Pian Piano: l’insostenibile leggerezza della memoria

Seme di morte cupidigia del cieco
Affamati figli di poeti che sanguinano
Nulla di ciò che ha gli serve realmente
L’uomo schizoide del ventunesimo secolo.
(King Crimson – 21century schizoid man)

Oggi partiamo da un articolo di Alberto Forchielli, non solo ispirandoci al titolo, ma “remixandone” anche i contenuti. Ve ne consigliamo vivamente la lettura qui. Riordiniamo il salottino, puliamo, lustriamo e sistemiamo i cuscini sul nostro divano. Bicchieri di cristallo in gran parata nella vetrinetta e liquore della nonna bene in vista. Ordine e pulizia siano sovrani visto che ci prepariamo appunto a ricevere nientepopodimeno che un Re!

Quando Peter Sinfield scrisse i versi in apertura del nostro divagare, correva l’anno 1969 ed il poeta non immaginava certo di star collaborando all’esordio di una mitica formazione, esordio che dopo 46 anni rimane all’unanimità un disco epocale. Parliamo ovviamente di “In the court of the Crimson King” . Sono dunque i King Crimson di Mr Robert Fripp ad aprire i giochi di Pian Piano questa domenica e lo fanno puntando dritto al nostro tema. Il testo di Sinfield racconta infatti la perdita della memoria: “Nulla di ciò che ha gli serve realmente”; l’uomo schizoide del 21 secolo non ha più il ricordo di quel che è essenziale. Siamo noi? Sembra proprio di sì.

Noi imbolsiti dal dare per scontate le nostre libertà, dal considerare il piatto pieno una prassi, la guerra un fatto lontano e tecnologicamente controllabile, noi che viviamo la morte come un accidente da relegare in nascosti obitori, sempre più incapaci di elaborare la sofferenza, noi che affoghiamo nelle merci per placare un incipiente senso di vuoto, abbiamo evidentemente perso la strada verso l’autenticità. Cos’è memoria se non un fondamento dell’autenticità? La memoria è un ricordo consapevole, che fonde emotivamente ragione e sentimento, un perno su cui basare il nostro esser uomini, alla luce di cadute e trionfi. Ecco cosa manca in un postmoderno vagare senza bussola, manca la memoria, e siamo così persi e senza consapevolezza da cader nel fascino assurdo di sanguinari e dittatori o brancolare ubriachi e narcotizzati da merci inutili. Demetrio Stratos e gli Area in un brano emozionante, danno voce al popolo Palestinese che da anni insegue vanamente l’idea di un proprio stato. La voce scaturisce proprio a partire dal ricordo di un evento drammatico, per slanciarsi oltre, in un futuro in cui quel dolore possa farsi mattone di una patria. Da una caduta nella polvere e nel sangue Demetrio e compagni mirano a suscitare un senso e appunto una consapevolezza. Gli Area portano per noi la fiaccola della memoria….

La libertà d’espressione, uno dei fondamenti dell’occidente, andrebbe custodita con rispetto e sacralità, non come un soprammobile qualsiasi nel nostro soggiorno, pronto ad esser sostituito con il fascino per qualche dottor Stranamore, per il miraggio di una guerra santa o  in cambio di un megaschermo a cristalli liquidi o di un abito griffato. Viviamo appesi al desiderio, incapaci di rammemorare e quindi di immaginare, presi dal bisogno di acquisire, impossessarci e divorare qualsiasi cosa possa placare una postmoderna fame di senso e per farlo siamo pronti a tutto.

I Tuxedomoon, gruppo di americani che si sono fatti Europei e ulteriore fiore sbocciato negli anni 70, hanno cantato perfettamente questo desiderio malato e idiota, che è rimbambimento e anestesia nella nostra contemporaneità.

Il sipario si chiude. Il filo della memoria persa, partito dall’uomo schizoide del 21 secolo ha incrociato un popolo che sulla memoria del sangue cerca ancor oggi di costruire una patria e si è chiuso inebetito in un desiderio vacuo di qualsiasi cosa possa tamponare la falla della disillusione.

Chiediamoci se è ancora un uomo chi perde sistematicamente la memoria e trascura i doni più preziosi che gli sono offerti quotidianamente, preso com’è dalla “cupidigia del cieco” cara a Sinfield.
Tutte le parole e gli atti sono destinati a disperdersi nel vento?

Solo Primo Levi può chiudere il sipario oggi e lasciarci il suo indimenticabile sorriso fra parole che non sorridono affatto. Il Re è nudo. Cosa c’è? Quel che abbiamo già. Solo? E’ tantissimo, ma in un attimo di follia può esserci tolto.

