Pian Piano: streaming o non streaming? Questo è il dilemma.

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L’ascolto della musica ha subito delle trasformazioni radicali nel XXI secolo, che possiamo far correre parallelamente a quanto sta accadendo anche da anni nel mondo economico e finanziario e si riverbera anche per la musica in importanti innovazioni tecnologiche che ne hanno rivoluzionato la fruizione. L’era digitale ha portato il trading fra le le casalinghe ed i padri di famiglia e ha travolto anche il mondo della musica spazzando via quel che c’era prima. Non mi dilungherò oltre, ma essendo a quotidiano contatto con giovanissimi o pre-adolescenti riassumerei il cambiamento in una semplice proposizione: l’album è morto. Il disco o cd, dove l’artista pensava ad un discorso organico, che brano dopo brano si dispiegava in un messaggio, in una metafora, in un pensiero, o come si diceva tempo fa in un “concept” non è più roba per l’ascoltatore contemporaneo. Poche band, sono state ridotte ad icone planetarie o nazionali, Metallica, U2, Vasco Rossi, ma anche Ramones o Sex Pistols e di queste band magari si cerca anche il disco, ma per tutti gli altri vale la regola del brano, della hit da scaricare e unire ad un altro branco di incongrue hit, da ascoltare in auto, in cuffia, ad una festa.
Bene o male? Ognuno tragga le conseguenze che preferisce, certo la rapida obsolescenza delle band e la scarsa innovazione del panorama pop rock contemporaneo è sotto gli occhi di tutti. Le principali star viaggiano intorno ai 60 anni e oltre, così come la sempre più frammentata identità dei fruitori rende difficile costruire dei target per le case discografiche. In questo panorama i Radiohead costituiscono da tempo una fonte di riflessioni e di operazioni artistiche che mirano a ristabilire un ascolto più consapevole.
Con “In Rainbow” i Radiohead arrivarono a proporre l’album chiedendo “un’offerta libera” agli ascoltatori e ripetute sono state le prese di produzione di Tom Yorke contro la musica in streaming.

Qui su Piano Inclinato, sottotraccia, è aperto da tempo un dibattito sulla tecnica. La tecnica non sempre, a mio opinabile parere che qui so poco condiviso, offre orizzonti idilliaci. Torniamo alla musica per fare un esempio in proposito. Come ripete da tempo Neil Young la qualità del suono negli ascolti musicali è crollata. Mp3 di dubbia qualità, cellulari, cuffiette, streaming come capita capita, la fanno da padrone in termini quantitativi. Se pensate ad un buon vinile o ad un cd registrato come si deve, la qualità del suono è impensabilmente più alta, se detti supporti vengono utilizzati anche solo in un discreto impianto. rispetto ad mp3&friends. La qualità di quel che ascoltiamo è peggiorata. Young con il suo Ponoplayer ha tentato una strada alternativa, per ora irta di ostacoli e difficoltà.

Ultima problematica, molte altre ce ne sono ma mi concentrerò su poche per non tediarvi, riguarda gli artisti. Così come le multinazionali evadono le tasse nei paesi dove creano utili, tasse che pagano nei paradisi fiscali, scalzando così la concorrenza, idem i grandi gestori di musica in streaming non pagano adeguatamente gli artisti di cui propongono le musiche. In sostanza non sono affatto chiari metodi e modi per computare ascolti in streaming dalle principali piattaforme e remunerare adeguatamente chi quelle musiche ha composto e creato. David Byrne, leader dei Talking Heads e da sempre mente pensante è uno degli artisti che ha da sempre una posizione critica intorno allo streaming.

La tecnica ha indubitabilmente offerto grandi possibilità all’uomo contemporaneo, ma qual è la nostra relazione con dette opportunità? Va pensata o va lasciata a sè? Per chi scrive va pensata e gli ultimi appelli di Hawking & friends forse dovrebbero indurci in maggior prudenza e ponderazione.

Oggi in salotto affidiamo le chiavi ad un poeta amato da Pasolini: Sandro Penna, qualcosa sulla terra, e su come ci parlano le cose.

Poesia senza titolo

Era l’alba sui colli, e gli animali
ridavano alla terra i calmi occhi.
Io tornavo alla casa di mia madre.
Il treno dondolava i miei sbadigli
acerbi. E il primo vento era sull’erbe.

Altissimo e confuso, il paradiso
della mia vita non aveva ancora
volto. Ma l’ospite alla terra, nuovo,
già chiedeva l’amore, inginocchiato.

Cadeva la preghiera nella chiusa
casa entro odore di libri di scuola.
Navigavano al vespero felici
gridi di ucceli nel mio cielo d’ansia.

Sandro Penna
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Enrico Marani

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