Pian Piano: oltre una porta allucinata

Cosa sta dietro la porta chiusa della paura, della convenienza e del desiderio liquido che appiccicoso filtra e affoga tutta la stanza? In una marea scura porta con sé giocattoli di plastica,  farfalle, lenzuola e una mano. Spunta una mano in mezzo al lago su cui galleggiano divani, tappeti, allucinazioni e sedie. Mano nera, mano verde e sudore di epoche geologiche passate. Forse è bitume raggrumato, forse siamo nati lucertole e in questo mondo siamo stati gettati, prenditi una vacanza e lascia giocare i tuoi bambini.

I bambini si infilano nel cavo elettrico della dorsale oceanica e dicono ai fratelli: “ In casa abbiamo mazze da baseball, libri di poesia, fiori viola grandi come alberi e profumati d’incenso”. Ah davvero? Le palpebre si sono staccate foglie secche e le fessure umide raccontano d’un carico di chiodi a cui erano appese croci. Vuoi vedere dietro alla porta se ci sono paludi, gemiti o incontrollabili serpenti? Apri! Spalanca l’uscio! Ora le guglie ed i timpani svettano nel frutteto fino alla volta celeste e le benedizioni sulla mia scrivania si moltiplicano e si dividono, ma le ore trascorrono vacue e l’oceano manda le sue onde buie.

Se solo stanotte potessimo dormire in un letto di fiori, se solo stanotte potessimo scivolare in profonde acque nere e gli occhi spalancati e grandi vedere oltre ogni respiro. Hai chiesto ai cavalli se hanno paura o se si fidano e al volo cieco oltre la porta, alle carezze di pietra e velluto o alle parole sparpagliate? Hai chiesto ai pensieri ubriachi e ai gesti vani? Hai chiesto alla strada? C’era una fruttiera carica di ananas e albicocche, pesche e fragole, fragole e sangue, mano nera, mano verde, mano nera, mano verde.

La serratura si apre con una stanza e oggi diamo spazio all’orrore delle parole e quindi ad Edgar Allan Poe. Ci penserà lui ad infilare le stanze nella toppa ed a spalancare la porta fin dentro alla chiave.

Il verme conquistatore

Guardate! È una serata di gala
In questi ultimi anni desolati!
Uno stuolo d’angeli alati!
Tra i veli e sommersi dal pianto,
A teatro siede a vedere
Un dramma di speranze e timori,
L’orchestra emette a tratti in sordina
La musica delle sfere.

Parodiando Iddio nel cielo, i mimi,
Sottovoce borbottano, sussurrano
E si gettano qua e là. Marionette
Soltanto che vengono e vanno
Al cenno di cose immense informi
E spostano gli scenari avanti e indietro
Scuotendo dalle loro ali di Condor
L’invisibile Affanno!

Un dramma così variegato, non temete,
Non sarà scordato!
Col suo Fantasma per sempre inseguito
Da una folla che mai non l’afferra,
In un cerchio che sempre ritorna

Nello stesso identico punto,
E molta Pazzia, e ancor più Peccato,
E Orrore animano la trama.

Ma guardate, tra la ridda dei mimi,
S’insinua una forma strisciante!
Una cosa rossosangue si snoda
Sbucando dalla scena deserta!
Si snoda! Si annoda! Tra spasmi mortali
Suo cibo diventano i mimi,
Singhiozzano i serafini ai denti del mostro
Di sangue rappreso imbevuti.

Spente, spente le luci, tutte spente!
E sopra ogni forma fremente,
Funebre sudario il sipario
Vien giù con fragor di tempesta,
E gli angeli pallidi esangui,
Levandosi, svelandosi, dicono
Che quella è la tragedia “L’Uomo”,
E il Verme Conquistatore, l’eroe.

Edgar Allan Poe

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Pubblicato da Mr Pian Piano

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2 Risposte a “Pian Piano: oltre una porta allucinata”

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