Pian piano: Pegaso

Quando Perseo aveva tagliato la testa a Medusa, dal tronco di essa erano sorti Pegaso e Crisaore; ciò era avvenuto alle sorgenti dell’Oceano: e così si spiegava il nome di Pegaso. Posatosi però una volta sulla rocca di Corinto, ivi Bellerofonte, sopraggiunto, con molti sforzi e con l’aiuto di Atena, lo aveva domato. Sul fortissimo cavallo da lui domato Bellerofonte compie le famose imprese: uccide la Chimera e combatte con le Amazzoni. Perito poi miseramente Bellerofonte per avere imprudentemente suscitato contro di sé lo sdegno di Zeus, Pegaso risale al cielo, ove riprende a servire Zeus, tirando il carro del tuono.

Giulio Giannelli

Il viaggio di Pegaso sorto dal sangue di Medusa si conclude fra le stelle, nella luce abbagliante di una costellazione. Le stelle principali di Pegaso sono 5, proprio come i Pink Floyd nella loro bella storia. Lasciamoci annegare dunque nella gelatina rosa. Partiamo con la gioventù, con la forza, la spinta e l’energia fulminante del tuono ed i decibel giusti per un Interstellar overdrive che è un inno a quella grande ondata di speranza per una società altra ed un modello di sviluppo diverso. Sono gli anni a cavallo fra la fine dei 60 ed i primi anni 70. Syd Barret e Roger Waters sono al massimo della forma avvolti dall’energia atomica delle loro esplosive ossessioni psichedeliche.

Appena otto anni dopo quella foga, quel gusto di esplorare il corpo e le porte della percezione, sfondare le dimensioni abituali e cercarne altre, un membro dell’equipaggio spegne i motori e una delle stelle di Pegaso tace per sempre. Lo splendore del diamante pazzo acceca, ma la luce non esce più da un improvviso buco nero. La mostruosa forza gravitazionale si è presa infatti tutto Syd Barret. Dopo due gemme con il fluido rosa e due album solisti che sono per sempre, è solo silenzio assoluto. I compari, ubriachi di malinconia, si dolgono alla deriva nello spazio aperto di un cosmo infinito: Syd è perso.

Poi arrivano anni di tonnellate e trionfi, astronavi enormi e maiali volanti, muri e panettoni. Spunta la pancia a qualcuno, si diradano i capelli e le stelle bruciano quasi tutto l’ idrogeno disponibile. Si sono spente millenni fa o sono ancora accese? Quella che era un’alcolica bottiglia di malinconia è ora un oceano che si è preso tutto. Fra suoni consumati, rituali stanchi, monumenti di polistirolo e raggi laser, Pegaso si ritira in cielo, ma sul filo di lana c’è tempo per un’ultima poesia. Intanto il mitico cavallo alato una dopo l’altra  perde le sue stelle e ormai senza forza tace appeso in cielo,  ma altrove una nuova luce accecante avrà certamente preso vita, proprio come dal tronco di Medusa si era levato a suo tempo l’invincibile Pegaso.

Noi umani nella spirale abitiamo, alla spirale torniamo e tutto il nostro dire (e fare) è solo il commovente tentativo di spiegare quel che non ci è dato comprendere di questa continua e inarrestabile trasformazione.

C’è un concetto che corrompe e altera tutti gli altri. Non parlo del Male, il cui limitato impero è l’etica; parlo dell’Infinito.

Jorge Luis Borges

 

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15 commenti su “Pian piano: Pegaso

  1. The Virgin Suicides il said:

    Al porto di Salonicco suonano i Dead can Dance, era il 2000, se non ricordo male.
    Un porto meraviglioso,
    un concerto incredibile.
    SONG OF THE STARS: http://youtu.be/g0L5RFspwyE
    “We are the stars which sing
    We sing with our light
    We are the birds of fire
    We fly over the sky
    Our light is a voice
    We make a road for the spirit to pass over”.

    WE MAKE A ROAD FOR THE SPIRIT TO PASS OVER,
    Enrico.
    16/11/2014

  2. fansonia il said:

    Da bambina ho molto amato un librone dal titolo “miti, leggende e saghe”, che ho riletto infinite volte. In copertina, Pegaso alato proiettato in un coloratissimo universo stellato. Ho sofferto insieme ai protagonisti della mitologia classica, eroi tragici le cui sfide erano il più delle volte votate al fallimento, e dunque grandi proprio nella loro caparbia, indomita ostinazione. Sebbene provassi una certa empatia nei confronti dell’oscuro, sfigatissimo Minotauro, il mio preferito era Pegaso: cavallo, creatura che per me è stata oggetto di desiderio sin dall’infanzia, e alato, ovvero potenzialmente libero oltre ogni limite. E mi faceva soffrire questo suo essere costantemente asservito a qualcuno, ma la realtà è che la libertà assoluta e’ solo un’ingannevole chimera. Che però è saggio perseguire, per tutta la vita.
    Lascio questa stanza avvolta nell’aura dolente del Kurt Cobain di “the man who sold the world”: per taluni semplicemente un drogato di merda che si è scientemente fottuto la vita, per me un altro che si è perso in una fuga senza fine verso la libertà dai condizionamenti quotidiani.

  3. fansonia il said:

    Per inciso, anch’io ho tarpato le ali al mio Pegaso, mettendogli una sella e chiedendogli di portarmi via da un orizzonte sempre troppo ristretto. Chissà se e’ felice di regalarmi per alcuni attimi la chimera della libertà, in cambio della sua.

  4. givanno il said:

    Bello!. Sul tema spaziale mi permetto di citare uno dei pianeti più divertenti della storia del rock
    Planet Claire has pink air/All the trees are red/No one ever dies there/No one has a head

  5. E’ proprio un piacevole bar il nostro #PianPiano… Grazie a Givanno, Giorgia, Virgin e Fansonia per le selezioni. Chissà se il titolare avrà apprezzato chiacchiere fluidi rosa e caffé vari…

    Bowie è la ciliegina sulla torta, ci saranno in giro anche delle candeline? O son fuochi d’artificio? Stelle?

    Goodnight Ladies 😉

  6. fansonia il said:

    La buonanotte da uno che ha sempre camminato sul lato selvaggio e’ un buon viatico per sogni che al risveglio si ricordano con compiaciuto imbarazzo. In quanto al padrone di casa, arriva dalle stelle, quindi avrà sicuramente apprezzato le nostre divagazioni. Riservatemi sempre una poltrona, grazie.

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