Rimborsi e gogne

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gogna

E così anche le due ex popolari venete, disastrate da anni di mala gestio, hanno pubblicizzato ieri a Padova lo schema di Offerta di Transazione per ristorare almeno in parte i propri azionisti.
9€ ad azione e il 15% (fra i 4,5 e i 6 € ad azione) rispettivamente per Popolare di Vicenza e Veneto Banca, le cui quotazioni volavano un tempo fino a 60 e oltre 30 euro, ma sappiamo bene che erano valori non di mercato per quel fenomeno assolutamente legale ma in palese conflitto di interessi secondo cui i vertici di entrambe le aziende davano loro la valorizzazione del titolo in base ad attivi artificiosamente gonfiati dalla assenza o dai ritardi nella classificazione a credito problematico e deteriorato di molte poste di bilancio.

Perché il piano di rilancio possa funzionare e le due banche ritornare sul mercato serve fare piazza pulita delle possibili cause legali miliardarie che possano in futuro nuovamente uccidere le due banche. Per questo l’Offerta sarà valida solo se aderirà l’80% complessivo del capitale, togliendo quegli investitori istituzionali o ingeriti nella amministrazione di una delle banche, oppure azionisti da oltre 10 anni.
Detto così, lo schema di ristoro sembra un poco migliore di quello “a pioggia” del Monte dei Paschi.
Si obietta però che se sia difficile comprendere e valutare obiettivamente un investimento complesso e esotico come una obbligazione subordinata, sia però noto a tutti, sprovveduti e non, che una azione sia il massimo del rischio.
La domanda segue a ruota:

perché tu azionista che hai volontariamente deciso di sopportare i rischi imprenditoriali pretendi un risarcimento?

Qui entrano in campo tanti fattori, che dimostrano solo la mala gestione delle due banche: il falso in bilancio o la rappresentazione distorta e non veritiera degli effettivi valori degli attivi, che avrebbero distorto la corretta allocazione dei capitali; in secondo luogo la lunga tradizione dei c.d. finanziamenti baciati, mutui concessi solo dietro finanziamento dell’acquisto di azioni bancarie, magari poi messe a pegno dello stesso prestito.

Storie del genere ne abbiamo sentite a centinaia.
Pertanto, le ragioni di un ristoro ci stanno. Poi possiamo discutere se il 15% sia una cifra adeguata. Sembra che di più avrebbe affondato le due banche già a corto di fiato e liquidità, bisognose di altre iniezioni di capitali.
Arriviamo quindi al paradosso che già avevamo visto in MPS: un bail-in mascherato da trappola del prigioniero.

Se gli azionisti in grande massa aderiscono e ingoiano il rospo di rimborsi modesti e rinuncia a future azioni legali, allora le due banche si salvano; se non aderiscono allora potrebbero provare la strada di una causa civile e sperare in rimborsi integrali dalla liquidazione delle banche, salvo che queste nel frattempo non facciano kaputt, magari proprio a causa tua.
In questo scenario si aggiunge la recente esperienza di MPS e del d.l. salva-risparmio: penso di conoscere abbastanza la psicologia del piccolo risparmiatore e asserire che già nella sua mente si attende un intervento pubblico e un rimborso integrale.

D’altronde, perché gli investitori del Monte sì e i veneti no?!

Aspettiamoci pure dichiarazioni del genere, condite dalla retorica della banca del partito.
La domanda diventa quindi: ma le due banche venete sono considerabili “sistemiche” e quindi ricadere nell’applicazione del decreto di ricapitalizzazione pubblica precauzionale?
Già a suo tempo più di qualcuno sostenne che non lo fossero, ma magari il fatto di trovarsi entrambe nel ricco NordEst farà cambiare ipinione…

Per ora rimaniamo alla finestra, in attesa del verdetto del mercato e degli azionisti turlupinati, che ci attendiamo finirà esattamente come le mancate Ipo primaverili e l’iniziale offerta del MPS, aprendo così la porta alle discussioni su un intervento pubblico.
Poi li voglio vedere gli imprenditori veneti a finire sulla lista dei 100 debitori.

E questo ci porta al secondo argomento. Patuelli, presidente ABI e – lo veniamo a scoprire con un brivido – nuovo Zorro de noantri, ha lanciato il suo endorsement per la pubblicazione della lista dei 100 debitori insolventi di MPS.
Risibili le sue motivazioni, che vanno dal mendacio bancario alla necessità di trasparenza nell’utilizzo dei fondi pubblici
, una ratatuille dove sta dentro tutto.

