Piano Funk: Keynes smentisce Paolo Savona

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Savona Keynes

Paolo Savona non è nel giusto sul piano nazista Funk di ‘asservimento dell’Europa’, il quale sarebbe secondo lui il precursore della moneta unica europea.

Il piano era in realtà un specie di Bretton Woods tedesco, finalizzato alla creazione di un sistema monetario postbellico, e non doveva risultare particolarmente imperialista se John Maynard Keynes, a cui fu richiesto un intervento critico dai servizi di propaganda britannici, ne fece gli elogi dicendo che si sarebbe potuto tranquillamente adottare, semplicemente cambiando la parola Germania con Regno Unito.

In un articolo di Paolo Savona su Formiche del 25 ottobre 2012, tratto da un suo libro, si legge:

La decisione di Draghi di difendere l’euro, ma a condizione che si rispetti il fiscal compact ed altri impegni europei di volta in volta negoziati, ci offre tempo per agire, ma non risolve i problemi di fondo dell’assetto istituzionale europeo, che vanno risolti con urgenza. Nella mia lettera agli amici tedeschi, che vi prego di leggere, domando loro se sono coscienti che stanno attuando la sostanza del Piano economico avanzato nel 1936 da Walter Funk, il ministro dell’economia nazista, il quale prevedeva che la Germania divenisse il “paese d’ordine” in Europa, che il suo sviluppo fosse prevalentemente industriale, con qualche concessione per l’alleato storico, la Francia, e che gli altri paesi europei si concentrassero nella produzione agricola e svolgessero funzioni di serbatoio di lavoro; infine che le monete europee confluissero nell’area del marco, per seguirne le regole”.

Sempre su Formiche, Antonio Maria Rinaldi pubblica il 18 gennaio 2014 un intero articolo intitolato ‘Piano Funk’, dedicato a un’analisi dell’‘imperialismo economico’tedesco. In esso si legge:

Il “merito”, di aver articolato tecnicamente questo ideale di supremazia mai del tutto sopito nelle aspirazioni germaniche, appartiene all’opera di Walter Funk il quale predispose un piano, per l’appunto il Piano Funk, in qualità di ministro pergli affari economici del Terzo Reich dal 1938 al 1945, su incarico diretto da Hitler per poter pianificare una dettagliata strategia per il predominio economico della Germania a supporto di quella militare. La titolarità di aver portato a conoscenza di questi fatti storici il grande pubblico dalla polvere del tempo è del prof. Paolo Savona, che nell’ottobre del 2012 pubblicò “Lettera agli amici italiani e tedeschi”, dove in una lucidissima analisi, metteva in guardia dai pericoli derivanti dall’unione monetaria europea.

In nessuno dei due testi vi è un riferimento bibliografico preciso al piano Funk. Quando fu elaborato? Quando fu reso pubblico? Cosa dice testualmente? Se esso conteneva aspetti di particolare rilievo per l’attualità economica europea perché non citarlo letteralmente? In ogni caso il piano non poteva essere del 1936, anno indicato da Savona, in quanto in quell’anno Funk era segretario di Stato al ministero della Propaganda, un ruolo molto distante dall’elaborazione di progetti monetari ed economici. Solo nel 1938 sarebbe divenuto ministro dell’economia e nel 1939 presidente della banca centrale tedesca. Dopo alcuni cenni alla carriera di Funk, l’articolo di Rinaldi così prosegue:

Queste funzioni così elevate gli permisero, con il sostegno stesso del Fuhrer, di rielaborare a più riprese un piano estremamente particolareggiato perla conquista e pianificazione del dominio economico tedesco sututta l’area continentale europea, enunciato nella sua articolata configurazione nel discorso “Lariorganizzazione economica dell’Europa”del25 luglio del1940, dove, invaso da delirio di onnipotenza, invocava addirittura il filosofo Hegel a sostegno della validità delle proprie idee.

Che col piano Funk si intenda esattamente il discorso del 25 luglio 1940 “La riorganizzazione economica dell’Europa” chiarisce la questione e richiede evidentemente di analizzare e approfondire questo testo. Cosa dice esattamente? È effettivamente un piano di predominio economico sull’Europa? E può essere davvero considerato il precursore della moneta unica europea? Vi sono molte domande che necessitano di risposte precise. Le informazioni reperibili sul testo di Funk, principalmente in lingua tedesca, permettono di classificarlo come un progetto di introduzione postbellica di un sistema a cambi fissi e stabili a lungo termine tra valute europee, non ancorate all’oro, includente una ‘Clearing Union’ e rigidi controlli statali sui movimenti di capitale. Era davvero frutto di delirio d’onnipotenza o si trattava solamente di un progetto di riforma monetaria? Vi sono due modi per stabilirlo: il primo è diretto e richiede un’analisi puntuale dell’intero testo, che al momento non è reperibile. Il secondo è indiretto e consiste nel verificare come fu accolto nel Regno Unito, l’unico paese che in quel momento stava resistendo alla Germania, essendo da poco capitolata la Francia e non ancora invasa l’Unione Sovietica. Non vi è dubbio che gli inglesi avessero tutto l’interesse a evidenziarne già nel 1940 il carattere imperialistico e il delirio d’onnipotenza, qualora presente, senza attenderne la scoperta da parte degli italiani Paolo Savona e Antonio Maria Rinaldi oltre settant’anni dopo. Quando il ‘piano Funk’ divenne noto, il governo britannico interpellò al riguardo John Maynard Keynes. Si legge in Robert Skidelsky, Keynes, A Very Short Introduction:

