa decreto attuativo o tregua rispettata, ma solo chiacchiera e innocenti trucidati. Vociar di accordi e disaccordi, patti inconfessabili, scontri epocali, marxisti pronti ad annientare la cancelliera impazzano e nell’arco di una settimana svaniscono come nebbia al vento… E lo stesso piano intimamente personale e privato non soffre di un mal di pancia del tutto simile? Va bene l’effimero, ma a questi livelli parlerei di purissima pazzia galoppante. Francamente mi vien voglia di urlare, qui nel mio studio contro questa idiozia monumentale di cartapesta e coriandoli che soffoca, e contro un paese, il mio, completamente alla deriva. E’ ora di un esorcismo, di una catarsi e di un grido di rabbia, sordo e mostruoso, di una boccata d’aria per richiamar all’ovile un senso ormai evaporato. Ecco servito allora un po’ d’ossigeno a marchio Swans.

La nausea di una perenne Las Vegas ci avvelenerà tutti e se spingersi con slancio verso una via d’uscita richede benzina e qualche scatola di fiammiferi ben venga, ma in quale direzione andare? Dove appiccare la prima scintilla? I Nine Inch Nails sembrano suggerire una via d’uscita…

Allora fuoco e fiamme siano, per disperdere cartapesta, giochi di parole, brillantini, attricette scollacciate, medley di Albano e Romina e tutta l’Argentina, che poi non era quella terra coraggiosa e cristallina da ergere a fulgido esempio di finanza o democrazia.

Quale poeta può riscaldare in chiusura il nostro piccolo studiolo con parole che siano  memoria di un agire autentico, senza sbandierare ipocritamente chissà quali valori di cartone?

Elevazione

Al di sopra degli stagni, al di sopra delle valli,
delle montagne, dei boschi, delle nubi, dei mari,
oltre il sole e l’etere, al di là dei confini delle sfere stellate,
anima mia tu ti muovi con agilità,
e, come un bravo nuotatore che fende l’ onda,
tu solchi  gaiamente, l’immensità profonda
con indicibile e maschia voluttà.
Via da questi miasmi putridi, va’ a purificarti nell’aria superiore, e bevi come un puro e divin liquore
il fuoco chiaro che riempie i  limpidi spazi.
Alle spalle le noie e i molti dispiaceri
che gravano col loro peso sulla grigia esistenza
felice chi può con un colpo d’ala vigoroso
slanciarsi verso  campi luminosi e sereni;
colui i cui pensieri, come allodole,
verso i cieli al mattino spiccano un volo
– che plana sulla vita. e comprende senza sforzo
il linguaggio dei fiori e delle cose mute.
Charles Baudelaire- Les fleurs du mal
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12 commenti su “Pian Piano: Las Vegas e la grande muraglia mediatica

  1. FanSonia il said:

    “L’uomo pallido va lungo aiuole fiorite,
    Con il sigaro ai denti, vestito di nero:
    L’Uomo pallido ripensa ai fiori delle Tuileries
    – E a volte l’occhio scialbo ha uno sguardo ardente…
    Ebbro, è l’Imperatore, per i vent’anni d’orgia!
    Si era detto: “Sulla Libertà voglio soffiare
    Delicatamente, come su una candela!”
    La Libertà rivive! Lui si sente sfiancato!
    Prigioniero. – Oh! quale nome sulle labbra mute
    Trasale? Quale implacabile rimpianto lo morde?
    Non lo sapremo. L’Imperatore ha l’occhio spento.
    Ripensa forse al Compare occhialuto… – Come
    In quelle serate di Saint – Cloud, guarda filare
    Dal sigaro acceso una nuvoletta azzurra.”(Rages de César, Arthur Rimbaud).
    Ma quando è incominciato questo declino? Forse intorno agli anni 80, quando abbiamo scoperto i più vacui status symbol ed abbiamo incominciato a desiderarli, pilotati da abili campagne di marketing, quando noi milanesi pensavamo di vivere nell’ombelico del mondo? Di sicuro, ora siamo in piena decadenza, altro che #cambiaverso, ci illudiamo di avere gli strumenti per essere correttamente informati e per avere un’opinione ponderata e personale su accadimenti e persone, ma siamo solo bombardati da fiumi di parole che si attorcigliano su se stesse. Parole che non servono più ad esprimere concetti e convincimenti ma che riempiono spazi vuoti, creando confusione. Ecco, è che ci sono un sacco di spazi vuoti: vuoti di ideali, di aspirazioni, di passioni. La noia è qualcosa che uno si porta dentro, è incapacità di provare interesse per qualcosa o qualcuno al di fuori di sé. Mi pare di vederne parecchi in giro, di annoiati. Poi ci sono quelli che sono irresistibilmente attratti dall’uomo forte en travesti, quello che ti lascia parlare magnanimo e tuitta in continuazione come uno qualunque, e poi però si fa come dice lui. E’ così rassicurante, per chi ha il cervello atrofizzato da troppa televisione e da troppe merendine consumate nell’infanzia e troppo poche spiegazioni sui “no” della vita. E poi ci sono quelli che si incazzano in maniera viscerale ed infruttuosa, limitandosi all’invettiva.
    Benzina, fiammifero e fuoco? ma dove? per dove? per cosa, in cambio di ciò che distruggeremmo?
    La riflessione di oggi può solo concludersi con una serie di punti interrogativi, certo non con delle risposte: ma le risposte potrebbero arrivare, se la riflessione si allargasse e facesse presa, e di certo – e per fortuna – non mancano le voci fuori dal coro, quelle che, ostinatamente ma senza urlare, invitano, appunto, alla riflessione, alla memoria ed all’analisi del passato, alla ricerca di nuove soluzioni. Forse, non tutto è perduto, e non sarà necessario un incendio…
    http://youtu.be/kdYcQ_k0zyE

  2. Enrico Marani il said:

    eh eh eh eh eh l’orgia nirvanesca era per te in effetti. Qui infatti più che imbastire i miei gusti personali si tratta di lavorare ad una narrazione, ad un racconto frammentato e frammentario attraverso la musica. I Nirvana erano perfetti in questo frangente.