Ci sono diversi elementi che mi inquietano e irritano in questa richiesta.
Intanto bisogna capire cosa si intenda per “insolvenza”. Ci sono diversi gradi di problematicità di un prestito, che non passa dall’oggi al domani da bonis a sofferenza, ma nella quasi totalità dei casi avanza lentamente lungo un percorso fatto di segnali sempre crescenti di criticità, affiancati da interventi sanatori della banca (ristrutturazione finanziaria e patrimoniale, rinegoziazione contrattuali o delle condizioni, ricerca di ulteriori garanzie eccetera). In genere possono passare anni dalla prima emersione di criticità fino alla scelta di passare a perdite o stralcio parziale la posizione, tempo nel quale la stessa azienda magari entra e esce dal circuito, spesso perché shit happens e basta che il mercato sia in crisi e anche le migliori intenzioni e promesse diventano obsolete.

Si consideri poi la questione da un’altra visuale: esposizioni ingenti riferibili a imprese di grandi dimensioni significa che i debitori insolventi sarebbero datori di lavoro di centinaia, potenzialmente migliaia di famiglie comprendendo eventuali indotti che da essa dipendono.
Chi ha lavorato in banca sa bene che accanto a valutazioni di pura contabilità va sempre fatta una analisi di sostenibilità di interventi più drastici che potrebbero mettere migliaia di lavoratori per strada.
Poi, se vogliamo menarcela che la banca decida di “tirare lungo” per sperare in un tavolo di concertazione presso il Ministero dello Sviluppo, dal quale emergano possibilmente aiutini pubblici o una adeguata moral suasion per sbloccare certe situazioni, ci si accomodi, ma fa sempre parte del processo alle intenzioni.

Ma i paladini di questa campagna moralizzatrice ci confortano: colpiremo solo le insolvenze cattive, gli insolventi buoni sono salvi.
Questa frase mi lascia ancor più perplesso. Cercare di determinare il grado di bontà/cattiveria del debitore insolvente è continuare a fare il processo alle intenzioni. Poiché immagino staremmo parlando di grandissime esposizioni problematiche, riferibili ad aziende quotate, con obbligo di pubblicazione periodica dei bilanci nonchè dotate di collegio sindacale e società di revisione e certificazione, penso possiamo concludere che ben presto nella lista finiranno centinaia di impiegati della direzione Concessione Crediti e/o Gestione Crediti.
Non che io sia contrario ad un profondo riesame di coscienza da parte delle banche relativamente all’efficacia e efficienza delle sue funzioni core business, quel che mi lascia perplesso è il clima moralizzatore e intimidatorio che si sta creando attorno all’argomento.

Se non avessimo avuto Mani Pulite e Tangentopoli e le varie vicende giudiziarie degli ultimi 30 anni forse penserei diversamente.

.

Però viviamo in un paese che non ha voglia né pazienza di capire i dettagli, continuamente proteso alla ricerca di un colpevole o meglio di un capro espiatorio, piuttosto che fare autocritica, pronto a sbattere il mostro in prima pagina salvo poi a distanza di anni e fango gettato, accorgersi che il diavolo non era così brutto e magari ristorarne la dignità persa da anni di gogna sulle prime pagine, dedicandogli uno scarno trafiletto di rettifica, magari fra i necrologi.

Come finirà? Temo che qualcosa verrà dato in pasto alla folla sbavante: nessun partito vuole perdere il carro della azione moralizzatrice per la trasparenza bancaria, e non si scorgono statisti in grado di riportare il buon senso in paese. Ma molto più probabilmente, a breve con le elezioni in mezza Europa, saremo liberati dal peso di questo argomento.
Qualcuno tolga il tappo alla LePen, necessitiamo di qualche distrazione costruttiva.

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Banchiere Cannibale

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2 commenti su “Rimborsi e gogne

  1. Ricci il said:

    Per esperienza,fortunatamente indiretta posso dire che quando la banca propone questi titoli o simili al piccolo risparmiatore, che naturalmente non sa neppure di cosa si stia parlando, viene sottolineato il concetto che l’ente di emissione è un ente noto, e che i titoli in caso di bisogno possono essere rivenduti in qualsiasi momento. Peccato che ci si dimentichi di dire ” al prezzo di mercato al momento della vendita” creando la falsa illusione che il valore del titolo sia confermato nel tempo.

  2. Banchiere Cannibale il said:

    Questa sfortunata esperienza della vendita in filiale è comune a decine di migliaia di piccoli risparmiatori, e da la misura della poca trasparenza e spesso della stessa incapacità dei bancari di trasmettere educazione finanziaria e concetti chiari.
    Comunque, guardi che quanto lei scrive vale per ogni titolo obbligazionario, dal btp al subordinato.

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