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Pubblico vs privato. Guerra dentro lo Stato

Analizziamo un poker di sfighe da tenere d’occhio nel prossimo futuro. Nessuna di queste è realmente all’ordine del giorno nelle priorità dei governanti mondiali e proprio per questo vale la pena di parlarne adesso. Andiamo in ordine di notorietà.
Un cambiamento che può fare danni grossi è quello tecnologico. Perché? Da un lato, lo sappiamo, l’innovazione tecnologica porta valore aggiunto ma dall’altro lato tendiamo troppo spesso a dimenticare la conseguente perdita di posti di lavoro causata da automazione e intelligenza artificiale. Quindi bisogna fare attenzione che la bilancia dell’evoluzione espansiva dell’intelligenza artificiale nel mondo del lavoro non apra scenari terrificanti compresi per ora soltanto dai film di fantascienza di Hollywood.
Un altro cambiamento altamente pericoloso è quello climatico, anche perché la maggior parte della popolazione mondiale – (ironia della sorte) soprattutto quella che più inquina – non ha assolutamente idea di quanto questo problema sia tragicamente dinamico. Per giunta nessun imprenditore illuminato (alla Elon Musk per intenderci), con fantasmagoriche soluzioni solari e con Marte come pianeta alternativo di riserva,è sufficiente a contrastare tale deriva potenzialmente catastrofica.

Poi c’è la fine del concetto di “Stato-nazione”.

Eh?” direte voi.

Spieghiamoci: enormi interessi corporativi hanno messo in campo burattini politici per minare le democrazie costituzionali d’Occidente. Come? Basta un esempio: mandando in rovina il settore pubblico e consentendo l’evasione fiscale di massa; con un risultato già evidente,l’istituzionalizzazione della corruzione su scala globale.


Per un divario pressoché incolmabile perché lo stipendio massimo nel settore pubblico USA è di 170mila dollari mentre nel privato il ruolo analogo può valere milioni di dollari: inutile dire dove scelgano di andare a lavorare le migliori figure professionali. E gli esempi sono tristemente emblematici, come nel caso di Timothy Geithner, 75esimo segretario del Tesoro degli Stati Uniti, uomo dalle mille risorse,cresciuto all’interno dell’apparato pubblico americano e che a 50 anni, monetizzando la sua grandissima preparazione, ha scelto la presidenza della Warburg Pincus, una società di private equity di Wall Street.

E badate bene che in questo modo si genera un drammatico meccanismo a danno del bene pubblico. Ossia un odioso “vassallaggio”. Nel senso che la massima ambizione di un giovane che entra nel settore pubblico è quella di farsi un bagaglio di conoscenza da spendere dopo due o tre anni dall’altra parte della barricata, nel privato, facendo bene attenzione a non farsi detestare dalla controparte perché in futuro, nella migliore delle ipotesi, sarà il suo datore di lavoro.

La sintesi terribile di questo principio è che oggi il bene pubblico è subordinato agli interessi privati. O forse peggio: è suo ostaggio, in una scala che scende nell’abisso dell’ipocrisia fino all’inferno della corruzione.
Se questa è la situazione che si registra Oltreoceano, in Italia siamo messi così: al Tribunale di Milano l’inventario dei corpi di reato è tenuto ancora su un registro scritto a mano. Come possiamo pensare di ammodernare, ridurre, rendere più efficiente una spesa pubblica senza fare enormi investimenti in information technology? Come possiamo pensare di fare una riduzione dell’apparato pubblico quando siamo ancora dinanzi a procedure ottocentesche mentre il mondo corre velocissimo?
Mentre l’eccezione che conferma la regola è Singapore, uno dei Paesi più ricchi al mondo, dove il settore pubblico – un caso evidente di grande benessere prodotto con la buona gestione della “res publica” – è meglio di quello privato. Com’è possibile? Semplice, perché un suo ministro, in funzione delle responsabilità che si assume, arriva a guadagnare due milioni di dollari l’anno: così i più bravi non scelgono il privato. E difatti, generalmente, a livello internazionale, di Singapore conosciamo l’efficienza statale e nemmeno una sua azienda privata, a parte la Singapore Airlines (che comunque appartiene allo Stato).
Purtroppo quello di Singapore è un caso inimitabile, se non altro per le sue ridotte dimensioni. E a livello internazionale – e ovviamente in Italia ancora di più – andrebbe perciò ripensato il ruolo dello Stato, di nuovo rappresentato dalle élite nazionali nelle sue funzioni fondamentali. Ma le tendenze remunerative in atto non lo consentono. Ecco che allora Il mondo nuovo di Aldous Huxley, scritto nel 1932, è più attuale che mai:

“La dittatura perfetta avrà sembianza di democrazia, una prigione senza muri nella quale i prigionieri non sogneranno mai di fuggire. Un sistema di schiavitù dove, grazie al consumo e al divertimento, gli schiavi ameranno la loro schiavitù”.

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Pubblicato da Alberto Forchielli

Presidente dell’Osservatorio Asia, AD di Mandarin Capital Management S.A., membro dell’Advisory Committee del China Europe International Business School in Shangai, corrispondente per il Sole24Ore – Radiocor

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