Il primo piano post bellico fu prodotto dalla Germania. Il Dott. Walter Funk, ministro dell’economia di Hitler, proclamò un ‘Nuovo ordine’ europeo a Parigi il 25 luglio 1940. Esso richiedeva un blocco economico europeo con tassi di cambio fissi e una ‘clearing union’ centrale a Berlino. … Lo scopo del piano era di ripristinare in Europa quello che Funk chiamava ‘un’intelligente divisione del lavoro’, nello stesso tempo proteggendo l’Europa nella sua interezza dalle conseguenze deflattive di un gold standard internazionale. Keynes, al Tesoro Britannico, vide molte virtù nel piano Funk. Egli scrisse a Harold Nicolson il 20 novembre 1940: “Se prendiamo il piano Funk al suo valore nominale, è eccellente ed è proprio quello che noi stessi dovremmo fare. Se deve essere attaccato la via per farlo è di porre dubbi sulla sua buona fede”. Ancora più stupefacente fu la risposta formale di Keynes al piano tedesco il primo dicembre: “Non è nostro proposito quello di rovesciare i ruoli proposti dalla Germania per se stessa e per i suoi vicini. Ci si deve aspettare e deve essere permesso che la Germania assuma la misura della leadership economica che le deriva naturalmente dalle sue qualità e dalla sua posizione geografica. La Germania è il peggior padrone che il mondo abbia sinora conosciuto. Ma, su basi di eguaglianza, può essere un efficiente collega”.

La valutazione di Keynes del piano Funk è ricordata ancora più in dettaglio nel volume di Joseph Gold, Legal and Institutional Aspects of the International Monetary System, vol. II, pag. 19-20, nel quale l’affermazione più significativa è la seguente:

In effetti Keynes pensava che molte delle idee diffuse dalla Germania sarebbero state eccellenti se solo il nome della Gran Bretagna avesse sostituito quello della Germania.

Infine ricordiamo quanto scrive Gerhard Voltz in Die Organisationen der Weltwirtschaft-The Organisations of the World Economy, pag. 56:

Con grande sorpresa, tuttavia, Keynes declinò questa richiesta (di intervenire contro il piano), sulla base del fatto che, nella sua opinione, l’idea di Funk non solo era praticabile ma anche brillante. Come non mancò di spiegare, il piano tedesco delineava esattamente il genere di politica economica che avrebbe dovuto essere perseguito dalla Gran Bretagna stessa!

Chi ha dunque ragione tra gli italiani Savona e Rinaldi, i quali scrivono oltre settant’anni dopo il piano Funk, e il britannico J.M. Keynes il quale lo esamina immediatamente dopo la sua pubblicazione? Il piano Funk è un piano di asservimento economico dell’Europa, come sostengono i primi, oppure un intelligente piano di riforma monetaria internazionale, adottabile anche dalla Gran Bretagna, come sostiene il secondo? Per stabilirlo con precisione, correttezza di metodo richiede che lo si legga e analizzi nella sua interezza, cosa che al momento non si è riusciti a fare. Tuttavia vi è almeno una certezza: se il piano Funk era un progetto imperialista di asservimento economico dell’Europa, J.M. Keynes, gli uffici di propaganda del governo britannico e il governo stesso, solo pochi mesi dopo l’‘Ora più buia’ così ben illustrata nel recente film e sotto le bombe della battaglia d’Inghilterra scatenata dai tedeschi, proprio non se ne accorsero.

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Ugo Arrigo

Docente ordinario Università di Milano Bicocca, Scienza delle Finanze, Dipartimento di Scienze Economico-Aziendali e Diritto per l'Economia
Precedente Autarchia obbligata o deliberata... è comunque sbagliata Successivo Clima referendario. Lo spread e i #iostoconMattarella.

4 commenti su “Piano Funk: Keynes smentisce Paolo Savona

  1. @darioq il said:

    La Gran Bretagna era un impero, e quindi non disprezzava un piano imperialista, purché fosse gestito da essa stessa piuttosto che dalla Germania.
    Letto in questa chiave, l’apprezzamento di Keynes si capisce benissimo, e il discorso di Savona torna.

  2. Luigi Copertino il said:

    Infatti, quel che Savona contesta non è il “Piano” in sè ma che, come nel caso di Funk o in quello di Keynes (poi concretizzatosi, almeno in parte, a Bretton Woods anche se non passò la proposta keynesiana della moneta mondiale, il bancor, sganciata dall’oro, ma si impose il dollaro americano con il gold exchange standard) o ancora in quello attuale dell’euro, lo si faccia funzionare al servizio di una Nazione Guida, egemone, e non in un quadro confederale di popoli liberi ed eguali.

  3. Ma tu saresti un docente di economia?
    Per onestà intellettuale dovresti riportare tutto quello che Keynes disse in proposito.

    Keynes ne apprezza la parte del superamento del sistema aureo, abbastanza ovvio per un economista che è l’anti “austriaco” per eccellenza no?

    Poi però lo stesso Keynes sul piano aggiunge:

    “..sostanzialmente uno strumento di sottomissione e corruzione; una variante aggiornata dei dispositivi di scambio che la Germania si è tanto impegnata a elaborare negli ultimi anni per ottenere qualcosa in cambio di niente..”

    Datti all’ippica Arrigo invece che rubare lo stipendio alla Bicocca per far propaganda.

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