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Radiohead: rock, indie, elettronica?

I Radiohead sono stati e sono tra i grandi protagonisti del rinnovamento del rock sul pianeta terra tra gli anni Novanta e il Duemila. Nessuno è stato in grado di rappresentare in musica il disagio esistenziale di fine millennio, l’alienazione dell’epoca in cui siamo, con la loro efficacia. La spinta creativa della band parte dal post-punk dei Joy Division per approdare nelle fredde lande dell’elettronica europea, toccando la musica contemporanea con un’evidente ispirazione a Steve Reich di Jonny Greenwood e rimandi allo stile di Mark Hollis e dei Talk Talk (ne parleremo!) per Thom Yorke .

La loro storia inizia nel 1988, quando il cantante e polistrumentista Thom Yorke e il bassista Colin Greenwood, già nel gruppo punk dei Tnt, decidono di cambiare aria. Si uniscono subito a loro Ed O’ Brien, chitarrista, e Philip Selway, batterista, seguiti dal fratello di Greenwood, Jonny. Tutti tranne Jonny sono impegnati con gli studi universitari. Thom Yorke studia inglese e arte all’università di Exeter; Colin Greenwood frequenta la facoltà di letteratura inglese a Cambridge; Ed O’ Brien economia all’università di Manchester e Phil Selway inglese e storia al Politecnico di Liverpool. Per una volta diciamolo: studiare serve e se i nostri beniamini hanno saputo distillare qualcosa di innovativo lo si deve anche ai loro studi. Voi cosa aspettate? Studiate: l’ignoranza non porta da nessuna parte.

In poco tempo le figure di Thom Yorke e Jonny Greenwood (forse il migliore chitarrista di questi primi 20 anni del XXI secolo) assumono un peso centrale nella band, sviluppando interessanti carriere soliste e scrivendo musica per il cinema, con un’abilità creativa ed una maestria non comuni e superando qualsiasi barriera di genere. Ecco allora Yorke impegnato con Guadagnino per il suo remake di Suspiria e Greenwood a comporre la soundtrack de “Il filo nascosto” (stupendo film) di Paul Thomas Anderson o quei disgraziati ad Hollywood rifiutera un brano di tutta la band per 007 Spectre (lo trovate nella playlist). La volontà di tutto il gruppo di ibridare i linguaggi ed andare oltre qualsiasi stereotipo consolatorio la si vede con forza in dischi come “Amnesiac” e “Kid-A” dove l’elettronica ed il lavoro di produzione in studio, vanno ben oltre il linguaggio rock, per divenire altro, sorpresa, novità, sconosciutezza, fastidio, sorpresa, disorientamento…Bellezza.

Mr Pian Piano si lamenta. Dice che è difficile selezionare i brani. Alcune sembrano più belle, ma poi dalle canzoni escluse spunta qualcos’altro di prezioso….Sì appunto, ascoltate attentamente perché la bellezza qui non vi viene sbattuta in faccia, ma chiede attenzione, chiede esposizione e apertura del cuore, vista e udito attenti, come in questo brano dove dietro alla macchina da presa troviamo proprio il grande regista Paul Thomas Anderson, che trasforma Thom Yorke in una sorta di angelo invisibile alla Wim Wenders, immerso nel fiume complesso, limaccioso e meraviglioso dell’umanità da cui esce per tornare ad un utero originario, al calore di una natura ancestrale. Una metafora filosofica di grande forza, intellettuale ed emotiva.

Mr Pian Piano ha comunque cucinato il suo solito intruglio di suoni mescolando canzoni della band di Oxford per soddisfare la vostra curiosità, quindi immergetevi nella playlist dei Radiohead, secondo il nostro fazioso punto di vista sono un riferimento nella musica contemporanea.

 

Qui   T U T T E   le scorse playlist di questa pazza stagione: oltre un’ora di musica per ogni artista.

BEN BOHMER deep house

VINCENZO deep house

TEARS FOR FEARS pop

LYLE MAYS jazz rock

JONI MITCHELL jazz, folk

PAUL MOTIAN jazz

SERGEJ PROKOFIEV classica

PINK FLOYD rock

KATE BUSH pop rock

ART OF NOISE electronic pop

DAVID SYLVIAN other

BARRY ADAMSON soundtrack

LED ZEPPELIN rock

JOHANN SEBASTIAN BACH classica

THE ORB elettronica + ambient

KRAFTWERK elettronica

MILES DAVIS (I) jazz

PRINCE pop rock funk

JOHN CAGE classica, contemporanea

BAUHAUS post punk

MAURICE RAVEL classica

SADE pop

RADIOHEAD rock, indie, elettronica

 

 

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Pubblicato da Enrico Marani

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