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Pian piano: tristi botti di inizio anno

Si è parlato a proposito della Grecia di “Botti di fine anno” qui su Piano Inclinato. A noi purtroppo l’ingrato compito, dopo aver sentito puzzo di guerra e averne scritto due settimane fa su Pian Piano, di affrontare i botti Parigini d’inizio anno, che hanno reso pesanti i nostri cuori seminando lutto e tristezza.

L’ 8 gennaio, un giorno dopo la strage,  uno dei miei musicisti pop rock preferiti (il preferito?) ha compiuto 68 anni. Mi accompagna fin dall’adolescenza con i suoi dischi, sento vicine le sue ossessioni, la sua continua ricerca di strade nuove, il suo insaziabile tormento interiore e il disprezzo che ha per ogni forma espressiva consolatoria. Parlo ovviamente del Duca Bianco, Mr David Bowie, musicista, attore, pittore e bella mente. Gli spetta indubbiamente una puntata monografica e qui a maggior ragione, visto come in passato non ha esitato a raccontare le storture di un sistema economico che indubbiamente è uno dei detonatori che abbiamo innescato a livello planetario.
Bowie, quando era dato per spacciato per la sua pesante dipendenza da droghe e alcool, a metà degli anni 70, si ritira a Berlino per ritrovarsi creativamente e cercare di salvarsi fisicamente.  Avrà al suo fianco una truppa di musicisti e produttori intelligenti alla ricerca di nuova identità: Tony Visconti, Brian Eno e Robert Fripp su tutti. Dato per morto, dimagrito paurosamente, partorirà in rapida sequenza tre pietre miliari: Low, Heroes e Lodger, unanimemente considerati capolavori. E’ un periodo mitico nella storia del rock, celebrato recentemente da un’ importante mostra fra Londra e Berlino.

Il nostro pensiero riascoltando Heroes  va ad Ahmed Merabet, il poliziotto Francese di 42 anni, praticante di fede Musulmana, assassinato il 7 gennaio dai terroristi della Jihad per le strade di Parigi. Riposi in pace e sia il suo sacrificio un effettivo seme di pace, come è già assolutamente in chiave simbolica. Lo stesso dobbiamo dire per Lassana Bathily il commesso Musulmano che senza alcuna esitazione ha salvato una decina di ebrei nel supermercato della morte.

L’irriverenza, che caratterizza la satira, la rottura dei rituali di rispetto o peggio asservimento al potere e alle convenzioni sociali è una delle cifre stilistiche di David Bowie, come lo era per molti dei vignettisti che hanno perso la vita nella sede di Charlie Hebdo il 7 gennaio scorso.  Erano dei ribelli Wolinsky & c pronti a sbeffeggiare ogni retorica di belle parole e bei propositi o la ferocia gratuita di assurde frasi fatte. Erano una banda di spregiudicati Rebel, Rebel.

Adesso è l’ora di ciniche e irrealizzabili chiusure e facili favole propagandistiche per strappare qualche consenso: si fronteggiano simmetricamente visioni del mondo fra loro aliene sotto più di un aspetto.  Alieni e odissee due  vecchi chiodi fissi del buon Bowie, che vive a New York ma è spaventato dagli americani e fotografa puntualmente e in modo efficace la contemporaneità ed il nichilismo che la pervade. La contrapposizione fra visioni del mondo brutalmente diverse non offre prospettive di convivenza pacifica e la realtà crudamente lo conferma ormai ogni giorno. Poche strade restano davanti a noi. O farci a pezzi vicendevolmente e ridurci in cenere o come suggerisce il Duca Bianco amare l’alieno, darci l’un l’altro nella radicale diversità di mondi che sono effettivamente lontanissimi. Occhio al video.

Stupido buonismo? No, guardate il volto di Ahmed Merabet. I suoi 42 anni su questo pianeta sono stati anche un atto di fede al suo Dio ed al contempo una dimostrazione fattiva di convivenza civile e coesistenza fra tradizioni diverse, servendo fedelmente uno stato laico di cui era cittadino, fino al sacrificio estremo. Inutile semplificare e ridurci anche qui a sterili slogan, siamo a tutti gli effetti su un complesso piano inclinato e le storie di Lassana e di Ahmed lo confermano. Senza retorica, guardate quei volti, non è stupido buonismo, ma sono le voci di un’idea in carne e ossa. Idea morta? Sta a noi ora rispondere, ma Bowie ci sussurra qualcosa anche in questo frangente, visto il suo lungo matrimonio con l’amatissima modella somala Iman Mohamed Abdulmajid.

Una poesia di Farin al-Din ‘Attar, pura saggezza Sufi del primo milennio, per chiudere il nostro salotto oggi.

