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Pian Piano: leggerezza o inconsistenza?

La leggerezza è ai giorni nostri anche inconsistenza e delirio. Delirio di informazioni che sempre più fatichiamo a governare e delirio di parole spese per ammansire, convincere, influenzare, confondere, nascondere e persuadere.
Sembra ormai che la sostanza sia superflua nel porsi di fronte a problemi e questioni. Più del contenuto pare sia rilevante la confezione, quasi che alla sostanza dei problemi sia da preferire la rappresentazione degli stessi, destinati a svanire per magia fra urla, tweet, post, talk show, coriandoli e conferenze stampa che valgono una messa.
Inutile dirvi che nel nostro salottino la magia non è di casa e le rogne non svaniscono per incanto al solo favellare. Qui non crediamo che parole sagaci o quattro martellate sbraitate in televisione o su facebook bastino e avanzino a governare la complessità, ma al contrario riteniamo servano solo a nasconderla. Attendendo un inevitabile rendez vous che spazzerà via le parole roboanti dei vari masaniello e la loro propaganda da strapazzo e ridimensionerà brutalmente le arguzie a mezzabocca dei banchieri centrali, sempre più prigionieri della loro tela, oggi ci vogliamo abbandonare proprio alla leggerezza postmoderna. Cosa caratterizza il postmoderno se non l’incapacità di creare ex novo? Il postmoderno è il luogo della riproposizione di segni già visti cucinati con condimenti diversi, travestiti, ambiguamente dipinti. Cosa far di meglio se non proporvi una cover band? Una vigliacca e astuta riproposizione di brani ad uso e consumo di una generazione, una porca porcheria commerciale? Ladies and Gentlemen i Nouvelle Vague!

Cibiamoci dunque di junk food, incuranti di colesterolo, glucosio e trigliceridi. Ubriachiamoci di cocktails sintetici, ingeriamo coloranti e conservanti, edulcoriamo ogni rabbia, perversione e moto di ribellione, in una sdolcinata bossanova. Tutto sia ridotto a videogioco, trama sintetica e autenticissimo falso.

Sentite un po’ di malinconia? Qui nel salottino la sentiamo, fra suadenti suoni e sguardi languidi, sale lentamente come una leggera febbre, una ubriacatura garbata ed un’ingiustificata nostalgia in cui da perfetti idioti ci ritroviamo ad annegare. Ebbene sì, cediamo al fascino della plastica, degli evidenziatori fucsia e di barboncini dal pelo rosa. Potri farvi altri esempi in un gioco potenzialmente infinito.

E dopo aver sgranocchiato cover, come saranno mai gli originali?
Eccovi serviti amici del salottino, fra la dance dei New Order al grande successo planetario di Blondie nella New York che era ancora di Warhol e chiudendo con i gotici ed esistenziali Sister of Mercy. Aggiungo anche gli originali di Joy Division e XTC (e qui gli originali giganteggiano rispetto alle cover che potete scoprire fra i link).
New Order – Confusion
Blondie – Heart of glass
Sister of Mercy – Marian
Joy Division – Love will tear us apart                                                       XTC-Making plans for Nigel
Autentico o simulacro? Vero o falso? Gradito il gioco?
Le chiavi oggi vanno a José Saramago che gentilmente ci tira fuori da questo naufragio in una pozzanghera per riportarci nell’Oceano dove ci ritroverete la prossima settimana. Tenetevi forte: apriremo porte.

Oceanografia

Giro le spalle al mare che conosco,
al mio essere umano me ne torno,
e quanto c’è nel mare lo sorprendo
nella pochezza mia di cui son conscio.
Di naufragi ne so più del mare,
dagli abissi che sondo torno esangue,
e perché da me nulla lo separi,
vive annegato un corpo nel mio sangue.
 José Saramago
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Pubblicato da Enrico Marani

king for a day, fool for a lifetime

Una risposta a “Pian Piano: leggerezza o inconsistenza?”

  1. più di tutto, odio le cover (così come provo irritazione per gli epigoni, che non sono mai bene intenzionati, neanche quando lo sembrano).

    Mi perdonerete quindi se nasconderò la Nouvelle Vague sotto il cuscino della mia poltrona preferita di questo salotto e salterò direttamente agli originali.

    Insomma, dite qualunque cosa, purché sia vostra, purché scaturisca da un personale sforzo intellettuale, purché palesi un contenuto e non una sequenza di parole più o meno formalmente accattivanti, oppure tacete.

    In linea con la provocazione del nostro amabile ospite, estendo l’invito non solo alle band ma più generalmente all’umanità intera.

    Per quel che mi riguarda, ho raggiunto un livello di saturazione che mi ha indotta ad evitare accuratamente talk show e tribune varie per cercare informazioni meno commentate, meno interpretate, meno distorte. Mica facile.

    Alla ricerca di contenuti, faccio l’analisi logica delle frasi che ascolto per depurarle dal superfluo: spesso, non ne resta nulla.di interessante.

    Che stranezza: disponiamo di strumenti in grado di abbattere barriere spazio temporali e invece di esserne stimolati siamo sprofondati in una sorta di letale pigrizia della mente e dell’anima che pare aver sospeso qualsiasi creatività e qualsiasi senso critico (a parte qualche isolata mente brillante, non sufficiente a mio avviso ad arrestare il declino).

    Davvero arriveremo ad una resa dei conti? Arriverà la fine del benaltrismo, e sapremo concentrarci su un “qui, ora ma anche domani e altrove” realisticamente privo di fronzoli oratori?

    Non possiamo rinunciare a crederci: o è davvero la fine.

    E a proposito di cover:

    https://youtu.be/0i465if_hRY

    di questa non fatene più: è sua e solo sua.
    E’ su questa canzone che, da perfetta idiota, mi guarderò annegare in una pozza di nostalgia.

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