Preferisco proporre che criticare, ma talvolta suona l’allarme

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allarme democrazia

Preferisco proporre che criticare; parlare di ciò che mi piace, anziché additare come malefatte le scelte che non condivido.

Non mi sento adeguato a fare il censore, assegnando pagelle di incompetenza, o di stupidità (o peggio) a chi sostiene i politici “sbagliati”.

Quindi anziché compulsare l’argomento imposto dai governanti come ordine del giorno, viro su ciò che a me interessa, o che vorrei vedere realizzato, per evitare che mi ronzi troppo spesso in testa la domanda di Obi Wan Kenobi:

“é più pazzo il pazzo, o il pazzo che lo segue?”

Tuttavia la Storia insegna che in tempo di pace le democrazie muoiono per la somma di tre ingredienti:

– l’elezione di un leader autoritario
– l’abuso di potere governativo
– la repressione delle opposizioni

Quando vedo insorgere uno o più di questi elementi non posso fare a meno di sentire un allarme interiore e farlo suonare anche qui, nella speranza di poter microscopicamente contribuire a mantenere e proteggere la democrazia (sperando di sbagliare nel vederla minacciata).

Ad esempio, è grave che si inviti al silenzio le voci contrarie al governo perché “ostili alla volontà popolare”, come se il popolo fosse un unico soggetto e qualcuno potesse intestarsene il monopolio, con il paradosso che “antidemocratico” sarebbe il pluralismo di opinione.

allarme

Le democrazie liberali si basano su diritti individuali e volontà popolare, sembrano concetti in contrapposizione, ma non è così. Le sovrastrutture che abbiamo creato a tutela dei diritti individuali hanno una forma non elettiva che genera una sensazione di “stato di diritto senza democrazia”. La reazione populista è di generare una proposta alternativa nella “democrazia senza stato di diritto”.

Tutto questo porta sfiducia verso la politica, portando molti a credere, sbagliando di grosso, che perdere la democrazia possa non essere gran cosa.

Poi c’è la leva del nazionalismo

Siccome dal nazionalismo al razzismo il passo spesso è molto breve, per anni l’orgoglio nazionale è stato ostracizzato. Ma questo ha fatto sì che abbia proliferato in un sottobosco carico di pulsioni illiberali. Il patriottismo è una risorsa che ha inciso più e più volte nella Storia; le democrazie liberali hanno puntato troppo sulla spinta del desiderio personale di un’auto di lusso e troppo poco sulla spinta dell’essere parte del popolo che possiede – che so? – un’infrastruttura ferroviaria all’avanguardia nel mondo.

Crediamo forse che gli spartani o gli ateniesi non fossero orgogliosi delle diverse eccellenze (militare e culturale) delle loro polis? E che il loro orgoglio collettivo non fosse un ingrediente essenziale del loro successo?

Al contrario lasciare il patriottismo come preda di chi usa il nazionalismo per fare dello straniero “il nemico” ed assumere il ruolo di difensore dei patri confini ha sempre scritto le peggiori pagine della Storia.

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Vorrei vivere in un paese che ha cura dell’ambiente che ci circonda, delle infrastrutture che usiamo, in cui divorziare sia semplice ma raro, perché le coppie vengono assistite fin dalla fase in cui si formano e ancora nei momenti di difficoltà, un paese dove la cultura viene rispettata, la Bellezza viene elevata e promossa, dove l’Arte viene divulgata e messa nella massima accessibilità, dove gli insegnanti scolastici sono ammirati, rispettati e sono pagati meglio di un operatore finanziario come me; un paese dove sono previste coperture anche per trattamenti per patologie “strane” come la ludopatia o la dipendenza da pornografia; un Paese in cui il senso di appartenenza sia un valore positivo, privo di minacciosi aloni; un Paese dove anche se il mondo del lavoro è sempre più specializzato, nessuno senta di dipendere esclusivamente dalle proprie capacità, ma dove ciascuno si sente parte di una collettività per la quale tutti siamo disposti a fare sacrifici.

Questo è un esempio dello spirito propositivo da cui sono animato, quindi chiedo scusa in anticipo se – talvolta – farò invece riecheggiare un allarme che sta suonando dentro di me. È che la Storia non si ripete mai uguale, ma imparare le lezioni che la Storia ci regala può aiutarci a proteggere la democrazia (e tutto quello che ancora può portarci) prima che sia troppo tardi.

Articolo pubblicato anche su NextQuotidiano
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L'Alieno Gentile

Precedentemente conosciuto con il nickname Bimbo Alieno, L'Alieno Gentile è un operatore finanziario dal 1998; ha collaborato con diverse banche italiane ed estere.
Contributor OCSE nel 2012, ancora oggi gestisce attivamente patrimoni finanziari
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