La ripresa in Europa? Una passeggiata di salute

Tempo stimato di lettura: 3 minuti

passeggiata

Per fortuna in Europa sta arrivando la ripresa. E grazie alla ripresa possiamo salutare i dati che ieri il sito dell’Eurostat ha pubblicato con fiducia e speranza. Si, perchè secondo loro la situazione delle finanze pubbliche è in via di miglioramento. Siamo coerenti. Ma quando mai!!! Certo, qualcuno sta godendo di veri e proprio momenti di gloria. Ma altri paesi si stanno muovendo nel limbo più cupo.

Il tutto, ovviamente, va poi a mettere a nudo la straordinaria incoerenza (secondo il mio punto di vista) tra quanto vediamo nella realtà oggi, in particolar modo sui mercati finanziari, e quanto invece rappresenta la realtà dei fatti.
Inutile dirlo, se in Eurozona non ci fosse una BCE che oggi funge da garante in un sistema assolutamente disequilibrato, lo scenario sarebbe molto diverso.
Intanto leggiamo i dati usciti nelle ultime ore e commentiamoli insieme dal sito Euronews. 

Complessivamente le finanze pubbliche europee sono migliorate nel 2013, segno di un lento ma progressivo incedere della ripresa.

Parlare di miglioramento delle finanze pubbliche non è certo corretto, in quanto chi era debole, oggi lo è ancora di più. In altri termini, si stanno dilatando le distanze tra l’Europa “core”, o forte, e l’Europa più debole, ovvero quella periferica. Se questo è un sinonimo di miglioramento delle finanze pubbliche, beh, siamo veramente a posto!

Il disavanzo medio nell’Eurozona (la differenza tra entrate e uscite in rapporto al Prodotto interno lordo) è calato al 3% ed è sceso anche quello dell’Unione Europea nel suo complesso (3,3%).

Questo è il frutto dell’austerity, Ma quanti di questi paesi oggi, per restare all’interno di certi parametri, stanno uccidendo definitivamente la propria economia? Guardate alla Grecia (estremizzando). Il rapporto debito PIL, malgrado le lodi comunitarie, è sempre più catastrofico in quanto, oltre alla spesa, agli interessi e quant’altro, occorre fare i conti anche con il forte rallentamento del prodotto interno lordo, il che significa un’economia in forte recessione. E questo l’UE lo tiene in considerazione, oppure NON fa comodo dichiararlo e allora va bene così?

Ma il quadro dipinto è fatto inevitabilmente di Paesi più e meno virtuosi, con i primi capitanati dalla solita Germania, in pareggio di bilancio, e i secondi guidati da Slovenia (14,7%), Grecia (12,7%), Irlanda (7,2%) e Spagna (7,1%).

Meno male che almeno questo lo ammettono…

Se si guarda al debito pubblico, formato dall’accumulazione dei vari deficit nel tempo, il discorso però cambia e l’eredità della crisi è ben visibile. Nell’Eurozona è salito al 92.6%, ben oltre il parametro di Maastricht del 60%, mentre nell’Unione europea ha raggiunto l’87,1%.

Questa frase contraddice in modo inequivocabile quella di apertura. E questo sarebbe un sistema economico più stabile? E nessuno prende finalmente atto del fatto che i parametri di Maastricht sono “obsoleti” e devono essere rinegoziati? Inoltre, a livello comunitario, perché non si prende coscienza del fatto che in rapporto debito/PIL al 92.6% è gestibile, mentre alcune situazioni prese singolarmente, sono già ora ingestibili (Grecia in primis) e ben presto molte altre lo saranno (Portogallo, Spagna, Italia e…Francia)?

A guidare la classifica, in questo caso, rimane salda in prima posizione la Grecia, con un debito che rappresenta oltre il 175% del Pil.

Beh, sulla Grecia ho già scritto molto in passato, Riprendetevi questo post. Sarà vera gloria? Finchè si tiene in piedi il bluff…

Ma in termini assoluti il Paese che svetta di più è sicuramente l’Italia, terza economia della zona euro. Secondo i dati del governo, il debito si attesta a oltre 2.069 miliardi di euro, il 132,6% del Pil, in crescita di oltre cinque punti percentuali rispetto al 2012. Pur gravata da tale fardello, Roma può comunque rivendicare di aver mantenuto il disavanzo al 3% sia nel 2012 che nel 2013.

Grazie per i complimenti presi per il deficit al 3%. Ma a quale prezzo? E soprattutto quanto ci costerà in termini di perdita di PIL questo sacrificio in futuro?

Discorso diverso per la Francia, nonostante i due anni di proroga ricevuti dalla Commissione europea. Il disavanzo ha toccato il 4,3%, oltre il 4,1% messo in conto da Parigi, ancora oggi in difficoltà nel tagliare le ingenti spese per la protezione sociale.

Eccovi un esempio di un paese che voleva dominare con la Germania (ve lo ricordate il duetto Merkozy?) e che oggi sta diventando un “periferico”: e per certi versi (per noi) è un bene perché dà maggior voce e forza ad un movimento che deve portare al rifacimento/rinegoziazione dei parametri di Maastricht.

L’Europa così non ha più senso. Deve essere RIFATTA. E se mi chiedete: allora perché non uscire dal’Europa e dall’Euro? Bene, sappiate che, ovvio, l’argomento è spinosissimo ma ben presto scriverò qualcosa sull’argomento anche se già in passato tanto è già stato detto. Ma ricordatevi. Il nostro grande problema è il debito. E, cosa da non sottovalutare, il fatto che molto di questo debito rischia di non potersi trasformare (come invece i NoEuro sostengono) automaticamente in Lire. E vi spiegherò perché.

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Danilo DT

Danilo Rambaudi, alias Dream Theater, è un operatore finanziario dal 1995. Asset Allocation Manager, collabora con istituzioni finanziarie e siti finanziari italiani e non, nell'ambito dell'analisi e della ricerca. Analista tecnico, ma anche padre e marito (e a volte se ne dimentica).
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Un commento su “La ripresa in Europa? Una passeggiata di salute

  1. Eurostat più che fiducia e speranza ha una certezza contabile.

    Nel 2015 la ripresa, non necessariamente reale, sarà certa ed ha un nome:

    ESA2010 EUROPEAN SYSTEM OF ACCOUNTS

    “… in EU GDP according to ESA 95 … we should consider that the
    weighted average impact of 2.4% in Europe

    http://epp.eurostat.ec.europa.eu/portal/page/portal/esa_2010/documents/Memo_ESA_2010.pdf

    o se preferite SEC2010

    ” … Sì, ci saranno effetti significativi. Il 16 gennaio la Commissione europea ha fornito una prima stima degli effetti sul Pil connessi al passaggio al nuovo Sistema dei conti nazionali. Tale stima, basata su elaborazioni del tutto preliminari e provvisorie, valuta l’impatto medio sul livello del Pil europeo a +2,4%, su quello italiano fra +1 e +2%. …”

    http://www.istat.it/it/archivio/113139#6

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