Pian Piano: il suono del male

Mi son ritirato in silenzio di fronte al mare, a spiagge deserte, ad una luce tersa e calma di sole riflesso. Due settimane lontane dal nostro salotto a respirar salsedine e pinete profumate di resina. Torno nel rumore mediatico prima di rimbalzare nel nostro rifugio fra i boschi. Mi ritrovo mio malgrado nella melma petrolifera, nelle tonnellate di liquami tossici sversati alla buona dove capita capita in Val d’Agri. Ironia della sorte ho incontrato proprio un paio di settimane fa un insegnante ad un convegno. Dopo ci siam incrociati a bere un bicchiere di vino e far due chiacchiere e ho scoperto che era originario proprio di quella terra.

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Mi ha raccontato una Basilicata deturpata e stuprata, fumi nauseabondi sulle case, campagne un tempo fertili ora aride e malate,  in preda a metastasi e idrocarburi, asfalti e benzene. Un fango contaminato dal male abile ad incollarsi al sangue.
Poco dopo questo casuale incontro, ecco la palude chimica alla ribalta delle cronache, la val d’Agri sofferente, il marciume esposto alla ferocia mediatica. Quel che accade in Basilicata non è storia solo Italiana ma si spande in lungo e in largo a zonzo per il pianeta, come una macchia immonda, dove si agisce scientemente per far di paradiso immondezzaio. Allora?
Allora qual è un suono adeguato a tutta questa porcheria, al puzzo, al mal di capo, al sangue che cola dal naso e agli svenimenti? Cosa può accompagnarci in questa discesa nel lurido e nel velenoso e oltre fino agli inferi? Vi accontento subito.

Lustmord è un’entità oscura che ben si adatta al male che contamina l’acqua che beviamo, il male del bene che non è più comune, ma passa per l’annientamento del prossimo. Un cancro graduale di suoni e frequenze mutagene. Come ridare luce, là dove le tenebre si son prese il possibile?
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Un enorme cielo metallico sovrasta l’orizzonte mentre salgo in auto verso la casa in campagna che ospita questa rubrica. Le muse son fantasmi della sera. Viaggio sprofondato nel crepuscolo e quando arrivo la casa è fredda e umida, poco accogliente, il salottino sembra respingermi. Accendo il fuoco con Biosphere.

La stanza si scalda, mi stringo e mi arrotolo in un panno, come una mummia. Penso alla terra che respira gas, all’acqua che si infetta, alle radici degli alberi bruciate, ai diserbanti ormai prossimi alle falde acquifere, ai pesticidi sparsi nei nostri corpi e pronti ad esplodere. Allora siamo spettri, rottami sparsi e urla disperse di centrali nucleari esplose o allagate, di membra deformate e menti buie. Simon Balestrazzi è laa nostra ricetta per quest’incubo, fatto di acque impestate da metalli pesanti, gravide di dolori e molecole spezzate.

 

Cercando poeti per scaldarci le ossa prima di un furtivo saluto,  ci tocca oggi il mito circondato dai suoi fiori atipici. L’amico di Courbet, da lui ritratto e immortalato a due passi dalla modella nuda in compagnia di altri, mentre legge nervoso.
Baudelaire ci racconta quel che ribolle negli amari abissi, la contraddizione fra il maestoso e lo squallido che abita lo stesso, fra il bene ed il male oscuramente abbracciati. Immortale.

 

Albatro

Sovente, per divertirsi, i marinai                                                                                               

catturano degli albatri, grandi uccelli marini

che seguono, indolenti compagni di viaggio,

la nave scivolante sugli amari abissi .

Appena li depongono sulla tolda,

questi re dell’azzurro, goffi e vergognosi,

lasciano cadere miseramente ai loro fianchi,

le grandi, candide ali, come  ritirati remi.

Com’è molle e goffo questo viaggiatore alato!

Lui, poco fa così bello, com’è brutto e ridicolo.

Qualcuno gli stuzzica il becco con una pipa

un altro, zoppicando, mima l’infermo che prima volava.

Assomiglia al principe delle nuvole il Poeta,

che rotto alle tempeste  irride all’arciere,

ma esiliato in terra, fra gli scherni,

le sue ali di gigante gli impediscono di camminare.
Charles Baudelaire (da “I fiori del male”)

 

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Pubblicato da Mr Pian Piano

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