Pian Piano: il Marchese, il Barone, ma soprattutto il Conte

Tempo stimato di lettura: 2 minuti

Come avrete capito qui nel salottino la musichetta melodica Italiana ci fa venire nausea e orticaria e la vita da mediani proprio non ci interessa un fico secco, altrimenti le muse traslocano (sia la mora che la bionda) e addio ispirazione.
Fra i musicisti tricolori naturalmente ci sono significative eccezioni e Paolo Conte è indubbiamente una di queste. L’uomo ha la tempra del Corto Maltese caduto in un pianoforte e invecchiato fra onde fatte di tasti bianchi e neri e palme di cartapesta. Il Conte da sempre fugge le volgari ribalte dello stupidario televisivo che ammorba da 40 anni e passa il nostro povero paese e si trastulla con poesia e  sigarette,  belle donne e jazz.  Svicola Mr Paolo di fronte a qualsiasi varietà, che non sia la varietà della vita.
Per quanto mi riguarda è uno dei pochi  capace di metariflessioni sul suo ruolo di musico, saltimbanco, poeta e ladro d’emozioni. “Alle prese con una verde milonga è il manifesto di questa introspezione di Paolo Conte allo specchio di fronte a Paolo Conte. Godiamocela dal vivo.

Naturalmente oltre ai metalivelli che da sempre caratterizzano la sua ricerca poetica, c’è il lirismo ermetico, che induce emozioni per vie traverse e con poche parole, non arriva nemmeno ai classici e orecchiabili ritornelli, ma si barcamena fra strofe sospese  che recitano: “Max non si spiega, fammi scendere Max che è un segreto avvicinarsi qui Max”.  E la musica fa il resto spalancandosi sull’ignoto.

Paolo Conte annega  da decenni nello stupore per il semplice apparire del mondo, per gli accadimenti banali, lo strisciare dei suoni gli gnomi e i demoni, che non sono altro se non il racconto di sé e un analisi che ancora una volta è un riflesso di fronte allo speccho dell’esistenza, alla sua fugacità e splendida fragilità. “Un po’ di sonno è un’elemosina” dice il Conte e cosa ci volete fare, perdonatemi, ma io cado a terra ammirato: Gong-oh.

Poi l’ironia e soprattutto l’autoironia sono il superalcolico a cui il nostro nobile ci ha abituato, lisciandoci il pelo con giungle giocattolo, Sudamerica,  macachi e altre bestie feroci di pezza o imbalsamate. Cosa dire poi di donne in preda ad un “amaro autore” ma con piedi felici oppure lontane e desiderate proprio per la lontananza che sa essere più struggente di qualsiasi caldo abbraccio? Un Picasso in fiamme ti può andare o preferisci un cielo azzurro?

Il Conte nella sua livrea si è ovviamente rapito le mie muse, che poi mie non sono, e vabbé mi arrangerò a furia di improperi, dolcetti e vin santo. Va bene, va bene, oggi non posso chiudere, mi tocca aspettare che tornino quelle sciagurate, altrimenti cosa scrivo la prossima settimana? Ci sono anche da annaffiare le piante. È vero è arrivato l’autunno, ma hanno pur bisogno di acqua e carezze o no? Oggi arriva anche Zanzotto a darmi una mano con l’innaffiatoio ed a spargere parole in giro, tanto per ricordarci che tutto è un attimo fuggente.

L’ attimo Fuggente

Ancora qui. Lo riconosco. In orbite
di coazione. Gli altri nell’incorposa
increante libertà. Dal monte
che con troppo alte selve m’affronta
tento vedere e vedermi,
mentre allegria irrita di lumi
san Silvestro, sparge laggiù la notte
di ghiotti muschi, di ghiotte correnti.
E. E, puro vento, sola neve, ch’io toccherò tra poco.
Ditemi che ci siete, tendetevi a sorreggermi.
In voi fui, sono, mi avete atteso,
non mai dubbio v’ha offesi.
Sarai, anima e neve,
tu: colei che non sa
oltre l’immacolato tacere.
Ravvia la mia dispersa fronte. Sollevami. E.
È questo il sospiro che discrimina
che culmina, “l’attimo fuggente”.
È questo il crisma nel cui odore io dico:
sì, mi hai raccolto
su da me stesso e con te entro
nella fonte dell’anno.

Andrea Zanzotto
Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...
Precedente La casa sul fiume Successivo Good morning Vietnam

4 commenti su “Pian Piano: il Marchese, il Barone, ma soprattutto il Conte

  1. fanSonia il said:

    bene, non puoi pretendere di trattenere le Muse se fai passare di qui il Conte. Ti lascio il mio affetto, ma rincorro la chimera con i miei piedi felici.
    La casa di Paolo – solida, squadrata, ma se la guardi bene è enigmatica e sono più le cose che non dice di quelle che dice, ma forse è solo lo spirito di Paolo – è a pochi chilometri dalla collina dove vivo ora. Capita spesso di vederlo girare per il mercatino dell’antiquariato sotto i portici di Asti, svagato e attentissimo, qui e altrove, autentico e imprendibile.
    Il Conte non ha una voce adatta al canto, ma lui mica canta, legge poesie, e costruisce immagini in rapida successione, e la tua fantasia è costretta ad audaci giravolte, nello sforzo di seguirle.
    Mio marito, oroginario di questi loghi, dice con malcelato orgoglio “è uomo di questa terra” e io lo lascio dire e capisco, ma so che non è vero. Il Conte non è di nessun luogo, è troppo più in là.
    Per questo inaspettato calice di rosso settembrino, infinitamente grazie.

    Ah: sorry, ma per le piante dovrai arrangiarti. Mi sa che le Muse saranno irraggiugibili, per un po’.

    https://youtu.be/zDtmi_6U4uo

  2. Enrico Marani il said:

    Lo sapevo che il Conte mi portava via le muse….
    E’ e non è Piemontese. Alba e dintorni sono la terra di Fenoglio e vedo in ambedue molti punti di contatto, lo stesso respiro, lo stesso esser schivi. E ancora l’immediatezza della sincerità, il taglio poetico, lo spessore, che è proprio lo stesso dei vini di queste terre e lo sguardo verso il mondo anglosassone, nella lingua in Fenoglio, nel jazz in Conte…..

    Il Piemonte è la regione meno mediterranea d’Italia.

  3. Enrico Marani il said:

    Poi è soprattutto lontano anni luce dalla canzonetta Italiana di Ramazzotti&c e per le orecchie del sottoscritto non guasta, basti pensare a come si mastica ritmo nella sua musica, fattore alieno in Italy, dove basso e batteria sono purtroppo accompagnamento….

    La voce è fragilissima, con le sigarette e l’età ne ha guadagnato, impastandosi di Tom Waits e ricordi. Invecchia bene, come i vini Piemontesi appunto…

  4. fanSonia il said:

    il Piemonte è una terra strana, per me milanese con origini emiliane. Faccio fatica a capire certe chiusure, certe ritrosie, certi manierismi. I vini sono cosa a parte, come il Conte, che è di una pasta indefinibile e multiforme…

Lascia un commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.