Pian Piano: sfuggire ai coccodrilli e abbracciare i morti.

Son qui nei fasti della primavera al risveglio. Tutto esplode di fiori, foglie ancora morbide, mani e braccia si intrecciano e tutto spinge per uscire dalla terra. L’eterna ripetizione, il perenne germogliare e cadere, il tepore ed il freddo. Epoca di morti nella musica il 2016. Una beffarda stagione, di foglie secche avanza e spalanca mancanze e sedie vuote. Però le muse non hanno voglia di funky, funk e soul, così niente coccodrillo per Mr Prince, verrà il tempo, verrà la stagione: abbiamo davanti ere geologiche o un soffio di vento, dipende dai punti di vista. Gli anni passano per il vostro Pian pianista e di anno in anno i fantasmi di musicisti che ho amato, persone conosciute, amici e amiche care si addensano inesorabilmente in una danza delle stagioni senza soste, dove le assenze si fanno sempre più sentire. Alcuni li ho davanti come i corpi danzanti delle muse, vedo i loro sorrisi, sento il fumo delle sigarette, i sorrisi e le ansie. Allora andiamo ad annegare nella dolcezza, andiamo a naufragare in Nick Drake, stiamo in compagnia di spettri gentili e garbati e poeti dissolti in un’onda in riva al mare.

[sociallocker id=11719]Si potrebbe opinare superficialmente che il nostro Nick sia triste e depresso, ma ascoltate attentamente la pienezza della felicità che lo abitava, albero nei boschi e rami pronti a sfregarsi nel vento, racconto di foglie e passeggiate lungo il fiume con l’acqua limpida. Delicatezza e gentilezza sono il geroglifico da decriptare per accedere al regno del nostro autore, che ci delizia di primavere, come fossero coriandoli di rugiada. Le muse ne godono ubriache di dolcezza e favole. Tutto il salottino freme per la sua morbida voce e tutto si impregna di paradisi semplici e sorrisi leggeri.[/sociallocker]

Come il sole si fa abbagliante, la tenebra si fa densa, la terra si mescola al cielo e le cose si perdono. Albero da frutto, albero da frutto, nessuno ti conosce, solo la pioggia e l’aria. Non preoccuparti, si fermeranno ad ammirarti quando te ne sarai andato. La malinconia sale densa, una leggera pioggia, il ricordo vivo, di cose concluse in modo inatteso. Un cane nero attraversa il cortile. Lo vedo dalla finestra del salottino. Un libro di mistica orientale è aperto sul tavolino:
“Come gli uccelli, dopo essersi incontrati sull’albero che li ospita, si separano, così l’incontro delle creature finisce sempre con la separazione. E come le nubi si addensano e di nuovo si allontanano, così, credo, è l’unione e la separazione degli esseri viventi.”. Buddha

Non si può dir nulla che non sia stato detto, ci resta solo la poesia di combinazioni inusuali, di musiche fra sillabe che scuotono il petto, di stelle cadenti che solcano il cielo. Tutto è eterno nel ciclo perenne che si vela e si svela. Tornerà mattino e sarà nuovamente notte. Acque gelide si spalancano per ogni cuore, ogni cuore si spalanca emergendo da acque gelide. Una musa ha le lacrime agli occhi, c’è una poetessa di fianco a lei, si chiama Sylvia Plath. Mi volgo nuovamente verso la notte fissando oltre la finestra. Mi giro poi di scatto verso il divano: la musa e la Plath sono scomparse….

Io sono verticale

Ma preferirei essere orizzontale.
Non sono un albero con radici nel suolo
succhiante minerali e amore materno
così da poter brillare di foglie a ogni marzo,
né sono la beltà di un’aiuola
ultradipinta che susciti grida di meraviglia,
senza sapere che presto dovrò perdere i miei petali.
Confronto a me, un albero è immortale
e la cima di un fiore, non alta, ma più clamorosa:
dell’uno la lunga vita, dell’altra mi manca l’audacia.

Stasera, all’infinitesimo lume delle stelle,
alberi e fiori hanno sparso i loro freddi profumi.
Ci passo in mezzo ma nessuno di loro ne fa caso.
A volte io penso che mentre dormo
forse assomiglio a loro nel modo piu’ perfetto –
con i miei pensieri andati in nebbia.
Stare sdraiata è per me piu’ naturale.
Allora il cielo ed io siamo in aperto colloquio,
e sarò utile il giorno che resto sdraiata per sempre:
finalmente gli alberi mi toccheranno, i fiori avranno tempo per me.

Sylvia Plath

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