Pian Piano: l’assurdo bisogno di un’identità ad ogni costo

Qui nella casa in campagna, lontani dal brusio e dalla penosa atmosfera cittadina, fatta di puzzo di scappamento e nebbia, si respira il piacere del silenzio. Tutto tace.
Le muse oggi son gatte immobili, i giorni della merla hanno dimenticato il gelo tradizionale ed il nostro povero paese è in preda alle solite gazzarre in cui schierarsi serve a mascherare l’inconsistenza degli argomenti per cui ci si schiera. Si urla, per qualche giorno si urla e si strobetta, passata una settimana scarsa, l’oblio ha ovviamente la meglio ed ogni principio irrinunciabile è come acqua di colonia svanita nel nulla. Un’epoca affamata di identità, cerca affanosamente qualsiasi appartenenza, senza alcun senso del ridicolo, ma la realtà di quel che siamo intimamente ce la canta Peter Gabriel, e lo fa da par suo:

Come ci manifestiamo? Se guardiamo bene ci manifestiamo nel cambiamento, nella metamorfosi ed in una continua e perenne mutazione. Tutto in noi cambia inesorabilmente, tutto viene e va. Bowie ha lasciato nel suo testamento il desiderio di disperdere le sue ceneri nell’isola di Bali. Cenere alla cenere, polvere siamo e polvere ritorneremo: ogni identità è solo una nuvola di pulviscolo. Ancora una volta il Duca Bianco (a cui sono piuttosto legato, come avrete capito…) ci dona un granello di poesia, lui che non ha avuto timore della condizione di cambiamento che pervade ogni angolo del nostro universo interiore ed esteriore (sono poi due cose distinte?). Ne ha fatto ovviamente una bella canzone.

E invece le cronache ci regalano i fautori di gaglioffi “modelli naturali” e tradizioni tradizionali, che potrebbero essere liquidati con un sorriso, se non fosse per il sinistro sostegno di grigie eminenze avvinghiate ai loro poveri scranni, ormai cadenti e consunti. Sarebbe ora di rassegnarsi all”evidenza e comprendere che chi parla di “modello naturale”, qualsiasi sia la questione, sta mentendo o si è confuso. Il modello naturale non può esistere come dato di fatto. Ogni stimolo transitante per un cervello, percezioni comprese, è infatti cultura ed interpretazione, a partire dall’idea stessa di “modello naturale”. Antropologia docet. Abbiamo i Boards of Canada, fra gli ultimi artisti amati da Bowie, pronti a dipingerci efficacemente questo senso di impermanenza, delle cose e dei pensieri, delle persone e del linguaggio. L’uomo fra l’altro è parte integrante dei vari “modelli naturali” che spaccia come definitivi e questo non dovrebbe indurci in qualche interrogativo? Può la componente di un sistema avere un’ interpretazione esaustiva del sistema di cui è parte?

Detto questo le gatte-muse sono uscite nel bosco. Qui non arriva l’eco di parole urlate, di sfrontati opportunismi e di sepolcri imbiancati, solo vento e frusciar di foglie. E’ un gran dono star qui e semplicemente ascoltare il farsi del mondo, attimo per attimo.

 

Vestiario

Ti togli, ci togliamo, vi togliete
cappotti, giacche, gilè, camicette
di lana, di cotone, di terital,
gonne, calzoni, calze, biamcheria,
posando, appendendo, gettando su
schienali di sedie, ante di paraventi;
per adesso, dice il medico, nulla di serio
si rivesta, riposi, faccia un viaggio,
prenda nel caso, dopo pranzo, la sera,
torni fra tre mesi, sei, un anno,
vedi, e tu pensavi, e noi temevamo,
e voi supponevate, e lui sospettava;
è già ora di allacciare con mani ancora tremanti
stringhe, automatici, cerniere, fibbie,
cinture, bottoni, cravatte, colletti
e da maniche, borsette, tasche, tirar fuori
-sgualcita, a pois, a righe, a fiori, a scacchi- la sciarpa
riutilizzabile per protratta scadenza.

Wislawa Szymborska

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Pubblicato da Mr Pian Piano

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