Pian Piano: piove…

E’ stato un inverno di siccità. Grandi fiumi ridotti a pozzanghere, barcaioli attoniti di fronte allo spettacolo di enormi lingue di sabbia che emergevano dai fondali. Oggi però è arrivata la pioggia, finalmente lenta, battente, decisa a restare per ore, sufficiente a

far della terra fango, a bagnare i calzini, ad infiltrarsi fin nelle viscere della terra, ad accompagnarci nel sonno, a scaldar di suoni gli abbracci. Qui nel nostro salottino ci concediamo oggi un racconto metereologico, una borghese fioritura di sentimenti e luoghi comuni. Chi se ne frega? Permettetemi pure il francesismo, come ama dire il mio direttore.
Qualcosa di romantico, un camino acceso, un bicchiere di vino e le cose che tutte intorno accadono, ma fuori da porte e finestre. Gene Kelly canta e balla per noi: va bene così.

Procediamo la nostra disamina di piovose situazioni, ombrelli e umidi capelli? Entro in cucina cercando ispirazione e inciampo con lo sguardo in un rubinetto che perde grandi gocce. Un lampo e direi proprio che è il caso di dar voce al grande Burt Bacharach. Lo stile non è acqua. Un proverbio che forse ci toccherà in tempi brevi di declinare al contrario “lo stile è come l’acqua” (raro).
Il brano indimenticabile ha fatto capolino in più di una produzione cinematografica, ma su tutte Butch Cassidy, con Robert Redford e Paul Newnman (chi non l’ha visto si dia da fare: imperdibile).

Per chiudere la nostra domenica liquida qualcosa di malinconico, gotico, oscuro, notturno. Là dove la pioggia si infila per strade secondarie, scende sul parabrezza di auto vuote nel grande parcheggio di un ipermercato o forse si lascia contemplare da qualcuno solo in casa. Chi è? E’ una persona anziana. La vedo ha i capelli bianchi. Le scorgo il viso anche se lei non mi vede. Deve essere stata una donna molto bella, forse è una musa che ora si riposa?


Ci cucinano tutto i Tones on Tail (un bel progetto parallelo dei Bauhaus) ed anche il video non è niente male.

Gabriele D’Annunzio è il nostro poeta oggi con una famosissima poesia. Molti di voi l’avranno affrontata sui banchi di scuola. Rileggiamola lontano dal peso di parafrasi ed interrogazioni, magari ascoltando la pioggia e concedendoci un decadente liquore. Lui, il vate è appena atterrato in giardino con il suo eroico biplano, incurante del maltempo, sprezzante ed impavido come sempre. Mi ruberà tutte le muse, lo so.

La Pioggia nel Pineto

Taci. Su le soglie
del bosco non odo
parole che dici
umane; ma odo
parole più nuove
che parlano gocciole e foglie
lontane.
Ascolta. Piove
dalle nuvole sparse.
Piove su le tamerici
salmastre ed arse,
piove su i pini
scagliosi ed irti,
piove su i mirti
divini,
su le ginestre fulgenti
di fiori accolti,
su i ginepri folti
di coccole aulenti,
piove su i nostri volti
silvani,
piove su le nostre mani
ignude,
su i nostri vestimenti
leggieri,
su i freschi pensieri
che l’anima schiude
novella,
su la favola bella
che ieri
t’illuse, che oggi m’illude,
o Ermione.

Odi? La pioggia cade
su la solitaria
verdura
con un crepitío che dura
e varia nell’aria
secondo le fronde
più rade, men rade.
Ascolta. Risponde
al pianto il canto
delle cicale
che il pianto australe
non impaura,
nè il ciel cinerino.
E il pino
ha un suono, e il mirto
altro suono, e il ginepro
altro ancóra, stromenti
diversi
sotto innumerevoli dita.
E immersi
noi siam nello spirto
silvestre,
d’arborea vita viventi;
e il tuo volto ebro
è molle di pioggia
come una foglia,
e le tue chiome
auliscono come
le chiare ginestre,
o creatura terrestre
che hai nome
Ermione.

Ascolta, ascolta. L’accordo
delle aeree cicale
a poco a poco
più sordo
si fa sotto il pianto
che cresce;
ma un canto vi si mesce
più roco
che di laggiù sale,
dall’umida ombra remota.
Più sordo e più fioco
s’allenta, si spegne.
Sola una nota
ancor trema, si spegne,
risorge, trema, si spegne.
Non s’ode voce del mare.
Or s’ode su tutta la fronda
crosciare
l’argentea pioggia
che monda,
il croscio che varia
secondo la fronda
più folta, men folta.
Ascolta.
La figlia dell’aria
è muta; ma la figlia
del limo lontana,
la rana,
canta nell’ombra più fonda,
chi sa dove, chi sa dove!
E piove su le tue ciglia,
Ermione.

Piove su le tue ciglia nere
sìche par tu pianga
ma di piacere; non bianca
ma quasi fatta virente,
par da scorza tu esca.
E tutta la vita è in noi fresca
aulente,
il cuor nel petto è come pesca
intatta,
tra le pàlpebre gli occhi
son come polle tra l’erbe,
i denti negli alvèoli
con come mandorle acerbe.
E andiam di fratta in fratta,
or congiunti or disciolti
(e il verde vigor rude
ci allaccia i mallèoli
c’intrica i ginocchi)
chi sa dove, chi sa dove!
E piove su i nostri vólti
silvani,
piove su le nostre mani
ignude,
su i nostri vestimenti
leggieri,
su i freschi pensieri
che l’anima schiude
novella,
su la favola bella
che ieri
m’illuse, che oggi t’illude,
o Ermione.

Gabriele D’Annunzio

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Pubblicato da Mr Pian Piano

king for a day, fool for a lifetime

Una risposta a “Pian Piano: piove…”

  1. piove sulle rose e sul grande ippocastano, sui noccioli e sui peschi in mezzo alle vigne. E’ il momento di tirare le somme (no, mai fatto), di meditare (qualche volta), di lasciarsi andare ad un’indefinita malinconia, guardando fuori dalla finestra. E’ il momento di fermarsi, è questo che fa paura. Se ti fermi ti raggiungono quei pensieri che muovendoti riesci a sfuggire. Eppure, qualche volta è così confortante lasciarsi andare e lasciare fluire tutto. Nella certezza che passerà, tutto.
    https://youtu.be/Gu2pVPWGYMQ

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