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Pian Piano: Zorn, Zorro e il Maestro.

Le celebrazioni sono un cascame di melassa in cui ci impantaniamo mani e i piedi, una palude, una polenta vecchia, una marmellata con la muffa, un vino svanito. Il Maestro è arrivato all’Oscar e indubbiamente ne dobbiamo dire.
Gli tocca, ha scritto pagine indimenticabili, è indubbiamente entrato nella storia. Tuttavia per andare a Roma, siccome siamo una congrega di cavalli pazzi, abbiam deciso di fare un percorso alla Pian Piano e dirigerci verso New York in compagnia di un jazzista che al maestro ha dedicato più di un omaggio. Stiamo ovviamento pensando a John Zorn. Ho un ricordo molto vivo della storica formazione dei Naked City, vista dal vivo nella mia città: musicisti eccelsi, con Baron, Horwitz, Frith, Fisell e Zorn al massimo della forma, gente che cambiava un arrangiamento guardandosi negli occhi e tagliava le parti di ogni strumento come se reggesse fra le mani un rasoio. Eccelsi.

Lo Zorn è indubbiamente matto da legare, ma la sua puntuale conoscenza della musica, la precisione chirurgica, lo ha portato ad analizzare a fondo le partiture del Maestro e ad interpretarlo in modi e maniere del tutto desueti, con richiami che dal jazz rimbalzano nel citazionismo di ogni tipo e genere e nella musica contemporanea, da cui è partito il cammino musicale del grande compositore. La cosa ha colpito a fondo il recente premio Oscar che ha dichiarato di riconoscere negli arrangiamenti di Zorn la migliore interpretazione delle sue partiture. Mica balle direi…Ascoltare per credere, non posso che concordare.

Altro ricordo, ancora più indietro in un’età indeterminata fra Zorro e la prima adolescenza, una sera in casa da solo con mia madre. Vedo il primo film importante della mia vita ed è la “Battaglia di Algeri” di Gillo Pontecorvo, con il bambino che lecca il gelato al bar e poi il bar esplode. E poco dopo lo stupendo “Giù la testa” con un Sergio Leone grandissimo ed il Maestro indubbiamente al massimo della forma. Come dimenticare Romolo Valli e la sua redenzione suicida?

Poi tutto finisce, tutto si placa e sfuma, Zorn oggi non è certo in forma come allora, il Maestro vive giustamente di allori ed anche qui nel nostro salottino l’aria è impregnata di malinconia.
Mi siedo, il tempo è volato, sembra sia stato un battito d’ali. In alto i bicchieri.

Un Roberto Bolano per chiudere il sipario e buonanotte ai suonatori, come diceva sempre mia nonna.

 

I detective smarriti

I detective smarriti nella città oscura.
Udii i loro gemiti.
Udii i loro passi nel Teatro della gioventù.
Una voce che avanza come una freccia.
Ombra di caffè e parchi
frequentati nell’adolescenza.
I detective che osservano
le loro mani aperte,
il destino macchiato dal proprio sangue.
E tu non puoi nemmeno ricordare
dove si trovava la ferita,
i volti che una volta amasti,
la donna che ti salvò la vita.

Roberto Bolano

 

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Pubblicato da Enrico Marani

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