 

Se questo è un uomo

Voi che vivete sicuri
nelle vostre tiepide case,
voi che trovate tornando a sera
il cibo caldo e visi amici:
Considerate se questo è un uomo
che lavora nel fango
che non conosce pace
che lotta per mezzo pane
che muore per un si o per un no.
Considerate se questa è una donna,
senza capelli e senza nome
senza più forza di ricordare
vuoti gli occhi e freddo il grembo
come una rana d’inverno.
Meditate che questo è stato:
vi comando queste parole.
Scolpitele nel vostro cuore
stando in casa andando per via,
coricandovi, alzandovi.
Ripetetele ai vostri figli.
O vi si sfaccia la casa,
la malattia vi impedisca,
i vostri nati torcano il viso da voi.

Primo Levi

 

 

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6 commenti su “Pian Piano: l’insostenibile leggerezza della memoria

  1. FanSonia il said:

    Il salotto stamattina è stranamente lindo e in ordine, nell’aria aleggia un leggero sentore di cera, sul tavolino un libro aperto con una rosa secca per segnalibro. Mi pare di percepirne ancora il profumo, lieve ma definito. Come un ricordo.
    Strani giorni, questi: l’apparire prevale decisamente sull’essere, e quando le mutevoli circostanze della vita mettono in discussione l’apparenza conquistata, dietro non c’è nulla, e mancano le risorse per affrontare le situazioni impreviste.
    Gli errori (che presuppongono la capacità e la volontà di scegliere, spesso al di fuori delle convenzioni o dei percorsi suggeriti) e la sofferenza che ne deriva devono essere accettati ed elaborati. E’ sulla consapevolezza del proprio passato che si vive il presente e si costruisce il futuro, la memoria di sé conforta e insegna anche a superare il dolore e ad andare oltre, con tempi e modi del tutto personali e quasi mai facili….
    https://tacchidadiedatteri.wordpress.com/2015/02/21/lincontro/
    C’è poi una memoria collettiva che deriva dalla capacità di osservare e di ascoltare, partendo dal presupposto che non viviamo in uno splendido isolamento e che la nostra storia personale è essenzialmente condizionata da ciò che accade intorno a noi.
    Il che dovrebbe condurci alla consapevolezza di quanto sia preziosa, per esempio, l’imperfetta democrazia occidentale che ci consente di esprimerci liberamente. La capacità di non lasciarsi condizionare dall’effimero o – peggio – dalla tentazione di affidare la risoluzione di problematiche sociali ad un pensiero unico si trova nella nostra capacità di essere autentici, o semplicemente di essere.
    Mi affido alle (poche) parole del Saggio di ELP, da “Picture at an Exhibition” per chiudere questa riflessione. Che dovrebbe rinnovarsi ogni giorno.
    http://youtu.be/l-NAMddQO1k

  2. Enrico Marani il said:

    Il punto è come sempre chiarito da te in pochi passaggi: l’elogio dell’imperfezione.
    Questo nostro occidente, nel suo accartocciarsi su se stesso, nella sua ipocrisia, nella sua involuzione che sempre meno ridistribuisce la ricchezza, si mostra in tutta la sua imperfezione.

    Eppure custodisce qualcosa di estremamente prezioso e quel che temo, forse a torto, è il disperdersi della memoria di quanto sia prezioso.

    La libertà d’espressione è questo dono ed è la nostra forza.
    Come piacerebbe al direttore:
    “Che la forza sia con noi!”

    • fansonia il said:

      E’ un timore che condivido. Abbiamo gli strumenti per essere aperti alle diversità e per cercare soluzioni alternative, che possano frenare ed invertire il processo involutivo in atto nelle democrazie occidentali. La solidarietà nei confronti dei Paesi più poveri sarà una scelta necessaria, oltre che eticamente corretta, ma oggi questa teoria è sostenuta vanamente da alcune voci fuori dal coro, non sufficientemente influenti su chi nel merito deve operare scelte politiche.
      Soprattutto, non bisogna giustificare né sposare scelte guerrafondaie: ristabilire la pace con le armi non funziona, non ha mai funzionato. Dovremmo averne conoscenza e memoria. E una democrazia imposta con le armi non è più una democrazia. Per dirla con i Manic Street Preachers, if you tolerate this, then your children will be next:
      http://youtu.be/B7dBBCHYcZs

  3. fansonia il said:

    Fantastico. Bellissimo monologo i cui contenuti condivido appieno, sorridendo con amarezza. Mi unisco volentieri all’invito conclusivo di Elio Germano anche se non sto a Roma, ma del resto il problema e’ comune… Tra l’altro, a proposito dell’orco, conosco un vecchiaccio che si è congiunto ad un’anima non innocente ma solo anagraficamente più giovane. Dovremmo ricordarcene, quando andremo a votare.

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