Quel regalino del governo a Bankitalia

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È di un paio di giorni fa la notizia che la legge di stabilità, intervenuta sulla spesa del pubblico impiego con il blocco delle procedure contrattuali e negoziali, abbia invece fatto un regalino a Bankitalia. Dall’elenco delle categoria di dipendenti della PA penalizzate dalla norma blocca-stipendi infatti è stato escluso il personale di Palazzo Koch (mentre è rientrato quello del servizio sanitario nazionale). I miglioramenti contrattuali per i dipendenti della Banca d’Italia erano stati congelati nel 2010 dall’allora ministro dell’Economia Giulio Tremonti, e oggi vengono tolti dal freezer dall’attuale titolare della poltrona: Fabrizio Saccomanni. Ovvero qualcuno che nella banca centrale aveva rivestito il ruolo di direttore generale dal 2006, quando era stato richiamato in via Nazionale dall’allora Governatore Mario Draghi. L’intenzione non è quella di alimentare il dubbio che l’intervento di esclusione sia stato in qualche modo pilotato da presunti favoritismi. Per definire la platea dei soggetti interessati si è scelto di non prendere la lista contenuta nel decreto che a suo tempo aveva stabilito il blocco, ma l’elenco Istat sui dipendenti della Pa. Ma autorizza a sollevare un dubbio: era proprio necessario il trattamento di favore a Bankitalia?
Difficile rispondere di sì, soprattutto alla luce delle indiscrezioni riportate di recente da Andrea Greco su Repubblica, secondo cui la Bce rischia di non riuscire a coprire la quota di nuovi ispettori riservati all’Italia, una cinquantina su 800. E questo perché da Via Nazionale qualche giorno fa non era ancora partita alcuna candidatura per la selezione di personale avviata dall’Eurotower. Il motivo? Un trattamento economico meno attraente rispetto a quello dei dipendenti di Palazzo Koch (che da ora in poi potranno riavviare la contrattazione per strappare condizioni ulteriormente migliorative, eh). E l’obbligatorietà del test in lingua inglese, che a detta di Greco avrebbe fatto inalberare i sindacati, evidentemente più sensibili alla violenza intrinseca di un quesito a crocette sui parasale verbs piuttosto che al rischio che alla fine siano degli ispettori stranieri a vigilare sugli istituti italiani.
Il che è bello è istruttivo. Perché la scelta di autocondannarsi all’irrilevanza su una faccenduola come la vigilanza sulle banche di casa è l’ulteriore conferma delle tendenze suicide della nostra classe dirigente.
Ma forse si tratta di una lettura esagerata, forse non è stata una vera e propria scelta: semplicemente in Bankitalia non hanno avuto tempo di spedire i cv. Perché c’è sempre tanto da fare (e con ben 12 banche commissariate vorrei ben vedere). Ma magari il tempo per riaprire la contrattazione sugli stipendi lo troveranno.

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Gaia Giorgio Fedi

Ero indecisa se fare la rockstar o la giornalista. Faccio la giornalista, e non credo di divertirmi meno

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