Pian Piano: Paolo Terni e il piccolo paradiso di RAI radio3

Tempo stimato di lettura: 2 minuti

Nel nostro salotto facciamo accomodare oggi lo spirito di Paolo Terni, uno che ai più dirà ben poco.  Paolo Terni, scomparso pochi giorni fa è stato un grande musicologo e la sua voce gentile ha accompagnato per ore molti radioascoltatori che in Rai radio3 vedono, anzi sentono, un angolo di paradiso. Fra loro ponete anche il sottoscritto abituato al Suo “Cari amici buongiorno…“.

Mentre altrove grevi battute ed il parolaio parolibero artificioso, artificiale e volgare, impazza su quasi ogni modulazione di frequenza, il terzo canale radiofonico è da anni oasi di pace, giardino incantato dove apprendere cose nuove, dove il garbo è regola, così come gentilezza e competenza.

Due qualità che il sottoscritto, nella sua abissale ignoranza, riconosce a Paolo Terni, che è sicuramente stato uno degli artefici di radio 3. Partiamo con J.S. Bach che fu al centro di alcuni dialoghi di Terni con lo scrittore Giorgio Manganelli. Il Maestro Mstislav Rostropovich al violoncello provvede da par Suo.

L’oasi di bellezza che è radio3 è a torto intesa da molti come una tana per appassionati di musica classica o per intellettualoidi, quando invece vi transitano tutte le musiche e tutti gli argomenti, con gran delicatezza e senza urla o doppi sensi. Oggi certo la primavera alle porte ci trascina fra grandi classici e rapimenti orchestrali. Sapete ormai del mio debole per il Maestro Abbado che tanto ha amato Gustav Mahler, e allora Mahler sia in tutto il suo dolcissimo (primaverile?) struggimento. Abbandonatevi sul nostro fido divano con un buon bicchiere di vino rosso e lasciate fare alla musica, al grande compositore ed a questo nostro grande Maestro da onorare per sempre.

Se lo spirito gentile del grande musicologo Paolo Terni abita oggi il nostro salotto, non facciamoci però prendere dalla tristezza e dopo le malinconiche note di Mahler, concediamoci proprio un omaggio leggiadro alla primavera, che è rifiorire dal gelo, perenne rinascita, in quella circolarità di cui la morte non è che un passaggio, una curvatura, una svolta cieca, in una perenne e indecifrabile danza.

Un post del buon Andrea Boda è stato dedicato recentemente alle tristi e maleodoranti manovre che imbrattano il calcio Italiano, ridotto ormai a cloaca finanziaria. Eppure in qualche campetto, proprio grazie alla primavera, la gioia autentica del pallone prenderà qualche ragazzo e quindi insieme a Paolo Terni, a cui idealmente offriamo una delle nostre famose tisane con biscotti fatti in casa, ecco che compare improvvisamente Umberto Saba e ci offre una poesia sul calcio. Così con una magia semplice ed un umile incanto si chiude la porta di questo bel salotto.

Squadra paesana

Anch’io tra i molti vi saluto, rosso-
alabardati,
sputati
dalla terra natia, da tutto un popolo
amati.
Trepido seguo il vostro gioco.
Ignari
esprimete con quello antiche cose
meravigliose
sopra il verde tappeto, all’aria, ai chiari
soli d’inverno.

Le angoscie
che imbiancano i capelli all’improvviso,
sono da voi così lontane! La gloria
vi dà un sorriso
fugace: il meglio onde disponga. Abbracci
corrono tra di voi, gesti giulivi.

Giovani siete, per la madre vivi;
vi porta il vento a sua difesa. V’ama
anche per questo il poeta, dagli altri
diversamente – ugualmente commosso.

Umberto Saba

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4 commenti su “Pian Piano: Paolo Terni e il piccolo paradiso di RAI radio3

  1. FanSonia il said:

    non ho proprio nulla contro le “tane”, oasi nelle quali qualcuno decide di rifugiarsi per un pò, di tanto in tanto, per scoprire ed assaporare pensieri, parole, armonie e silenzi con chi condivide le medesime passioni. Con la porta chiusa, e tuttavia aperta a chi decidesse di gettare uno sguardo, con rispetto e con curiosità.
    Qui non si tenta di fuggire dalla realtà, si cercano vie per decifrarla ed affrontarla. Si prova sicuramente ad isolarsi dalla superficialità, dalla volgarità, dai toni troppo alti, dall’incuria nell’impiego delle parole.
    La bellezza non è per tutti: è per chi sa percepirla, e non pretende di appropriarsene, ben sapendo che non sarebbe possibile.
    https://youtu.be/eFHdRkeEnpM

  2. Enrico Marani il said:

    “l’incuria nell’impiego delle parole.”, è un’espressione bellissima, come un giardino sporco con rifiuti e deiezioni di animali….

    Mi colpisce lo sguardo di Gershwin, è emozionato, ma sta per fare qualcosa che gli piace, sta per suonare. C’è qualcosa in quest’immagine che potrebbe veramente farsi racconto…

    Porte aperte assolutamente, anche se pochi si azzardano ad aprirle, l’indifferenza paga e la paura soprattutto trattiene e paralizza. Ci si concede giusto qualche polemicuzza, tanto per gradire dietro il paravento del proprio computer. Pavidi cani, mordaci solo da lontano.

    Fansonia alla fine gli occhi di Gershwin spaventano: si sta per buttare e senza nessun calcolo.

    • fansonia il said:

      Chapeau, Enrico: hai colto appieno il senso del pensiero che ho sinteticamente espresso. E ho scelto il video con quel fermo immagine di Gershwin proprio per quello sguardo: lo sguardo giocoso e sfrontato di chi e’ disposto a saltare dall’altra parte per vedere cosa c’è.
      “lui guardò un punto preciso nel buio della sala. Non vedeva i suoi occhi, ma sapeva, con incrollabile certezza, che lei era seduta la’, una sigaretta tra le labbra vermiglie, i larghi occhi chiari socchiusi davanti alla cortina di fumo dall’aroma di mentolo. Lei era lì per lui e lo avrebbe aspettato, quella sera e molte altre ancora. Lui sorrise, ed incominciò a sfiorare i tasti del piano. Avrebbe suonato solo per lei, e per l’avventura che li aspettava”.
      Ma e’ solo una delle innumerevoli fantasie suggerite da quello sguardo. E’ che stasera il vento soffia impetuoso e scuote le persiane, e io ho voglia di storie d’amore

  3. Giorgia il said:

    Grazie della lettura e degli ascolti in questa cupa giornata di marzo, preludio di primavera.
    Rai radio 3 è davvero esempio di cultura e delicata eleganza, di garbo appunto.. Mi è capitato di ascoltare le sue trasmissioni, spesso un varco soave tra la confusione volgare del nulla, concordo.
    Oggi quindi ho riascoltato Abbado, aspettando la primavera.. ci voleva,
    Ciao a tutti/e

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