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Riflessioni inflazionate

I rendimenti ottenuti quest’anno dai titoli indicizzati all’inflazione è stato di tutto rispetto, specie se confrontati con i ritorni da zerovirgola delle emissioni obbligazionarie presenti sul mercato. L’argomento inflazione inizia a prendere corpo sui mercati, anche a causa dello scenario politico internazionale: esponenti, partiti e movimenti di ispirazione populista stanno prendendo sempre maggior forza, e le loro ricette sempre maggior eco.

Le proposte politiche populiste sono accumunate da elementi che le caratterizzano e le accomunano:sovranità nazionale a discapito del libero mercato (con sfumature più o meno marcate di xenofobia), meglio i muri o i dazi che la competitività, in taluni casi si auspica il ritorno a monete nazionali per attuare svalutazioni e contrastare le difficoltà di un mercato aperto; si agita la bandiera della lotta alle disparità. Inoltre si auspicano politiche monetarie senza limiti, dall’helicopter money alla stampa illimitata di denaro e parimenti politiche fiscali lasche, con grande spazio alla spesa pubblica redistributiva: ricette facili per problemi di difficile comprensione per il cittadino e di difficile soluzione per il legislatore.
A prescindere da considerazioni di merito, per dibattere se questo genere di proposte sia realmente ciò che serve in Occidente, non si può fare a meno di notare un denominatore comune: tutte queste proposte politiche sono tendenzialmente inflattive: limitare il libero mercato per favorire la produzione domestica significa non consentire al consumatore di scegliere il miglior prezzo, svalutare la moneta per acquisire competitività significa far aumentare i prezzi delle importazioni; l’inflazione è la via per far crescere (anche se solo nominalmente) i salari; l’inclusione di dazi e/o barriere doganali si riflette sui prezzi, ugualmente la limitazione all’accesso di alcuni mercati; la stampa indiscriminata di denaro ne mina le fondamenta; ci sono carte di credito che restituiscono parte della cifra spesa, ovviamente con commissioni più alte per i negozianti, non mi stupirei di vederlo proporre come modello sistemico, con intuitivi effetti inflattivi

.

Una conferma indiretta di queste congetture sta nel constatare che tutti i casi di iperinflazione sono avvenuti laddove i populisti sono arrivati al governo.

Non sappiamo come finiranno le imminenti tornate elettorali in USA, in Francia, in Austria, in Germania ed in Olanda. Non sappiamo se Trump, la Le Pen, AfD o ilMovimento 5 Stelle arriveranno a governare, il fatto è che indipendentemente da ciò, questi movimenti esprimeranno una crescente domanda della base elettorale che chi sarà al governo dovrà e vorrà cercare di intercettare, attuando provvedimenti indirizzati alla riduzione delle disuguaglianze, incentivi ai consumi e spesa per infrastrutture.
Insomma le politiche inflazioniste saranno attuate in ogni caso e non troveranno opposizione, visto che il ritorno dell’inflazione è anche ciò che tutte le principali istituzioni mondiali dichiarano ad ogni occasione di desiderare.

A prescindere da quanto già ha dato, dunque, è sensato considerare nel proprio portafoglio di investimento una posizione sui titoli indicizzati all’inflazione, e -con meno fretta- una riflessione accurata anche sulla composizione del comparto azionario.

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Pubblicato da L'Alieno Gentile

Precedentemente conosciuto con il nickname Bimbo Alieno, L'Alieno Gentile è un operatore finanziario dal 1998; ha collaborato con diverse banche italiane ed estere. Contributor OCSE nel 2012, oggi è Global Strategist per l'asset management di una banca italiana.

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