    Fuoco e fiammiferi? Guarda dal 1998 non ho la televisione. Ero saturo e non escludo di stancarmi pure della rete, anche se l’interattività, lo scrivere per un bel progetto come piano inclinato, aiutano a restare e sono assolutamente motivanti. I media in Italia per come funzionano superficialmente e con una qualità bassina, mi hanno francamente stancato. Sono nauseato di paginate e paginate e paginate e paginate del corrierone su Sanremo, Tatangelo, Conti, stelline scollacciate ecc. per poi aprire il Guardian e trovarci Bjork e compagnia bella. Siamo arretrati e non poco. Elitarismo? Ma per favore….vogliamo far passare l’idea che non ci siano differenze qualitative nell’arte o nella musica leggera? Ci sono e sono abissali. Bella la canzone di Nek che scopiazza Calvin Harris? Ma per favore…..

    Volevo qui dar voce ad un po’ di rabbia, che è poi ricerca di un contenuto, di una parola autentica di fronte al muro mediatico (pubblico e privato) di parole strumentali, sempre finalizzate a costruire consenso blandendo con continue iperboli chi ascolta….

    Swans, Nirvana e NIN hanno qualcosa in comune, pur da angolazioni assai diverse: la spinta verso l’autentico, la nostalgia per il vero che sta dietro ad un’affermazione o ad un gesto, la rottura delle convenzioni ipocrite. Questo è l’incendio che vorrei veder propagarsi.

    Sempre grazie e un abbraccio per i commenti che per me, lo ripeto, non sono commenti, ma sviluppi e “remixes” del post 😉

    Per chi vuole c’è il mix del mese. Un’ora di musica selezionata per voi dal sottoscritto:
    https://www.mixcloud.com/Samora_mixcloud/samora-savage-beauty-2/

  3. Giorgia il said:

    Il “medley di Albano e Romina” mi ha fatto troppo ridere…
    Ieri sera ho assistito ad uno spettacolo molto bello “Prima del silenzio” al teatro Valli di Reggio. Tema l’importanza della parola del Poeta, una parola che trasmette miti, sogni e racconta il vissuto degli uomini, parola piena e carica di senso offuscata e sommersa dal chiacchiericcio vacuo ormai di moda e d’abituale uso. Storia di uno scontro generazionale.
    Mi sembra attinente al tema odierno.
    Vi lascio il mio pensiero con The sound of silence di Simon & Garfunkel
    https://www.youtube.com/watch?v=4zLfCnGVeL4&feature=player_detailpage&list=RD4zLfCnGVeL4
    “… People talking without speaking
    …. people hearing without listening…”
    Bye

  4. Enrico Marani il said:

    E’ quello il tentativo Fansonia, qui nel microcosmo di Piano Inclinato e nella briciola di Pian Piano….

    Giorgia torna a trovarci ogni domenica i tuoi commenti sono sempre così precisi… io e te ci incrociamo anche nel mondo vero di tanto in tanto e ritrovarti qui è sempre una festa. Tocchi il punto. Con la musica ho contrapposto strumentalmente Elvis a gente arrabbiata, depressa, violenta. Il trio NiN, Swans, Nirvana non è per tutti i palati.

    Dove si scioglie la rabbia e la parola si fa narrazione e sintesi se non nei poeti? Questo ci manca come l’acqua nella contemporaneità: un racconto di senso che sia lirico.

    Credo che uno dei limiti dell’economia sia l’incapacità di farsi racconto poetico ed immaginario, suscitando spesso un approccio strumentale.

    Chissà che qualcuno dei molti appassionati d’economia che abitano l’alveare non alzi la testa 😉

  5. the virgin il said:

    Che dire, Enrico?
    Viviamo tempi bui.
    Scomparsi i volti.
    ovunque solo maschere e corpi.
    Un oceano di cosce, tette, culi ed organi sessuali.
    Mi è passata persino la voglia di provocare.
    L’osceno è l’ordinario.
    WC umani. È questo che siamo?

  6. Enrico Marani il said:

    Sì, l’osceno è l’ordinario, ma se guardi alla poetica degli SWANS o a Nick Cave, che so ami molto, cioé ad artisti non ordinari…Ebbene proprio loro che paiono i cantori di una caduta nell’abisso, evidentemente sottolineano al contrario e con maniacale insistenza il desiderio di un’uscita, di un’epifania, di uno slancio attraverso l’osceno verso il senso, verso l’autentico.

    Vivono in sostanza la loro esperienza artistica come una catarsi.

    • fansonia il said:

      Ed è pur vero che quando deragli devi essere disposto a scendere fino in fondo all’abisso se vuoi risalire. Senza giungere alle estreme conseguenze di certi artisti “maudits”, ognuno di noi ha avuto i propri deragliamenti, i propri abissi e le proprie risalite.O ha camminato sempre intrappolato dentro due binari.

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