Allegoria delle farfalle
Una notte le farfalle si riunirono
in assemblea, volevano conoscere
che cosa fosse una candela. E dissero:
“Chi andrà a cercar notizie su di essa?”

La prima andò a volare intorno a un castello
e da lontano, dall’esterno vide
una luce che brillava. Tornò
e con parole dotte la descrisse.
Ma una saggia farfalla – presiedeva
lei l’assemblea – le disse:
“Tu nulla sai”.

Ed un’altra partì, si avvicinò
arrivò sino a urtare nella cera.
Nei raggi della fiamma fece svoli.
Tornò, raccontò quello che sapeva.
Ma la farfalla saggia disse: “Tu,
tu nulla più della prima hai conosciuto”.

Un terza si mosse infine, ed ebbra entrò
battendo le ali forte nella fiamma
tese il corpo alla fiamma, l’abbracciò
in essa si perdette piena di gioia
avvolta tutta nel fuoco, di porpora
divennero le sue membra, tutte fuoco.

E quando di lontano la farfalla
saggia la vide divenuta una
cosa sola con la candela, e tutta luce
disse: “Lei sola ha toccato la meta, lei sola sa”.

Chi più di sé è dimentico
quello tra tutti sa.
Finché non oblierai
il tuo corpo, la tua anima,
che cosa mai saprai
dell’Amata?

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Pubblicato da Enrico Marani

king for a day, fool for a lifetime

3 Risposte a “Pian piano: tristi botti di inizio anno”

  1. Grazie Enrico, per le riflessioni pacate ed equilibrate su un tema tanto controverso, sul quale mi e’ capitato di leggere fiumi di parole ipocrite e retoriche.
    Condivido appieno la scelta di farci condurre dal Duca Bianco (se esiste al mondo un immortale, e’ sicuramente lui) nelle riflessioni di questa domenica. Qui, nebbiosa, a voler sottolineare la tristezza e l’obnubilamento di queste giornate, in cui il raziocinio sembra perduto.
    Io sono sempre stata attratta dal diverso da me e da quello che mi hanno insegnato, e la curiosità ed il desiderio di conoscenza sono sempre stati più forti della diffidenza.
    Non condivido le linee di demarcazione nette – i buoni di qua, i cattivi di la’ – se non in alcuni casi estremi, e penso ( banalmente) che le generalizzazioni siano sempre un errore.
    Rimango tra coloro che sono profondamente convinti che una mediazione pacifica e collaborativa sia sempre possibile e debba essere tenacemente ricercata. Fa molto peace and love, lo so, ma provate a leggere “la solidarietà necessaria” di Stefano Rodotà: c’è anche una certa dose di lucido cinismo in questa posizione.
    Ultima considerazione: molti tra coloro che oggi marciano a Parigi fino a ieri sostenevano che si, insomma, e’ questione di buon gusto, e certi temi dovrebbero essere ( eventualmente) trattati dalla satira con cautela.
    Fatevene una ragione: la satira non è cauta e non ha rispetto. E’irridente, sbeffeggiante e dileggiante, irrispettosa e dissacrante e lo e’ in modo trasversale. Chi oggi marcia a Parigi, si ricordi di essere Charlie anche domani e dopodomani.
    Chiudo la porta di questo salotto con l’amarezza di chi sra incominciando a sospettare che si, forse il genere umano è raziocinante ma non è ragionevole.
    E allora non resta che continuare ad essere Rebel, Rebel.

  2. Cara Fansonia, conto sui tuoi commenti per chiarirmi le idee o ritrovare quel che ho scritto amplificato e corretto. Vien da chiedersi francamente quale possa essere l’alternativa ad un serio, contraddittorio e difficilissimo lavoro intorno alla coesistenza. Nella realtà quali alternative? Non nelle chiacchiere di chi scrive che siamo in una nuova guerra mondiale, senza saper di cosa parla, o peggio in chi cinicamente soffia sul fuoco per appiccare un incendio di cui non immagina per pochezza intellettuale le conseguenze.

    Si vende la favola truce del filo spinato in mezzo al mare o di frontiere impenetrabili. Si torna al mito della grande muraglia, senza conoscere il fallimento della Grande Muraglia e di tutti i muri successivi, da Berlino ad Israele, fino al confine fra USA e Messico…. Paura surgelata per tutti. Ma Bowie cosa pensa della paura?

    “What do you regard Mr Bowie as the lowest depth of misery?”
    “Living in fear.”

    Al solito segnalo il mix solito strumentale e d’atmosfera per questo inizio di 2015. Lo trovate qui: https://m.mixcloud.com/Samora_mixcloud/samora-psychonavigation-ambient-6-a-mix-for-radiogalaxia/. Saludos

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